Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Green » ANBI, Osservatorio delle Risorse Idriche: Sud mai così piovoso da decenni

ANBI, Osservatorio delle Risorse Idriche: Sud mai così piovoso da decenni

Vincenzi (ANBI): “I progetti e finanziamenti ci sono. I soggetti decisori creino le condizioni per avviare subito interventi indispensabili al futuro idrico del paese”

ANBI, Osservatorio delle Risorse Idriche: Sud mai così piovoso da decenni
Osservatorio ANBI

ANBI, Osservatorio delle Risorse Idriche: piogge record al Sud e isole, ma il Nord resta in sofferenza idrica

Le precipitazioni registrate dall’inizio dell’anno hanno interessato in maniera diffusa tutto il Mezzogiorno e le isole, con livelli che non si osservavano da decenni. A evidenziarlo è il consueto report settimanale dell’ANBI dedicato alle risorse idriche. In Sicilia, dove gli invasi hanno superato l’85% della capacità, dall’inizio dell’anno si sono accumulati circa 430 millimetri di pioggia, uno dei valori più elevati degli ultimi trent’anni. Le immagini satellitari mostrano un territorio particolarmente verde, con l’Etna ancora innevato insieme ad altre cime dell’isola e all’Aspromonte.

In Calabria, tra gennaio e marzo si sono registrate precipitazioni pari a quelle di un intero anno. La presenza di neve in quota anche nel mese di aprile garantisce riserve idriche consistenti almeno fino all’inizio dell’estate, mentre le dighe trattengono oltre il 70% di acqua in più rispetto alla media stagionale. Dopo le ultime perturbazioni, la diga del Menta ha effettuato rilasci per la prima volta dalla sua entrata in funzione.

In altri tempi, considerata la dotazione di invasi, realizzata al Sud in anni ormai lontani, l’acqua rilasciata in mare sarebbe stata considerata null’altro che un’evenienza possibile; oggi è un insostenibile spreco di risorsa di fronte alle incertezze dell’andamento meteorico, che ha già creato danni per decine di miliardi all’agricoltura italiana. I dati dimostrano quanto sia necessario incrementare le infrastrutture idrauliche del Paese ad iniziare dall’avvio del Piano Nazionale Invasi Multifunzionali”, commenta Massimo Gargano.

Siamo orgogliosi di avere inserito 266 progetti redatti da Consorzi di bonifica nel Piano Idrico Nazionale; come da tutti affermato, le risorse ci sono. Ai soggetti decisori chiediamo allora di creare le condizioni, affinché si possa celermente metterle a disposizione per avviare concretamente i lavori. Basta guardare la situazione, che si sta disegnando nel Nord del Paese, per rendersi conto dell’incertezza, che stiamo vivendo anche in campo idrico. Dobbiamo aumentare la nostra capacità di trattenere acqua sul territorio e di trasportarla laddove, se ne registri la necessità”, aggiunge Francesco Vincenzi.

In Basilicata, nei primi tre mesi dell’anno sono caduti oltre 350 millimetri di pioggia, pari a circa la metà di quanto registrato nell’intero 2025. Gli invasi di Monte Cotugno, Pertusillo, Camastra e Basentello contengono complessivamente 405,84 milioni di metri cubi d’acqua. Anche in Puglia si sono toccati livelli eccezionali: in alcune aree, in un solo mese, si sono raggiunti accumuli di circa 300 millimetri, un dato che rappresenta un record quasi novantennale, mentre i serbatoi a servizio del Tavoliere hanno superato i 293 milioni di metri cubi.

La situazione è analoga in Abruzzo, dove marzo è risultato il più piovoso degli ultimi cinquant’anni, con valori superiori anche del 300% lungo la fascia adriatica meridionale. In Molise, il ciclone di fine marzo ha provocato danni e allagamenti, portando però anche quantitativi di pioggia doppi rispetto alla norma. Piogge abbondanti e bacini colmi si registrano anche in Campania, dove crescono le portate dei fiumi Volturno, Sele e Garigliano.

In Sardegna, tra gennaio e febbraio si sono raggiunti localmente i 1300 millimetri di precipitazioni, oltre sei volte la media del periodo e un record degli ultimi sessant’anni; il livello di riempimento dei bacini supera il 94%.

Diversa la situazione nel Centro Italia. Nel Lazio, i laghi di Albano e Nemi hanno perso un centimetro in una settimana, mentre Bracciano e Bolsena hanno guadagnato due centimetri e il lago di Vico tre. Sono invece in calo le portate dei fiumi Aniene, Velino e Tevere, tornate sotto i valori medi. In Umbria, i livelli dei fiumi Chiascio, Paglia e Topino restano stabili, mentre il lago Trasimeno continua a scendere, risultando inferiore di circa un metro rispetto alla media. Nelle Marche, all’aumento dei livelli dei fiumi Potenza e Tronto si contrappone la diminuzione di Esino, Sentino e Nera.

Al Nord emergono segnali di criticità. In Toscana si registrano portate inferiori alla norma nei fiumi Serchio (-68%), Ombrone (-54%) e Arno (-52%), mentre in Liguria diminuiscono i livelli di Entella, Vara e Argentina. In Piemonte, al contrario, crescono le portate di Stura di Demonte, Tanaro e Toce, mentre in Valle d’Aosta aumenta la portata del Lys e cala quella della Dora Baltea.

I grandi laghi del Nord-Ovest mostrano nel complesso livelli in crescita, ad eccezione del Garda, in lieve flessione: il Verbano è al 100% di riempimento, il lago di Como al 51,8%, il Sebino al 49,3% e il Benaco all’82,9%. In Lombardia, l’aumento delle temperature accelera la fusione della neve, contribuendo ad ampliare un deficit già significativo nell’indice SWE (Snow Water Equivalent). Nell’ultima settimana il manto nevoso si è ridotto del 26,3% rispetto a una media del 9% nel ventennio recente; il deficit nivale complessivo raggiunge il 55,5%, mentre quello relativo alle riserve idriche si attesta al 36,9%.

In Veneto tornano a diminuire le portate dell’Adige, scese sotto i 100 metri cubi al secondo con un deficit del 42%, mentre risultano scarsi anche i flussi di Bacchiglione (-58%), Livenza (-46%) e Brenta (-29%). In Emilia-Romagna la carenza idrica interessa i corsi d’acqua appenninici: fatta eccezione per il Panaro, si registrano deficit rilevanti per Reno (-67%) e Secchia (-76%), mentre in casi come Trebbia, Enza e Santerno le portate scendono sotto i minimi storici. Infine, il fiume Po mostra un incremento dei flussi, ma nel tratto lombardo-emiliano permane un deficit significativo, pari al -28% a Pontelagoscuro.