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Ascolti Tv, Gruber stronca Rete4: "Vogliono imitare La7 ma li battiamo sempre"

Lilli Gruber non perdona. Forte del suo inequivocabile successo decennale con Otto e mezzo, del quale fin dal 2008 la giornalista altoatesina ha fatto lievitare gli ascolti, ha facoltà di "sparare" sulla concorrenza con la sua proverbiale diplomazia (non meno puntuta, tuttavia).

Intervistata a Tv Talk da Massimo Bernardini, che la incalza sulla "guerra" di share tra Rete4 e La7, Lilli ripercorre la sua storia con Otto e mezzo e ricorda i suoi storici concorrenti in onda in contemporanea sulla rete Mediaset, ovvero Paolo Del Debbio, quindi Maurizio Belpietro e, senza nominarla, Barbara Palombelli, attualmente sua contendente nel nuovo corso di Rete4, meno "populista" e più "di approfondimento" per volere di Gerardo Greco, nuovo direttore dell'informazione del canale.

Pungolata da Massimo Bernardini e da Silvia Motta, che vogliono da lei qualche dichiarazione maligna sulla Palombelli, la Gruber - troppo smaliziata e professionale per cadere nella trappola - glissa con un commento sagace: "Dite che adesso c'è una correzione di rotta... Rete4 che vuol fare La7, ma non è possibile. Anche perché La7 batte Rete4 ogni volta che ci sono programmi di approfondimento".

E Lilli ha ragione: analizzando solo l'access prime time e il prime time, il suo Otto e mezzo le suona ogni sera a Stasera Italia (quasi doppiandolo talvolta) e Corrado Formigli con Piazza Pulita il giovedì sera batte costantemente Gerardo Greco con il suo Viva L'Italia - Oggi e domani. Tocca dire che neanche il nuovo programma di Nicola Porro in prima serata, Quarta Repubblica, e quello di Mario Giordano nel preserale, Fuori dal coro, stanno dando entusiastici risultati, malgrado non debbano confrontarsi con programmi in onda su La7.

A Tv Talk, Lilli Gruber si toglie anche diversi sassolini sul "sessismo" a suo dire piuttosto radicato riguardo alle giornaliste conduttrici di programmi di approfondimento. "Perché si dice che le giornaliste sono algide e i giornalisti professionali?" domanda. "Per lo stesso motivo per cui le giornaliste, quando sono determinate, sono definite 'aggressive' e gli uomini aggressivi sono definiti 'determinati'. Ritengo sia lo stesso motivo per cui oggi parliamo di una concorrenza diversa nell'access prime time perché contro ho una collega donna e non un collega maschio. Lo ritengo dovuto a una malattia che vedo aggravarsi nei mesi: troppo testosterone. Ovunque.  A partire dal governo e dai leader".

La determinata Lilli colpisce e, ancora una volta, non fa prigionieri.  

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