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Giorgetti e quel legame fortissimo con la Francia

Ecco perché il ministro dell’Economia “benedice” la crescita di Crédit Agricole in Bpm. Lo scenario

Giorgetti e quel legame fortissimo con la Francia

L’affetto tra il ministro dell’Economia Giorgetti e Jérôme Grivet, vice amministratore delegato di Crédit Agricole

Ugo Foscolo la chiamava “corrispondenza d’amorosi sensi”, a indicare quel legame indissolubile che legava i vivi e i morti. Qui, fortunatamente, non ci sono cadaveri. Ma c’è un affetto sincero tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e Jérôme Grivet, vice amministratore delegato di Crédit Agricole. Non sarà d’altronde sfuggita agli analisti (più o meno) attenti la bizzarra scelta per cui si è deciso di applicare il Golden Power nell’Opas di Unicredit su BancoBpm ma non si è battuto ciglio mentre i francesi di Crédit Agricole entravano con decisione nel capitale di Piazza Meda fino a raggiungere la soglia ultima del 29,9%, il limite oltre il quale è necessario lanciare un’opa totalitaria sulle azioni della banca.

Il vero terzo polo bancario

Dunque, Unicredit (banca italiana) no, mentre i francesi sì. Bizzarro, no? Pare infatti che Giancarlo Giorgetti abbia instaurato un ottimo rapporto con Grivet, manager lontano dai riflettori ma grande timoniere delle scelte strategiche della Banque Verte. Il quale avrebbe rassicurato il ministro leghista che non ci sarebbe stato nessuno scossone nella governance di Piazza Meda e che Giuseppe Castagna sarebbe rimasto al suo posto. Condizione necessaria per Giorgetti, che apprezza l’attuale ceo di Piazza Meda ma soprattutto ha in mente un progetto da far tremare Napoleone: l’aggregazione tra Bpm e Mps, con Castagna ceo e Luigi Lovaglio presidente.

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In tutto ciò, se davvero il timido Giorgetti decidesse di premere l’acceleratore su questa nuova creatura, vero Terzo Polo bancario con complessità da far tremare le vene a polsi, ci sarebbero due temi che emergerebbero chiaramente.

Da Delfin a Agricole: i nodi

Il primo: che cosa succede alla Delfin, la cassaforte dei Del Vecchio che ancora non ha risolto i problemi familiari à la “the succession” e che registrano ogni giorno colpi di scena: ultimo, ma sicuramente non definitivo, è quello per cui Nicoletta Zampillo ha scelto di “sfilare” al figlio Rocco Basilico la gestione del suo pacchetto azionario per andare a braccetto con l’altro figlio, Leonardo Maria Del Vecchio (ormai LMDV per tutti). È vero che se quest’ultimo dovesse ottenere – tramite super prestito da 11 miliardi (e 400 milioni di interessi) – le azioni dei due fratelli, potrebbe “decidere” di vendere alcune partecipazioni in Generali e Mediobanca per alleggerire la sua posizione? Pare verosimile che la stessa Unicredit, che già detiene poco meno del 9% del capitale, possa salire ulteriormente, dopo la brusca rottura tra Delfin e Caltagirone che rende impossibile la cessione delle quote di Generali all’Ingegnere.

Secondo tema: se davvero dovesse andare in porto la fusione Milano-Siena, che cosa ne sarebbe delle quote di Crédit Agricole, che si troverebbe titolare di circa il 12,5% della nuova creatura? Le strade che si aprono davanti ai francesi sono due: conservarle, avendo però potere decisionale; oppure venderle, magari in un’ottica di espansione della presenza con sportelli come avvenuto ai tempi di Cariparma. Quel che è certo è che la grande contiguità tra Giorgetti e Grivet – che qualcuno immagina sia benedetta dalla comune amicizia con monsignor Andreatta – sarà l’ago della bilancia della prossima, pesantissima partita del risiko bancario. Dopo che Grivet è stato determinante per la conferma di Castagna e Castagna lo è stato per far vincere Lovaglio.

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