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ANBI, Osservatorio Risorse Idriche: eventi meteo estremi in aumento in Italia

Vincenzi (ANBI): “L’Italia è uno dei Paesi con la più alta letalità dovuta ad eventi meteorici: ciò per la sua complessa morfologia accentuata però da cementificazione ed abbandono del territorio”

ANBI: secondo l’Osservatorio Risorse Idriche, in aumento gli eventi meteo estremi in Italia a conseguenza della crisi climatica

L’Italia è uno dei Paesi con la più alta letalità dovuta ad eventi meteorici: ciò per la sua complessa morfologia accentuata però da cementificazione ed abbandono del territorio, ma anche per la collocazione geografica, che ne fa un hub della crisi climatica nel bacino mediterraneo; a questo aggiungiamo una scarsa cultura idraulica. E’ stato quindi un caso fortunato che, nonostante i gravi danni causati, i violenti eventi meteo delle scorse settimane su ampie zone del Sud Italia, non abbiano provocato vittime, rimpinguando altresì le riserve idriche”: ad analizzare la preoccupante realtà è Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI.

Tali piogge sono peraltro state il frutto di una stagione di enormi contrasti meteorologici, sia a livello continentale che globale: anche a febbraio, infatti, una parte dell’Europa (Scandinavia, Paesi baltici e Russia settentrionale) registrava temperature inferiori alla media fino ad oltre 7 gradi, mentre gli Stati mediterranei e la Germania segnavano temperature fino a 3 gradi sopra la media (le acque del Mare Nostrum, che bagnano le coste italiane, erano oltre 2 gradi più calde del normale).

E’ ormai noto che tali differenze termiche sono accompagnate dai grandi rischi generati dallo scontro atmosferico tra correnti miti e gelide, esemplificati dalle centinaia di eventi estremi, registrati sull’Italia soprattutto verso le zone costiere; per questo è necessario attrezzare il territorio con nuove infrastrutture idrauliche quali invasi multifunzionali, capaci di trattenere le forti piogge, limitando i danni al territorio e creando al contempo riserve per i momenti di penuria idrica”, aggiunge Vincenzi. L’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche segnala che una certa stabilità ha caratterizzato il clima italiano nelle scorse due settimane con conseguente, repentina contrazione delle altezze idrometriche dei corpi idrici lungo la Penisola, a testimonianza di una sempre più marcata accentuazione del carattere torrentizio dei nostri corsi d’acqua.

Di fronte a questi dati non possiamo che ribadire la richiesta di un’applicazione delle normative europee sui corpi idrici che sia modulata sulle specificità territoriali, così come chiediamo alla politica italiana di approvare una legge contro l’eccessivo consumo di suolo, nonché provvedimenti atti alla permanenza di comunità attive nelle aree interne e marginali del Paese”, aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI. In Sardegna, un inizio d’anno tanto “bagnato” non lo si vedeva da molti decenni e questo ha fatto sì che anche gli invasi ormai vuoti si riempissero, in molti casi, addirittura al colmo! A fine febbraio, i volumi d’acqua raccolti ammontavano a 1757,52 milioni di metri cubi, cioè il secondo valore più alto da 16 anni e corrispondente al 95% dei volumi di riempimento autorizzati.

In Sicilia, i dati riguardanti gli invasi raccontano di come in 40 giorni le dighe siano riuscite a trattenere oltre 205 milioni di metri cubi d’acqua, consentendo ai bacini di raggiungere il 62% di riempimento. In media, a Febbraio, sull’isola sono caduti 93 millimetri di pioggia, andati a sommarsi ai mm. 183 di Gennaio. Anche in Basilicata, di settimana in settimana, si registrano costanti e cospicui avanzamenti nello stoccaggio delle riserve idriche: negli scorsi 7 giorni sono affluiti nei bacini circa 9 milioni di metri cubi d’acqua. Il maggiore tra i laghi artificiali (monte Cotugno) attualmente risulta deficitario di circa il 20%, mentre per l’invaso di Pertusillo la carenza idrica si attesta a circa 23 milioni di metri cubi pari al 19% delle sue potenzialità. I bacini San Giuliano e Camastra sono altresì praticamente pieni, con il primo che contiene acqua sufficiente a distribuire i 40 milioni di metri cubi annui, destinati all’irrigazione ed equamente distribuiti tra la Puglia e la Basilicata. Il bacino di Serra del Corvo, invece, trattiene solo mln. mc. 2,90 su un volume utile, autorizzato di circa mln. mc.17 (fonte: Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale).

