Un rapporto di un’Agenzia di intelligence europea, i cui contenuti sono stati resi noti dalla CNN e successivamente ripresi da altri media internazionali prima dell’81ª celebrazione del Giorno della Vittoria, il 9 maggio 2026, avanza specifiche asserzioni riguardanti la precarietà della leadership e presunti timori del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, di essere assassinato tramite attacchi di droni ucraini o per un colpo di Stato.
Secondo le informazioni contenute in quel report, la permanenza prolungata del presidente Putin in bunker sotterranei nel territorio di Krasnodar invece che nelle dacie presidenziali di Mosca o Valdai, l’imposizione di rigidi protocolli di sicurezza che vietano a tutto il personale, soprattutto cuochi, guardie del corpo e autisti di utilizzare i mezzi pubblici o i telefoni cellulari personali, dimostrerebbero chiari timori di attentati contro la sua persona.
Inoltre, la drastica riduzione della sua partecipazione agli eventi pubblici a partire dal mese di gennaio 2026 rispetto ai precedenti anni, le sempre più restrittive misure di sicurezza dovute al sospetto di sorveglianza elettronica da parte di Servizi segreti stranieri, modellata su precedenti del Mossad, l’allocazione di tutto il suo tempo esclusivamente alle questioni del conflitto ucraino con conseguente trascuratezza della politica interna e il crescente malcontento tra gli alti vertici militari, rappresentano degli evidenti segnali di indebolimento della leadership del presidente Putin che avrebbero fatto riemergere i conflitti interni al Cremlino.
Nonostante la narrazione occidentale individui in “Putin” l’unico responsabile politico della mai dichiarata guerra contro l’Ucraina, il processo decisionale al Cremlino è fortemente influenzato da quattro diversi gruppi di potere nati dal KGB i quali, anche se portatori di interessi diversi e a volte ostili tra loro, tutt’oggi gestiscono il potere in tutte le 15 ex repubbliche sovietiche e nell’Europa dell’Est dove sono ancora forti i collegamenti con politici e poteri economici. Per questi potentissimi agglomerati di interessi e per la stragrande maggioranza dei cittadini della Federazione Russa, l’Unione Sovietica è ancora viva, in un certo senso…
Le quattro fazioni discendenti dal comune progenitore KGB che dal 12 giugno 1991 governano la Federazione Russa sono quelle di: “Pietroburgo” (rappresentata dal presidente Putin); “Mosca” (che era la più potente perché rappresenta i militari, e probabilmente ancora capeggiata dall’ex ministro della Difesa Shoigu); “Famiglia” (rappresentata dall’ex presidente della Federazione Dmitry Medvedev, oggi vicepresidente del Consiglio per la sicurezza nazionale, e falco della guerra); la quarta fazione è quella del generale Alexander Korzhakov, ex agente segreto sovietico.
Korzhakov è un ex generale russo del KGB che è stato guardia del corpo, confidente e consigliere di Boris Yeltsin per undici anni. È stato membro del gruppo parlamentare “Patria-Tutta la Russia” e vicepresidente della Commissione Difesa della Duma di Stato. Korzhakov A.V. è stato membro del Gruppo interparlamentare della Federazione Russa per le relazioni con la Repubblica di Bielorussia, la Repubblica Ceca e il Regno di Norvegia.
Sono tutti soci fondatori ed esponenti di spicco del Partito di maggioranza assoluta “Russia Unita”, costituito il 1° dicembre 2001 dalla confluenza di due distinti soggetti politici: Patria – Tutta la Russia – movimento lanciato il 19 novembre 1998 dal sindaco di Mosca Jurij Lužkov, e Unità – Partito fondato il 3 ottobre 1999 per sostenere il presidente della Federazione Russa Boris Yeltsine poco tempo dopo il suo successore in pectore Vladimir Putin.
Gruppi di potere nati dai Servizi segreti sovietici costituiti nel territorio della Germania orientale occupata nel 1945 dal servizio estero del KGB, poi diventato Ministero della sicurezza dello Stato, noto anche con l’acronimo MGB. Originariamente queste “correnti” erano due, poi diventate quattro e oggi rappresentano le colonne portanti del partito Russia Unita che forte dei suoi consensi occupa la stragrande maggioranza dei seggi alla Duma e al Consiglio Federale.
