Blanco racconta il momento difficile che lo ha allontanano per un po’ dalla musica: “Ci sono stati momenti dove mi sentivo davvero male. Ho imparato a rispettare la mia rabbia”
Dopo una lunga assenza dalle scene, Blanco annuncia il suo ritorno con un nuovo album dal titolo “Ma‘” che uscirà venerdì 3 aprile e sarà accompagnato da un tour nei palazzetti. “Ci sono stati momenti dove mi sentivo davvero male, come in un buco”, ha raccontato il cantante a Vanity Fair. L’artista bresciano scende poi più nel dettaglio: “Un pomeriggio d’inverno, a casa. Ero seduto sul divano da tanto tempo. Niente cellulare, sguardo fisso nel vuoto. Avevo l’albero di Natale accanto. A un certo punto mi alzo, prendo l’albero e lo butto giù dalle scale. Poi mi metto in un angolo e piango a dirotto”.
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Blanco dopo un periodo di riflessione ha compreso di dover rispettare la sua rabbia, che lui descrive come “genuina perché non viene mai sfogata verso gli altri. Nella vita le ho sempre più prese che date. Con la rabbia io faccio del male solo a me stesso. E a volte mi è capitato di farmi molto, molto male”. Questo percorso di consapevolezza passa anche dalla psicoanalisi: “La prima volta che entro dal terapeuta, lui sta zitto e io inizio a raccontare. – spiega Blanco – Mi ricordo bene l’immagine: io che tremo come un bambino dopo appena tre minuti. Non riuscivo a parlare di certe cose senza che il mio corpo potesse restare fermo. Non mi ci è voluto molto a capire che c’era molto, molto lavoro da fare”.
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Guardarsi dentro ha avuto un impatto importante anche sul suo percorso musicale, in quanto il cantante afferma di aver compreso “che fare musica insieme è meglio che da soli”. “Nell’album, scrivo: crescere non significa essere più liberi. Prima ero più sognatore. Oggi sono più interessato alle possibilità che ai sogni. Perché, alla fine, crescere fa un po’ paura”, ha aggiunto.
Blanco si spinge anche a descrivere la realtà per come la vede, in particolare parlando della sua generazione. L’artista pensa che il problema dei giovani con la politica “non è l’astensionismo ma la mancanza di fiducia. Non si tratta di quello che i politici dicono, ma di quello che non ci dimostrano. In quella sfiducia sta tutto il problema”.

