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Usa e Cina, accordo sull’intelligenza artificiale: Trump e Xi pronti a frenare la corsa agli armamenti digitali

Washington e Pechino valutano una linea diretta per gestire i pericoli dei modelli autonomi. Al vertice di maggio la decisione finale

Usa e Cina, accordo sull’intelligenza artificiale: Trump e Xi pronti a frenare la corsa agli armamenti digitali
Donald Trump e Xi Jinping

IA al vertice di Pechino: Trump e Xi Jinping uniti per disinnescare la crisi tecnologica

Washington e Pechino stanno valutando l’apertura di un tavolo di confronto formale sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo, come riportato oggi dal Wall Street Journal, è evitare che la rivalità tecnologica tra le due superpotenze degeneri in una pericolosa corsa agli armamenti digitali.

Il tema potrebbe essere inserito nell’agenda del prossimo summit di Pechino, previsto per la settimana entrante, tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping. L’avvio di questo canale ufficiale rappresenterebbe il primo vero impegno diretto dell’amministrazione Trump su questo fronte, segnando il riconoscimento di un rischio condiviso: lo sviluppo di modelli IA sempre più sofisticati potrebbe scatenare crisi globali oggi difficili da gestire per entrambi i governi.

I temi sul tavolo e i protagonisti

Sebbene l’amministrazione Biden avesse già tentato un approccio simile con risultati modesti, oggi i pericoli appaiono decisamente più marcati. Il piano allo studio prevede una serie di incontri periodici focalizzati sulle minacce più urgenti: dai sistemi militari autonomi ai modelli IA dal comportamento imprevedibile, fino ai cyber-attacchi sferrati da gruppi non statali tramite potenti strumenti open source.

Per la parte americana, il coordinamento del dossier è affidato al segretario al Tesoro Scott Bessent. Gli Stati Uniti sono ora in attesa che la Cina nomini una figura di pari livello, sebbene finora i contatti siano stati gestiti dal viceministro delle Finanze cinese Liao Min. La conferma definitiva sull’inserimento dell’IA nel programma del vertice del 14-15 maggio resta comunque nelle mani di Trump e Xi.

L’ipotesi di una “linea diretta” e le incognite

Mentre il portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, Liu Pengyu, ha confermato la disponibilità di Pechino a discutere sulla riduzione dei rischi, diversi analisti suggeriscono già soluzioni più concrete, come la creazione di una “hotline” (linea diretta) sull’intelligenza artificiale per le comunicazioni d’emergenza tra i vertici.

Tuttavia, restano forti dubbi sull’efficacia di questi strumenti. Rush Doshi, esperto della Georgetown University ed ex direttore per la Cina nel Consiglio per la sicurezza nazionale di Biden, ha spiegato al WSJ che il problema non è la creazione della linea, ma il suo effettivo utilizzo. Doshi ha ricordato come in passato Pechino non abbia risposto alle linee di crisi esistenti, come nel caso della collisione aerea del 2001 o dell’incidente del pallone spia nel 2023.

L’eredità di Kissinger e il canale non governativo

L’urgenza di un dialogo ad alto livello nasce dalla consapevolezza che l’IA ponga sfide strategiche comuni. Già nel 2023, durante la sua storica visita a Pechino per il centesimo compleanno, l’ex segretario di Stato Henry Kissinger insistette affinché l’intelligenza artificiale fosse parte integrante dei colloqui con Xi Jinping.

Come raccontato da Robert Hormats, consigliere di Kissinger, l’ex diplomatico era convinto che questo fosse un terreno ideale per trovare intese reciproche. Da quegli incontri è scaturito un canale di dialogo non governativo tuttora attivo, guidato per gli USA da Craig Mundie (ex dirigente Microsoft) e composto per la parte cinese da esponenti dell’Università Tsinghua e delle principali aziende tecnologiche del Paese.

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