In Puglia, nel Foggiano, vi sono stati miglioramenti nella condizione idrica, ma non tali da mettere al sicuro da future, ulteriori limitazioni nella distribuzione e nell’uso della risorsa stoccata. Da metà Dicembre, quando il trend di crescita è tornato ad essere positivo, l’incremento d’acqua invasata è stato pari a 70 milioni di metri cubi. Il surplus sul siccitosissimo 2025 è del 60%, ma il deficit resta ugualmente enorme (oltre mln. mc. 206 e -62% sui volumi d’invaso autorizzati), le piogge continuano ad essere insufficienti e la crescita, se confrontata col resto del Mezzogiorno, è troppo lenta (questa settimana solo 1.300.000 metri cubi in più). In Campania, il livello del fiume Garigliano decresce visibilmente. In Abruzzo, le precipitazioni di Febbraio sono state consistenti sull’Aquilano, mentre sono state scarse sulle colline di Chieti.

Il livello dell’invaso di Penne continua ad alzarsi ed attualmente il serbatoio pescarese è arrivato a contenere mln. mc. 4,70 d’acqua. Nel Lazio, purtroppo, sembra essere già concluso il momento favorevole dei laghi ai Castelli Romani (Nemi ed Albano), che dopo anni di progressivo depauperamento idrico avevano ripreso ad immagazzinare acqua: dopo le piogge copiose di Febbraio ed il conseguente innalzamento dei livelli idrometrici si cominciano a registrare nuovi arretramenti. Nel Viterbese, invece, cresce ancora l’altezza del lago di Bolsena, guadagnando ulteriori 5 centimetri. In una settimana, il flusso in alveo del fiume Tevere si è ridotto del 38%, mentre rimangono abbondanti le portate di Aniene e Velino (fonte: AUBAC). In Umbria sono decrescenti le portate fluviali con il Chiascio, che si distingue per l’ abbassamento di quasi un metro e mezzo del livello in alveo; stabile è la condizione del lago Trasimeno. Sulla regione le precipitazioni di Febbraio sono state molto abbondanti (mm.135 in media).

Nelle Marche sono in discesa le altezze idrometriche dei fiumi Potenza, Esino e Sentino, mentre gli invasi contengono mediamente il 5% in meno d’acqua rispetto allo scorso triennio. In Toscana, anche questa settimana sono scarsi i flussi nei fiumi Arno, Serchio ed Ombrone. In Liguria si abbassano i livelli idrometrici dei fiumi Vara ed Entella, mentre cresce l’Argentina. In questi giorni sono previste precipitazioni abbondanti sul versante tirrenico della Penisola e sulla regione le cumulate potrebbero superare mm. 60 tra il Genovese ed il Savonese. Nel Nord Italia si registra l’abbassamento dei livelli nei laghi Maggiore, Lario e Sebino, rispettivamente al 68%, 45,9%, 25% di riempimento; in crescita il bacino di Garda, ora pieno al 93,6%

In Valle d’Aosta è stabile la portata della Dora Baltea, mentre crescono i flussi nel torrente Lys. Le portate del fiume Po sono in calo lungo tutta l’asta: il deficit a Pontelagoscuro è del 30%. In Piemonte, dopo un Febbraio piovoso (+31%), vanno riducendosi i flussi idrici nei fiumi. La fusione nivale dovrebbe comunque garantire una buona tenuta delle portate primaverili soprattutto in quei bacini, che hanno beneficiato di maggiori precipitazioni nevose in questo avvio d’anno come i settori meridionali, occidentali e la Dora Baltea; nel frattempo le portate di Tanaro e Stura di Lanzo stanno registrando vistosi deficit idrici (rispettivamente -37% e -44%). In Lombardia tornano a ridursi le riserve idriche, a causa soprattutto delle alte temperature, che hanno favorito la precoce fusione della neve fresca, caduta a metà Febbraio, nonché l’abbassamento dei livelli dei grandi laghi: attualmente il deficit sulla media storica si attesta al 28,1% ed anche il confronto con il 2025 risulta negativo (-17,8%).

In Veneto, il mese di febbraio è stato più umido del normale con accumuli di pioggia mediamente superiori del 33% alla norma e con surplus, a livello di bacino idrografico, addirittura di +98% sul Tagliamento, +78% sul Lemene, +62% sulla pianura tra Livenza e Piave e +61% sulla Livenza! Indice SWE (Snow Water Equivalent) nella media, ma bilancio negativo delle precipitazioni nevose tra Ottobre e Febbraio sia sulle Dolomiti (-36%) che sulle Prealpi (-23%). E’ in aumento, questa settimana, la portata del fiume Adige, mentre si riduce quella di Livenza e Brenta; in generale, fatta eccezione per la Piave, i flussi di tutti i fiumi sono largamente deficitari (fonte: ARPAV). Sono infine scarse anche le portate dei fiumi appenninici dell’Emilia Romagna: Taro -66%; Enza -92%; – Secchia -84%; Secchia -73% e Savio -80%! I bacini piacentini di Molato e Mignano sono riempiti rispettivamente al 92% ed al 69,2%. “Settimana dopo settimana va disegnandosi la prevista prospettiva idrologica della prossima estate con probabili complessità nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale”, conclude il Direttore Generale di ANBI, Massimo Gargano.