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Filiera italiana del tabacco: l’importanza degli accordi di filiera

L’Italia è il primo Paese europeo per coltivazione di tabacco. Investimenti e accordi di filiera per garantire sostenibilità nel lungo periodo.

Il Tabacco giunge in Europa solo dopo la scoperta dell’America, quando Cristoforo Colombo conobbe la pianta presso gli indigeni dell'isola di Hispaniola.  La pianta di Nicotiana tabacum è difatti nativa delle zone tropicali e subtropicali del “nuovo mondo”, ma ormai la sua coltivazione è diffusa in tutto il pianeta: nel 2005 era la Cina la maggior produttrice di tabacco globale, seguita da Brasile, India e Stati Uniti. Al nono posto della classifica si posiziona l’Italia: è infatti forse poco noto che la filiera agricola del tabacco italiano è di gran lunga la più importante d’Europa, con volumi pari a circa 50 milioni di Kg ogni anno. La coltivazione del tabacco nel nostro Paese interessa in particolar modo Umbria, Veneto, Toscana e Campania. Tra queste regioni operano migliaia di piccole e medie imprese tabacchicole e nelle fasi di coltivazione e trasformazione primaria l’intera filiera dà lavoro a oltre 50.000 addetti, il che rende la filiera del tabacco una filiera dal punto di vista economico e lavorativo.

Negli ultimi anni il quadro strutturale e produttivo della tabacchicoltura italiana ha subito degli importanti assestamenti. Infatti la filiera si è recentemente ristrutturata: il mercato è diventato più selettivo e i piccoli produttori hanno bisogno di maggiori certezze di investimento. Importanti per superare il momento di transizione sono gli accordi di filiera, che garantiscono un rapporto più sicuro, controllato e continuativo tra agricoltore e produttore e permettono lo sviluppo della filiera stessa.

Tra gli accordi di filiera che diverse aziende hanno siglato, Philip Morris Italia, come maggiore acquirente di tabacco italiano, ha previsto un notevole investimento per l’acquisto dei migliori tabacchi in foglia italiani. Oltre che con organizzazioni di imprenditori, Philip Morris ha siglato lo scorso marzo un accordo con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo, che prevede investimenti sulla filiera tabacchicola italiana fino a 500 milioni di Euro complessivi in 5 anni.

Sin dai primi anni 2000 l’azienda sostiene il settore tabacchicolo con lo scopo di sviluppare un modello innovativo di gestione agricola che ha portato alla creazione di una filiera corta il cui centro oggi è rappresentato dai coltivatori.

Contribuire al sostegno della filiera agricola è parte della rivoluzionaria trasformazione che negli ultimi anni sta caratterizzando Philip Morris, la cui mission aziendale è quella di creare un futuro senza fumo. La trasformazione dell’azienda si evidenzia in tutto il suo modo di operare e un punto centrale resta l’attenzione costante verso il territorio in cui opera.

Il modello che prevede accordi di filiera tra istituzioni, organizzazioni di imprenditori e privati, così come sta avvenendo nella filiera agricola del tabacco italiano, rappresenta un esempio prestigioso nel panorama internazionale, perché contribuisce a garantire prevedibilità commerciale, sostenibilità di lungo periodo e una migliore competitività delle produzioni.

 

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