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New Directions: miart, but different. Trent’anni di fiera tra nuove sezioni e dialogo con la città

Dal 17 al 19 aprile a Allianz MiCo la trentesima edizione della fiera diretta da Nicola Ricciardi: 160 gallerie da 24 Paesi, nuovo layout, video d’artista, premi e un programma diffuso nelle istituzioni milanesi

New Directions: miart, but different. Trent’anni di fiera tra nuove sezioni e dialogo con la città

miart festeggia i suoi trent’anni con una nuova sede nella South Wing di Allianz MiCo e con un impianto che prova a rinnovare la fiera senza rinunciare alla sua identità. Dal 17 al 19 aprile, con preview il 16, la manifestazione diretta da Nicola Ricciardi riunisce 160 gallerie provenienti da 24 Paesi e conferma la sua caratteristica più riconoscibile: tenere insieme arte moderna e contemporanea dentro un unico percorso, che va dal primo Novecento alle ricerche più recenti.

Il titolo scelto, “New Directions“, richiama John Coltrane e usa il jazz come chiave curatoriale: non tanto come semplice citazione, quanto come modello di costruzione, variazione e dialogo tra linguaggi diversi.

Tre sezioni e un layout ripensato

La fiera si articola in tre sezioni. Emergent, curata da Attilia Fattori Franchini, resta il punto di osservazione sulle ricerche più sperimentali e coinvolge 29 gallerie, con progetti dedicati a identità, memoria, corpo, strutture sociali e crisi climatica, tra pittura, scultura, ceramica, tessile, video e fotografia.

Established raccoglie invece 111 gallerie e continua a essere l’asse portante di miart, con uno sguardo ampio che mette in relazione maestri del Novecento, artisti contemporanei e progetti legati anche al design da collezione. Qui la fiera insiste sulla sua vocazione più tipica: far convivere epoche, media e genealogie differenti, senza separazioni troppo rigide.

La novità è Established Anthology, nuova sezione che riunisce 20 gallerie internazionali attorno a progetti incentrati sul tempo, sulla memoria, sulle trasformazioni culturali e sui salti generazionali. Più che una sezione storica in senso tradizionale, è un dispositivo che prova a leggere la storia dell’arte come campo di ritorni, riscritture e riletture.

Debutta il focus sull’immagine in movimento

Tra le novità più nette dell’edizione 2026 c’è “Movements“, progetto speciale nato con lo St. Moritz Art Film Festival e curato da Stefano Rabolli Pansera. Il programma presenta 20 film di artisti rappresentati da 15 gallerie e introduce in modo più strutturato dentro miart il video e il film d’artista. Il sottotitolo, “If Music“, chiarisce la direzione: indagare il rapporto tra suono e immagine non in termini illustrativi, ma come campo percettivo, ritmico, spaziale. La rassegna è organizzata in cinque nuclei tematici e porta nella fiera un linguaggio che finora era rimasto più laterale.

Premi, acquisizioni e commissioni

Anche quest’anno miart si regge su una fitta trama di premi e collaborazioni. Torna il Fondo di Acquisizione di Fondazione Fiera Milano, da 100mila euro, destinato a incrementare la collezione della Fondazione. Si confermano poi il Premio Herno per il miglior stand, il Premio LCA Studio Legale per Emergent, il Premio Orbital Cultura-Nexi dedicato alla fotografia, la SZ CAM Sugar miart commission e il Premio Rotary Club Milano Brera per l’acquisizione di un’opera destinata al Museo del Novecento.

Tra le novità c’è l’Archivorum Publication Award, pensato per sostenere un progetto editoriale originale sviluppato da un artista con un editore indipendente. Resta anche il Premio Matteo Visconti di Modrone, legato alla Fonderia Artistica Battaglia, che offre a un artista selezionato la possibilità di realizzare un’opera con il supporto della fonderia.

Intesa Sanpaolo e il progetto su Ryman e Schifano

Il main partner resta Intesa Sanpaolo, che per questa edizione presenta “Standard/Variations”, progetto curato da Nicola Ricciardi e costruito attorno al rapporto tra pittura e jazz negli anni Sessanta. Al centro, il confronto tra Robert Ryman e Mario Schifano, con opere distribuite tra la lounge in fiera e il caveau delle Gallerie d’Italia in piazza Scala.

L’idea è leggere il jazz modale e alcune ricerche pittoriche del periodo come pratiche parallele di variazione interna alla forma. Nello spazio della fiera saranno visibili due lavori emblematici: “Analogo” del 1961 di Schifano e “Winsor 20” del 1966 di Ryman.

Le partnership fuori dal perimetro strettamente fieristico

Tra le collaborazioni più visibili c’è quella con MSGM, che ha commissionato ad Alessandro Di Pietro un’animazione site-specific per lo schermo LED outdoor della South Square di Allianz MiCo. L’opera, intitolata “Buena vista”, affronta in chiave tragicomica il tema del diritto alla casa attraverso il personaggio di “Testa di Casa”, giovane milanese con un tetto al posto della testa.

Maison Ruinart presenta invece, per la prima volta in Italia, le opere di Tadashi Kawamata nella Lounge Ruinart. Si rinnovano anche le collaborazioni con ICE, con la Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, con Radio Monte Carlo e con i partner legati all’ospitalità e alla ristorazione.

La città come estensione della fiera

Come ormai accade da anni, miart prova a estendersi oltre i padiglioni e a intrecciarsi con Milano Art Week. Il legame più evidente è quello con alcune mostre che, in modi diversi, entrano in risonanza con il tema di questa edizione. Alle Gallerie d’Italia, il progetto su Ryman e Schifano trova un secondo sviluppo nel Caveau e nella Sala Manzoni. In Triennale apre “Il ritmo dell’occhio. Don Bronstein e la scena jazz a Chicago 1953-1968”, dedicata al fotografo che documentò alcuni protagonisti del jazz americano. Al PAC arriva la prima monografica europea di Marco Fusinato, artista e musicista australiano, mentre Pirelli HangarBicocca ospita sia “The House That Jack Built” di Rirkrit Tiravanija sia “Rebecca” di Benni Bosetto, con un programma di performance il 18 aprile.

Nel fine settimana della fiera anche il Cinema Godard di Fondazione Prada propone, nella sezione #Supernova, la proiezione di “White Snail”, film presentato a Locarno nel 2025.

Una fiera che resta centrale

Più che puntare sull’effetto celebrativo dei trent’anni, miart 2026 sembra voler usare l’anniversario per ridefinire la propria struttura. La nuova sede, la sezione Established Anthology, il progetto sull’immagine in movimento e l’insistenza sul dialogo con la città indicano un tentativo di aggiornamento, senza rompere con la formula che negli anni ha distinto la manifestazione. Il risultato è una fiera che continua a rivendicare un’identità larga, cronologicamente estesa e meno compartimentata di altre, cercando di rafforzare il ruolo di Milano come snodo internazionale del sistema dell’arte.