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Esteri
Venezuela, si è insediata la Costituente di Maduro

L'Assemblea Costituente del Venezuela si è insediata nel Parlamento di Caracas e ha dato il via alla sua prima seduta. All'esterno, l'opposizione ha organizzato un'imponente manifestazione, ma anche i partigiani del presidente Nicolas Maduro sono in strada per difendere il regime. Dalle 9 locali, le 15 italiane, i simpatizzanti del presidente hanno iniziato a concentrarsi in almeno tre punti della capitale, quasi tutti vestiti di rosso, il colore simbolo della cosiddetta rivoluzione bolivariana.

Cade così nel vuoto l'appello rivolto da papa Francesco, che ore prima aveva chiesto, attraverso una nota della Segreteria vaticana, di sospendere "le iniziative in corso come la nuova Costituente che, anziché favorire la riconciliazione e la pace, fomentano un clima di tensione e di scontro e ipotecano il futuro. Si creino le condizioni per una soluzione negoziata". Richiesta che coincideva con quella avanzata dalla procuratrice generale del Venezuela, eLuisa Ortega Diaz, che ieri ha sollecitato il tribunale a bloccare l'insediamento dell'Assemblea Costituente, in programma oggi, dopo aver aperto un'inchiesta su presunti brogli commessi durante l'elezione del nuovo organismo, domenica scorsa.
 
Nella stessa giornata di oggi è attesa anche la marcia di protesta convocata dalle opposizioni contro la Costituente, voluta da Maduro per riscrivere la Costituzione e soprattutto svuotare di ogni prerogativa il Parlamento di cui, dopo la sconfitta alle politiche del 2015, ha perso il controllo. Il rischio di nuovi scontri con le forze di sicurezza e di nuove vittime della repressione è dunque altissimo. In questo clima di fortissima tensione, la nota redatta dalla Segreteria di Stato vaticana aveva fatto appello alle forze di sicurezza del Venezuela perché dessero "prova di moderazione" e a tutti gli attori politici e al governo del Venezuela perché "venga assicurato il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nonché della vigente Costituzione". La Santa Sede aveva espresso "profonda preoccupazione per la radicalizzazione e l'aggravamento della crisi in Venezuela, con l'aumento dei morti, dei feriti e dei detenuti" e il Papa "direttamente e tramite la Segreteria di Stato, segue da vicino tale situazione e i suoi risvolti umanitari, sociali, politici, economici ed anche spirituali e assicura la sua costante preghiera per il Paese e tutti i venezuelani".
 

La procuratrice Ortega era stata citata dal presidente Nicolas Maduro tra i "nemici da schiacciare" nel suo primo discorso successivo all'elezione della Costituente. L'opposizione, che ha boicottato il voto, ha accusato il governo di aver gonfiato il dato sull'affluenza al 42%. L'ufficio di Luisa Ortega Diaz, ex fedelissima di Hugo Chavez ma in rotta di collisione con l'erede Maduro, ha depositato l'istanza "sulla base dei crimini che si sospetta siano stati commessi" durante le elezioni per la Costituente, che per la cronaca annovera tra i suoi 545 membri anche la moglie e il figlio del presidente Maduro.
 
Tra i "nemici da schiacciare" di Maduro, ovviamente anche gli oppositori politici. Per questo ha sorpreso anche la famiglia il ritorno a casa, annunciato via Twitter dalla moglie Mitzy Capriles, di Antonio Ledezma, sindaco di Caracas e leader dell'Alianza Bravo Pueblo (ABP) agli arresti domiciliari. All'alba del primo agosto era stato prelevato nella sua abitazione da agenti dei servizi venezuelani e trasferito in carcere: "Informo il Paese che da qualche minuto, a sorpresa, Antonio è stato riportato dal Sebin nella nostra residenza. Torna agli arresti domiciliari".

Mitzy Capriles ha aggiunto che, una volta a casa, "Antonio ha detto di essere ritornato con l'angoscia di sapere Leopoldo e oltre 600 prigionieri ancora dietro le sbarre". Leopoldo è Leopoldo Lopez, leader del movimento Voluntad Popular, a cui nella notte del primo agosto la polizia politica del Sebin (Servicio Bolivariano de Inteligencia Nacional) aveva riservato lo stesso trattamento: anche lui ai domiciliari, anche lui trascinato via dalla sua abitazione e portato al carcere militare di Ramo Verde.
 
La Corte Suprema aveva motivato il provvedimento con la presunta fuga pianificata da Ledezma e Lopez. Ma da fonti vicine al governo si accusavano i due leader di opposizione di aver violato le restrizioni a cui avrebbero dovuto sottostare per godere del regime dei domiciliari. In particolare, astenersi da commenti pubblici di carattere politico, soprattutto contro l'elezione dell'Assemblea Costituente.

L'esito del voto è stato criticato, contestato e apertamente disconosciuto dalla stragrande maggioranza della comunità internazionale, Ue e Italia comprese. Accanto a Maduro si sono schierati Russia, Cuba, Bolivia, El Salvador e Nicaragua. Gli Usa hanno fatto scattare le sanzioni, congelando ogni asset posseduto o riconducibile a Maduro negli Stati Uniti. E adesso il Venezuela è prossimo alla sospensione dal Mercosur, il mercato unico latino-americano, come ha rivelato una fonte del governo brasiliano. La clausola scatterà nel prossimo weekend, durante un vertice a San Paolo a cui prenderanno parte anche i ministri degli Esteri degli altri Stati membri, Argentina, Paraguay e Uruguay (Stati associati Bolivia, Cile, Perù, Colombia e Ecuador). Il Venezuela resterà fuori dell'unione doganale fino a quando la democrazia non sarà restaurata. L'Argentina, in particolare, aveva avvisato Maduro sulla possibilità di un'espulsione permanente dal Mercosur se il presidente venezuelano fosse andato avanti con la Costituente. "La situazione in Venezuela è intollerabile", ha dichiarato il ministro degli Esteri argentino Jorge Faurie da Montevideo, "per l'Argentina è chiaro che si è arrivati a un punto di rottura".

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