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Clima, porte aperte per i migranti ambientali. L'Italia aiuta chi fugge
(fonte Lapresse)

Non esistono solo i profughi, persone costrette ad abbandonare la propria terra, il proprio paese, la patria, in seguito a eventi bellici, persecuzioni e cataclismi, bensì anche i migranti climatici. Individui che, a causa dei cambiamenti climatici, sono impossibilitate a vivere nei loro luoghi di origine. L’Italia, secondo quanto riporta Repubblica, stando alle ultime novità presenti nei decreti sicurezza varati lo scorso dicembre, aprirà loro le porte garantendo un trattamento di protezione umanitaria. Spesso la fuga è causata non solo da catastrofi naturali, come siccità e desertificazione, bensì da conflitti "umani" legati alla conquista di risorse idriche ed energetiche. 

Ambiente, 1 persona su 45 sarà un migrante ambientale

Le migrazioni ambientali, in un futuro non così lontano, saranno un tema fondamentale a cui ben badare. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati stima che, secondo quanto riporta Repubblica, entro il 2050 circa 200-250 milioni di persone si sposteranno per cause legate al cambiamento climatico. Numeri che portano a ritenere (prossimamente) “migrante ambientale” una persona su quarantacinque nel mondo.  

Le migrazioni ambientali, rivela Repubblica, derivano solitamente dalla sovrapposizione di società instabili ed ecosistemi fragili e sono al momento per lo più migrazioni interne, i cosiddetti flussi sud-sud. Le cause della partenza, nella maggior parte dei casi, non sono mai volontarie ma legate al mancato accesso alle materie di prima necessità come terra, acqua e mezzi di sussitenza. 

Ambiente, il nuovo spiraglio giuridico 

Nonostante le stime, dal punto di vista internazionale, fa sapere Repubblica, i profughi climatici sono una categoria pressoché inesistente. A oggi sono categorizzati come “migranti economici”: il loro ingresso viene preso in esame dal paese ospitante. Ma con i nuovi decreti sicurezza varati lo scorso dicembre in Italia,  qualcosa sembra che stia cambiando in positivo. Un primo, rivela Repubblica, è stato fatto: "ridisegnare il permesso di soggiorno per calamità naturale”. 

 

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