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Esteri
Turchia, Erdogan vince a metà. Passa la svolta presidenzialista

Voleva vincerlo a tutti i costi il referendum sul presidenzialismo, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Lo ha dimostrato tenendo piu' di 40 comizi in due mesi, mettendo la faccia su centinaia di migliaia di manifesti che hanno tappezzato tutto il Paese, invadendo televisioni con spot a favore del 'si' a dir poco martellanti. E alla fine vittoria e' stata, seppur risicatissima, di misura (51,30% i si e 48,70 i no), eppure mai in discussione sin dai primi momenti dello spoglio. L'opposizione dei kemalisti del Chp ed i curdi dell'Hdp hanno annunciato la presentazione di ricorsi per brogli, denunciando che sono state contate anche schede non vidimate dalla commissione elettorale Ysk. I numeri presentanto una contraddizione solo apparente, perche' i primi risulta un ad arrivare sono stati quelli delle campagne, delle aree rurali, delle citta' piu' piccole dell'Anatolia centrale dove il presidente e' rais e sultano. Il recupero del 'no' inizia lento e inesorabile man mano che arrivano i dati delle quattro principali citta': Ankara, Istanbul, Smirne e Antalya. Il fronte del presidente perde nella capitale e nella metropoli sul Bosforo, ed e' la prima volta in assoluto, e se la sconfitta di Smirne non stupisce il sorpasso del 'no' ad Antalya, centro turistico del Paese e' un dato su cui Erdogan avra' di che riflettere. Voleva il presidenzialismo e presidenzialismo sara', ma Erdogan non sara' soddisfatto di una "vittoria mutilata", che gli consegna nelle mani un Paese sempre piu' diviso. 

Turchia, ecco che cosa prevede la riforma costituzionale di Erdogan

La riforma Costituzionale oggetto del referendum in Turchia aumenta notevolmente i poteri del Presidente della Repubblica e restringe quelli del Parlamento. Se vince il sì, il presidente in carica, Recep Tayyip Erdogan, uscirà notevolmente rafforzato e potrà, in teoria, continuare a rimanere al potere fino al 2029. L'esecutivo sarà totalmente concentrato nelle mani del presidente e sparirà la figura del premier. Per gli avversari il nuovo sistema non avrà alcun contrappeso, aprendo la strada a un regime autocratico.

Capo dello Stato: sarà eletto direttamente dal popolo, come sancito dal referendum costituzionale del settembre 2010; e acquisisce tutti i poteri esecutivi fino ad oggi attribuiti al premier. Il nuovo capo dello Stato avrà l'autorità per proporre leggi e rimettere al Parlamento disegni di legge chiedendone la revisione e, qualora sorgano dubbi di costituzionalità, chiedere la pronuncia da parte della Corte Costituzionale. Il presidente della Repubblica acquisisce la funzione di nomina e destituzione di vicepresidenti, ministri e funzionari governativi, ma soprattutto il potere di emettere decreti legislativi su argomenti normalmente di competenza del governo, con l'esclusione di materie relative a libertà fondamentali e diritti civili e politici. Il presidente potrà mantenere il legame con il proprio partito di provenienza, nel caso di Erdogan il partito della Giustizia e Sviluppo (Akp), legame che attualmente deve essere troncato a favore di un giuramento di totale imparzialità. In caso di stato di emergenza, il presidente della Repubblica potrà anche proporre la sospensione o la limitazione di diritti civili e libertà fondamentali.

Parlamento: viene ridimensionato il ruolo di controllo che il Parlamento esercita su governo e presidente, potrà solo richiedere informazioni, indire riunioni per discutere le azioni dell'esecutivo e del capo dello Stato, potrà sollecitare risposte da parte dei singoli ministri con domande poste per iscritto. Viene abolita la mozione di sfiducia del Parlamento nei confronti di presidente ed esecutivo. Se il referendum dovesse confermare la riforma, Erdogan avrebbe buone chance di diventare il politico più longevo della storia della Turchia superando anche il padre della patria Mustafa Kemal Ataturk. L'entrata in vigore della nuova costituzione nel 2019 azzererà il primo mandato del presidente consentendogli di restare in sella fino al 2029. Orizzonte esteso al 2034 in caso di scioglimento anticipato del Parlamento.

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erdogan turchia referendum
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