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In libreria i sonetti di Rilke con l’introduzione di un Magris… un po’ scentrato

In libreria i sonetti di Rilke con l’introduzione di un Magris… un po’ scentrato
claudio magris ape

di Patrizia Gioia

Mi è arrivato ieri per posta dall’amico Carlo Testa il bel libro di cui qualche mese fa mi aveva parlato, la sua traduzione in versi de “I sonetti a Orfeo” ,del nostro amato Rainer Maria Rilke. Dico nostro perchè da anni, con l’appassionata amica Miriam Cipriani, abbiamo viaggiato dentro la poetica rilkiana, via via abbiamo risalito il corpo delle straordinarie Elegie duinesi, sangue e carne del poeta di Praga, che è riuscito nel rischioso compito di trasformare davvero in Rainer il suo mieloso nome Renè. L’identità non è certo un monumento da difendere, ma un movimento da condividere e lo sapeva bene la tribù dei Piedi neri che aveva nomi differenti per cose e animali a seconda dell’azione o del periodo che si faceva Vita. Ma torniamo al libro, edito dalla prolifica Moretti&Vitali, che ha adottato questa volta un espediente un pochino “economicistico”, ma glielo perdoniamo ! il libro vale non certo per la fascetta che lo avvolge e scrive nero su giallo “con un saggio introduttivo di Claudio Magris”. Il saggio è un articolo di Magris apparso sul Corriere il 5 dicembre 1975, dunque ovetto non fresco di giornata, ma devo dire sostanzioso come se lo fosse. Il mio caro Claudio ha sempre buon passo su queste terre “aperte” dove limiti e confini si confondono senza perdersi in un passo che sa camminare su terra arida o dentro buche fangose con quella serenità d’animo che accomuna quegli esseri che non hanno più voglia di raccontarsi “trombonate o pappe misticheggianti”; così che il nostro bel Renè viene raccontato da Magris nella stupefacente bellezza che solo la luce insieme alla sua ombra sa illuminare, senza più pretesa di fare eroi o dei, senza mitizzare più niente e nessuno, ma vivendo semplicemente in quel mistero che ci fa mediatori tra immanenza e trascendenza. In questo saggio Rilke balza fuori come altorilievo di Rodin, un gesso morbido pieno di riluttanza, sempre sul punto di precipitare per resistere, o meglio, esistere, perchè la parola trova casa nel silenzio del linguaggio. Ma soprattutto leggete i sonetti in verso e rima tradotti, a cui Carlo dà “nome” ( evocativi e di sostanza) , senza arroganza alcuna, ma rischiando il suo sentire come ogni uomo e donna dovrebbero fare quando l’Amore muove la mano la mente e il cuore. Come scrive ancora l’autore “i sonetti a Orfeo possono essere descritti come il più visionario annuncio fatto al mondo del potere taumaturgico della musica per gli esserei umani: una musica intesa in senso letterale sia cosmico, un dono divino capace di ammansire e addomesticare la “bestialità” delgi uomini”. Anche il libro pare una partitura musicale, oltre ai Sonetti, in lingua originale e nella nuova traduzione, Carlo ci offre le stesse note di Rilke ad ogni sonetto e, per chi volesse approfondire la comprensione di questa traduzione e meglio comprendere i principi metodologici che ne hanno guidato l’estensore, una specie di ” diario intellettuale del traduttore” intitolato in modo semi-faceto, ” 55 noterelle fobologiche” ( vale a dire anti-filologiche). Citazioni, osservazioni, impressioni incrociate dall’autore nei suoi “cammini” – unterwegs – verso Orfeo. Il volume si conclude con la riproduzione di due saggi di Testa apparsi in riviste accademiche, un possibile percorso verso l’ ascolto a mente piena della musica rilkiana. E’ straordinario come sia proprio in quel che più temiamo l’apertura e il passo nuovo, Rilke aveva tenuto la “musica ” (tra le arti ) come si tiene il boccone più prelibato alla fine del pasto. C’è sempre il desiderio e la paura d’affrontare “il conturbante “, ma è solo stando sulla soglia che ” si entra” in quel luogo dove spazio e tempo siamo finalmente noi. Ed è qui che, come la gioia, la Poesia fiorisce, e non ha contrario.

P.S. Chiedo a Rainer ( e a Carlo) che vorrebbero dirvi ora, per salutarvi? Apro a caso :
 
E’ il sonetto dei rastrelli invernali..gli ultimi versi:
 
Son neri i cespugli. Ma a mucchi il concime
riposa, nerezza più sazia, nei prati.
Ringiovanisce, morendo, ogni ora. 

Rainer Maria Rilke
I SONETTI A ORFEO
tradotti in verso e rima italiani da CARLO TESTA
con un saggio introduttivo di Claudio Magris
Moretti&Vitali editori