Un’organizzazione dello Stato nata dalla “Direzione Generale Sovietica della Maskirovka Strategica” (GUSM) e che ha permesso all’allora sconosciuta spia – Vladimir Putin – rimasta disoccupata dopo la caduta del muro di Berlino, di essere nominato capo della fazione di Pietroburgo. L’impossibilità delle due più forti fazioni di Mosca di imporre un proprio rappresentante alla guida della Russia, portò al compromesso di far nominare Primo ministro il capo della corrente più debole, lo sconosciuto funzionario del KGB Vladimir Putin, per farlo subito dopo eleggere presidente al posto del dimissionario Yeltsin.
Da allora, il presidente Vladimir Putin ha eccelso nel portare avanti la Maskirovka, il cui obiettivo principale è quello di (ri)costituire una versione moderna e tecnologica dell’URSS, ricostruendo le capacità di influenza strategica della Russia attraverso una aggressiva politica basata sulla guerra cinetica e ibrida, potenziando la disinformazione, l’uso geopolitico delle risorse energetiche, l’accesso illimitato al denaro e l’influenza strategica sulle “élite” occidentali.
Possibilità di un regime change?
Il fallimento strategico dell’”Operazione Militare Speciale” in Ucraina ha fatto saltare ogni equilibrio interno ed esterno, minando gli accordi tra le fazioni dominanti al Cremlino e dando spazio a diffidenza e tensioni tra il presidente russo e i membri della sua cerchia originaria.
Sospetti culminati in potenziali rischi di colpo di Stato, addirittura legati al suo amico di lunga data Sergei Shoigu, ex ministro della Difesa rimosso per i negativi esiti della guerra in Ucraina e nominato segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa. Sfiducia e tensioni che nei quattro anni dell’Operazione Militare Speciale hanno provocato destituzioni e arresti, alimentando le speculazioni su un possibile regime change, anche se al momento, sembrano scarse le possibilità di una rivoluzione di palazzo, anche per i rapporti esclusivi che legano il presidente Putin al suo omologo statunitense Trump.
Le indiscrezioni contenute nel report citato dalla CNN descriverebbero un presidente Putin isolazionista con tratti comportamentali di stampo stalinista, provocati da timori che fanno riferimento a episodi specifici come l’attacco con droni nella regione di Valdai del dicembre 2025 e l’attentato con autobomba a Mosca del marzo 2026 che uccise Fanil Sarvarov (capo dell’addestramento operativo dello Stato Maggiore). Tensioni che ipotizzano violazioni a livello di élite degli accordi di tacita protezione reciproca, esemplificate dall’arresto di Ruslan Tsalikov (ex vice di Shoigu) il 5 marzo 2026, raggiungendo l’apice in descrizioni di un processo decisionale del presidente Putin guidato da paranoia psicopatica che mina la visibilità istituzionale e la tenuta del potere in vista della commemorazione nazionale.
Analisi del sentimento interno del sostegno pubblico russo alla leadership del Cremlino
L’architettura del sentimento popolare della Federazione Russa viene ricostruita con precisione attraverso i principali archivi analitici gestiti dal Centro di Ricerca sull’Opinione Pubblica di tutta la Russia: VTsIOM il Centro di ricerca sull’opinione pubblica panrusso (fino al 1992 panrusso) è la più antica e nota società russa specializzata in sondaggi d’opinione.Le sue pubblicazioni settimanali costituiscono la base statistica designata dal governo per il monitoraggio degli indicatori di fiducia e approvazione tra la popolazione nazionale. Questi risultati derivano da campioni rappresentativi a livello nazionale, ottenuti mediante protocolli di campionamento casuale stratificato conformi agli standard statistici federali, che incorporano metodologie di intervista faccia a faccia nei distretti federali, per garantire la robustezza metodologica e minimizzare le distorsioni del campionamento. Il recente sondaggio del VCIOM Рейтинги Президента, Правительства и политических партий – ВЦИОМ – 24 aprile 2026, documenta che il capo del Cremlino Vladimir Putin gode della fiducia esplicita del 71,0% dei cittadini russi intervistati e dell’approvazione del 65,6% per il suo operato come presidente della Federazione Russa, stabilendo una base di maggioranza stabile che persiste all’interno della fascia storica post-2022, nonostante le documentate diminuzioni del consenso. Questo dato quantitativo inquadra il livello del sentiment indipendentemente da qualsiasi vettore operativo o cerimoniale, concentrandosi esclusivamente sui repository di sondaggi longitudinali che catturano percezioni a livello di cittadino attraverso la cattura empirica diretta.
