A Fratelli di Crozza torna al centro la politica italiana, questa volta attraverso il caso della Flotilla fermata dagli israeliani e le parole pronunciate da Ignazio La Russa. Maurizio Crozza dedica il suo monologo alle dichiarazioni del presidente del Senato, che nei giorni scorsi aveva definito la missione verso Gaza una forma di protesta “strumentale” e “propagandistica”, sostenendo che chi viene fermato avrebbe poi la possibilità di “gridare” alla tortura.
Il passaggio più controverso riguarda proprio l’espressione sulla “fortuna” di essere fermati. Secondo quanto riportato da diverse testate, La Russa ha parlato di iniziative “a scarso rischio” e ad alto ritorno mediatico, aggiungendo che essere bloccati per alcune ore e denunciare torture sarebbe “il massimo” a cui gli attivisti potrebbero aspirare. Frasi che hanno provocato reazioni durissime, soprattutto perché riferite a persone che hanno denunciato maltrattamenti dopo il fermo.
Crozza parte da quelle parole per costruire una riflessione satirica sul linguaggio delle istituzioni e sul modo in cui una vicenda internazionale drammatica può essere liquidata come operazione di propaganda. Il bersaglio non è soltanto la frase in sé, ma il tono con cui una protesta legata alla guerra a Gaza e alle condizioni dei civili palestinesi viene raccontata come un’occasione di visibilità.
Nel monologo, la satira mette in contrasto due piani: da un lato gli attivisti della Flotilla, fermati mentre cercavano di portare attenzione sulla situazione umanitaria a Gaza; dall’altro la lettura politica di La Russa, che riduce l’iniziativa a una mossa mediatica. È proprio questo cortocircuito a diventare materia comica e polemica: l’idea che denunciare una tortura possa essere presentato come una “fortuna” diventa il punto più duro della riflessione.
Il tema ha già acceso il dibattito televisivo e politico. Anche a diMartedì le parole di La Russa sono state riprese e criticate, con Alessandro Di Battista che ha parlato apertamente di dichiarazioni di cui il presidente del Senato “si dovrebbe vergognare”.
Crozza, come spesso accade, trasforma una frase politica in una lente per leggere il clima del Paese: il confine tra ironia istituzionale, cinismo e propaganda diventa il vero oggetto del monologo.

