Maurizio Crozza riprende uno dei suoi cavalli di battaglia più amati: l’imitazione di Pier Luigi Bersani. E lo fa con un monologo che è insieme comico e profondamente politico.
Nel cuore dello sketch c’è la crisi identitaria della sinistra italiana. Un mondo che, mentre “il mondo va a rotoli”, continua a interrogarsi su primarie aperte o chiuse, senza trovare una direzione chiara.
Crozza, nei panni di Bersani, usa metafore surreali e irresistibili — tra officine meccaniche, pesci improbabili e salumi — per raccontare un dato semplice ma spietato: la frammentazione.
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Nel mirino finiscono diversi protagonisti della scena politica:
Giuseppe Conte, descritto come già proiettato verso Palazzo Chigi ma senza una vera base solida;
Matteo Renzi e Nicola Fratoianni, evocati in un’alleanza talmente improbabile da richiedere “il Pakistan come mediatore”.
Non manca un passaggio su Giorgia Meloni, citata come esempio opposto: una comunicazione diretta, “che arriva alla pancia”, contrapposta a quella più complessa e meno incisiva della sinistra.
Il punto più duro arriva quando Crozza/Bersani sintetizza il problema:
“Abbiamo più candidati che elettori”.
Una frase che racchiude il senso di smarrimento di un’area politica ancora alla ricerca di una leadership riconosciuta.
Eppure, nel finale, emerge anche una proposta: meno tatticismi e più contenuti. Salario minimo, sanità pubblica, tassazione dei ricchi, lotta al capitalismo finanziario.
