Affaritaliani compie 30 anni e si rinnova completamente. L’analisi di Annalisa Chirico
“Affaritaliani compie 30 anni. Ma la vera notizia è un’altra: il cambio di passo. «Il passato è un prologo», scriveva Shakespeare. E nel caso di Affaritaliani, i primi 30 anni servono esattamente a questo: spiegare perché il vero punto di svolta è adesso. Perché sì, il compleanno conta. Eccome. Nel 1996, quando Angelo Maria Perrino lanciava Affaritaliani internet in Italia era poco più di una promessa. Non c’erano modelli, non c’erano concorrenti, non c’era neppure un pubblico strutturato. C’era solo un’intuizione: che l’informazione sarebbe uscita dalla carta e avrebbe trovato una nuova casa. Quell’intuizione si è trasformata nel primo quotidiano online italiano. Un primato che oggi sembra scontato, ma che all’epoca era una scommessa quasi controintuitiva”. Così Annalisa Chirico, giornalista e direttrice di Fortune, commenta il compleanno di Affaritaliani, primo quotidiano online che l’11 aprile scorso ha compiuto ben 30 anni, sulla sua pagina web “La Chirico.it”. “Un tempo che nel digitale equivale a un’era geologica“, aveva scritto il direttore Marco Scotti nel suo editoriale pubblicato proprio in occasione di quel giorno.
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“Ma la celebrazione, da sola, sarebbe quasi fuori fuoco”, aggiunge Chirico, “perché la vera notizia è che, dopo anni in cui il progetto ha anche rischiato seriamente di smarrirsi — tra incertezze, passaggi complicati e una traiettoria non sempre lineare — oggi qualcosa è cambiato davvero. E non per caso. Negli anni, Affaritaliani ha attraversato fasi diverse. Sarebbe troppo facile raccontarla come una marcia trionfale. La verità è che, dopo l’intuizione pionieristica il percorso non è stato lineare. Ci sono stati anni in cui il progetto ha corso. Altri in cui ha rallentato. E altri ancora in cui ha dato l’impressione di poter finire fuori strada. Errori? Sì. Anche fisiologici, per chi arriva prima degli altri e deve inventarsi tutto. Ma il punto è un altro: senza una correzione di rotta, la storia rischiava di fermarsi lì. A un glorioso passato”.
Lo spartiacque del 1° maggio 2025 con l’arrivo di Scotti alla direzione
Il primo spartiacque ha una data precisa, spiega Chirico, “il 1° maggio 2025. Con l’arrivo di Marco Scotti alla direzione, Affaritaliani smette progressivamente di galleggiare e prova a tornare a incidere. Non è una questione di maquillage. È un cambio di postura. Meno riempitivo, più selezione. Meno neutralità di comodo, più identità. Meno inseguimento, più agenda. In un panorama digitale affollato di copie sbiadite e titoli fotocopia, la differenza si gioca proprio qui: avere qualcosa da dire — e dirlo con una voce riconoscibile. Scotti imposta una linea più netta, più leggibile, anche più rischiosa se vogliamo. Ma necessaria. Perché il vero pericolo, per una testata storica, non è sbagliare. È diventare irrilevante”.
Poco prima dei 30 anni di Affaritaliani Antelmi prende il 100% delle quote del giornale
La seconda data chiave, aggiunge Chirico, “è ancora più recente: 8 aprile 2026. Un giorno prima del trentesimo compleanno. Marcello Antelmi assume il controllo pieno e diretto di tutte le operazioni. Tradotto: finisce la stagione delle ambiguità. Perché nel mondo dei media — e ancora di più nel digitale — la frammentazione è spesso sinonimo di immobilismo. Troppe teste, troppe mediazioni, troppe strategie che si annullano a vicenda. Con Antelmi, il quadro cambia: una proprietà, una direzione, una linea. È una scelta che espone, certo. Ma che allo stesso tempo consente di accelerare. Di decidere. Di sbagliare, se necessario — ma andando in una direzione precisa. Perché quando la proprietà è frammentata, le strategie tendono a esserlo altrettanto. Quando invece il comando è chiaro, le decisioni accelerano, le responsabilità si concentrano, la direzione diventa leggibile. In un settore dove molti editori inseguono modelli ibridi, partnership confuse e strategie difensive, questa scelta va in controtendenza: meno compromessi, più controllo. E nel digitale, il tempo è tutto”.
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Nel 2026, il problema non è più stare online. Quello lo fanno tutti. Il problema è essere riconoscibili. “Affaritaliani arriva ai suoi 30 anni con un vantaggio competitivo raro: non deve inventarsi una storia. Ce l’ha già. Ma la storia, da sola, non basta più a garantire il futuro. Servono scelte. Anche divisive. La concentrazione della proprietà in capo ad Antelmi e la direzione editoriale di Scotti vanno lette insieme: struttura e contenuto che finalmente si allineano. Meno alibi. Più responsabilità. E adesso? C’è un rischio, ovviamente. Sempre. Quando si accelera, si può sbagliare. Quando si prende posizione, si può perdere consenso. Quando si centralizza, si alza la posta. Ma c’è anche un’opportunità: uscire dalla zona grigia in cui molti media digitali italiani sono rimasti intrappolati. Trent’anni fa, Affaritaliani ha anticipato il futuro. Oggi prova a riscriverlo“, conclude Chirico.

