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MediaTech
Google non toglie i video antisemiti

 
 

Giganti del web come Google e la sua controllata YouTube nel mirino: questa volta le accuse sono davvero gravi, perché riguardano la pubblicità postata accanto a video dal contenuto estremista e spesso antisemita. Soprattutto perché parte del ricavato di quelle inserzioni finisce direttamente nelle tasche dei predicatori d’odio.

La conseguenza è che investitori importanti, dal governo britannico alla Bbc, da Audi a L’Oreal, hanno ritirato le loro inserzioni da Google e YouTube, si legge sul Corriere della Sera. «Abbiamo imposto una restrizione temporanea alla nostra pubblicità su YouTube in attesa di assicurazioni da parte di Google che i messaggi del governo possano essere presentati in maniera sicura e appropriata», ha detto un portavoce dell’esecutivo britannico. Venerdì i rappresentanti di Google sono stati convocati dalle autorità, che hanno lanciato un avvertimento molto chiaro: «È del tutto inaccettabile che pubblicità pagata dai contribuenti appaia accanto a contenuti inappropriati».

Sulla scia di queste decisioni anche la Havas, una delle più grandi agenzie di marketing del mondo, che rappresenta clienti come Hyundai, Edf e Royal Mail, ha ritirato tutte le sue inserzioni da Google in Gran Bretagna e sta considerando un bando globale. Havas spende circa 200 milioni di euro l’anno in pubblicità online nel Regno Unito, di cui una quarantina vanno a Google . Il tentativo di trovare un accordo è fallito perché, secondo Havas, il gigante di Mountain View «è stato incapace di provvedere specifiche assicurazioni e garanzie».

Lo scandalo è scoppiato dopo che un’inchiesta del Times ha rivelato la presenza di centinaia di video antisemiti su YouTube. Queste clip inneggiano al nazismo, negano l’Olocausto e propagandano l’idea che gli ebrei siano dietro banche, giornali e politici. Uno di questi video, poi rimosso, sosteneva che gli ebrei uccidono bambini cristiani a Pasqua per venderne la carne a McDonald’s che ne farebbe hamburger. Il Times ha segnalato alcuni di questi video a Google , ma sono stati rimossi solo dopo varie insistenze.

Programmi della Bbc venivano pubblicizzati su clip postate da ex membri del Ku Klux Klan o da predicatori islamici banditi dal Regno Unito. Gli spot della Audi apparivano accanto a video di un predicatore omofobo anch’egli messo al bando. La dozzina di estremisti denunciati dal Times potrebbero aver guadagnato fino a 300 mila euro dalle pubblicità che comparivano assieme ai loro odiosi contenuti, anche se Google ha negato queste cifre.

Il gigante del web ha cercato di difendersi, sostenendo di credere «nel diritto di esprimere opinioni che noi e molti altri troviamo abominevoli», ma allo stesso tempo di «non tollerare i discorsi d’odio». Come si può immaginare, è una linea molto sottile. Google sostiene di fare affidamento sul pubblico per scovare contenuti offensivi perché non può controllare tutto, data la quantità di materiale che ospita: «Abbiamo politiche chiare contro l’incitamento alla violenza o all’odio e rimuoviamo contenuti illegali o che violano le nostre regole quando ne siamo messi a conoscenza».

L’hanno scorso Google aveva firmato un codice di condotta europeo con cui si impegnava a esaminare contenuti segnalati come offensivi entro 24 ore dalla notifica ed eventualmente rimuoverli.

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