Il sondaggio del 24 aprile 2026 delinea ulteriormente un lieve decremento settimanale di 1,0 punto percentuale nella fiducia (dal 72,0% del periodo precedente) e di 1,1 punti percentuali nell’approvazione (dal 66,7%), andamenti che si inseriscono in una più ampia sequenza di sette settimane di lievi aggiustamenti lineari osservabili nei precedenti cicli analitici. I comunicati precedenti forniscono punti di riferimento cronologici più precisi: il rapporto del 10 aprile 2026 registra una fiducia del 73,8% e un’approvazione del 67,8%; il rapporto del 3 aprile 2026 registra una fiducia del 74,6% e un’approvazione del 70,1%; il rapporto del 27 marzo 2026 mostra una fiducia del 75,0% e un’approvazione del 70,1%; e il rapporto del 13 marzo 2026 indica una fiducia del 77,3% e un’approvazione del 72,9%. Questi marcatori sequenziali generano un archivio di serie temporali che dimostra che le metriche del sentiment sono passate dal plateau di fiducia del 77-79% osservato alla fine di febbraio 2026 all’attuale soglia di fiducia del 71,0%, una traiettoria attribuibile alla normale varianza guidata dagli eventi, soprattutto in Ucraina, piuttosto che a una brusca rottura strutturale se vista attraverso la lente della documentazione metodologica completa del VCIOM che copre il periodo 2022-2026. Lo strumento di sondaggio stesso mantiene la coerenza nella formulazione di quesiti diretti sulla fiducia (“Ti fidi di Vladimir Putin?”) e sull’approvazione del suo operato, garantendo la comparabilità intertemporale attraverso oltre 200 rilevazioni settimanali dall’inizio dei principali eventi geopolitici.
Il quadro di riferimento del sentiment va oltre le cifre principali di fiducia e approvazione per includere valutazioni comparative di altre figure politiche e attori istituzionali, fornendo una mappa percettiva multidimensionale. I dati del 24 aprile 2026 registrano un livello di fiducia nel Primo Ministro Mikhail Mishustin pari al 53,8% (in calo di 0,8 punti), nel leader del Partito Comunista Gennady Zyuganov al 32,7% (in aumento di 2,5 punti) e in altre figure parlamentari con valori più ristretti, a dimostrazione del fatto che Vladimir Putin mantiene una posizione di centralità al vertice nella gerarchia del sentiment nazionale. Gli indicatori di sostegno ai Partiti rafforzano ulteriormente il quadro: Russia Unita registra un’intenzione di voto del 27,7% (in aumento di 0,4 punti), mentre Nuovo Popolo sale al 13,4%, un andamento che indica canali di insoddisfazione diffusi piuttosto che concentrati. Questi archivi stratificati, se sottoposti a calcoli di centralità ipergrafica, confermano il presidente come nodo dominante nella rete percettiva nazionale.
Insomma per i cittadini della Federazione Russa vale ancora l’assioma del presidente della Duma di Stato Vjaceslav Volodin: “Se c’è Putin, c’è la Russia. Se non c’è Putin, non c’è la Russia”.
Ovviamente, bisogna valutare questi sondaggi rispetto al contesto in cui si svolgono, e cioè in seno a un regime dove il minimo dissenso politico nei confronti del presidente o della guerra in Ucraina possono portare al carcere con pene detentive fino a 15 anni, o “essere suicidati” attraverso le più disparate cause, come cadere da una finestra o per aver bevuto un tè nel posto sbagliato.
*Direttore Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli“

