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Ucraina sotto attacco: droni russi ai massimi storici e blackout diffusi. Tusk: “Il piano di Putin si sta avverando”

Tra raid energetici e minacce ai beni congelati, il Cremlino definisce la Nato un nemico e sbarra la strada alle ambizioni di Erevan

Ucraina sotto attacco: droni russi ai massimi storici e blackout diffusi. Tusk: “Il piano di Putin si sta avverando”

Droni record e minacce sui fondi congelati: Mosca alza il tiro. Putin all’Armenia: “Impossibile stare con noi e con l’UE”

Secondo i dati analizzati dall’agenzia France-Presse, il mese di marzo ha registrato un’offensiva russa senza precedenti, caratterizzata dall’impiego massiccio di droni a lungo raggio. Con ben 6.462 velivoli lanciati (un balzo del 28% rispetto a febbraio), Mosca ha intensificato la pressione su Kiev proprio mentre l’attenzione internazionale è parzialmente rivolta al Medio Oriente. Nonostante la difesa aerea ucraina dichiari di aver intercettato il 90% delle minacce, i raid hanno colpito duramente centri civili e patrimoni Unesco come Leopoli. Mentre il Cremlino ribadisce di colpire solo “infrastrutture militari e industriali”, l’ultima ondata di droni ha seguito il secco rifiuto russo alla proposta di tregua pasquale avanzata da Zelensky.

Giornalisti ucraini sotto il fuoco nel Dnipro

La pericolosità del lavoro d’informazione al fronte è stata confermata lo scorso 30 marzo, quando una squadra della radiotelevisione Suspilne è finita sotto il tiro dei mortai a Kapulivka. Kateryna Lysyuk, responsabile della redazione, ha spiegato che lo spostamento della linea del fronte rende ogni spostamento un rischio calcolato: “Non è la prima volta che le nostre troupe vengono colpite dai bombardamenti […] i nostri collaboratori hanno tutto l’equipaggiamento necessario […] seguono regolarmente corsi di primo soccorso”. Il reporter Roman Mykhalchuk ha descritto i momenti di terrore quando un proiettile è esploso a pochi metri: “Abbiamo sentito il sibilo di un proiettile che ha colpito in mezzo alla strada a circa 100 metri da noi. Non c’era modo di nascondersi immediatamente”. Fortunatamente, l’episodio non ha causato vittime.

Quattro anni dalla liberazione di Kiev e il monito di Tusk

Ricorrono in questi giorni i quattro anni dal ritiro delle truppe russe dalla regione di Kiev, una ritirata che Ukrinform descrive come la fine di un periodo di atrocità: “l’occupazione è stata caratterizzata da un terrore di massa contro i civili”. Sebbene la liberazione di Bucha e Irpin resti il primo vero successo militare ucraino, il premier polacco Donald Tusk avverte su X che la coesione occidentale è a rischio. Tra i veti di Orbán e le crepe nella NATO, Tusk sottolinea che la situazione attuale “sembra proprio il piano ideale di Putin”.

Il Cremlino alza i toni contro la NATO e “avverte” l’Armenia

Sul fronte diplomatico, il portavoce Dmitry Peskov ha definito ufficialmente la NATO come un nemico giurato: “Si tratta di un’alleanza a noi ostile, è un’alleanza che ci considera un nemico e intraprende azioni corrispondenti di natura ostile. Ecco come ci poniamo nei confronti di questa alleanza”. Parallelamente, Vladimir Putin ha lanciato un ultimatum all’Armenia riguardo alle sue ambizioni europee, chiarendo che “è impossibile far parte di un’unione doganale sia con l’Ue che con l’Unione Economica Eurasiatica”. Nonostante il premier Pashinyan tenti una difficile mediazione affermando che “i legami con la Russia sono molto profondi e importanti per noi”, Mosca ha ricordato che Erevan gode attualmente di tariffe energetiche privilegiate non garantite dall’Occidente.

Infrastrutture energetiche nel mirino e lo scontro sui beni congelati

Gli ultimi raid notturni hanno messo in ginocchio la rete elettrica ucraina: su 172 droni lanciati, 147 sono stati abbattuti, ma i restanti hanno provocato blackout diffusi da Kharkiv a Odessa. Nel frattempo, da Mosca arriva una minaccia economica rivolta all’UE per l’uso dei capitali russi sequestrati. Vyacheslav Volodin, presidente della Duma, ha avvertito duramente Kaja Kallas e i vertici europei: “Tutti coloro che sono coinvolti in questa vicenda, compresa Kallas, finiranno per indebitarsi. Se qualche funzionario europeo pensa che questa sia una minaccia, ha ragione”. Secondo Volodin, i fondi sottratti illecitamente dovranno essere restituiti con i dovuti interessi.

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