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Ajello si converte al "cattivismo". Basta col "buonismo" di sinistra

Tira una strana aria tra gli intellettuali di sinistra, un’aria del resto perfettamente prevedibile vista la vittoria del populismo giallo-verde, preceduta comunque dalla Brexit, dalla affermazione di Donald Trump negli Usa, dalla vittoria di Orban in Ungheria e dalle vittorie di Putin in Russia.

Si tratta del revisionismo ideologico- culturale. Per anni la parola d’ordine della sinistra è stata “buonismo” ed ora nel mondo si sta affermando il “cattivismo” come lo chiama lo stesso Mario Ajello, giornalista del Messaggero, tirando in ballo anche Umberto Eco. Ajello, sostanzialmente, dopo una raffinata analisi letteraria dei personaggi di Edmondo De Amicis, il perfido Franti e il buono Garrone, si schiera per il cattivo, provando una ripulsa per lo sdolcinato Garrone che il maestro chiamava “anima bella”.

Umberto Eco del resto scrisse un memorabile “Elogio del Franti” per contrastare l’ipocrisia dilagante a sinistra.

Ajello si converte dunque al cattivismo che, tiene a sottolineare, non è cattiveria ma sano pragmatismo e quindi fa autocritica e fa fare autocritica alla sinistra mondiale ma soprattutto italiana che in anni e anni di buonismo permissivo ha prodotto poi la reazione patellare della lotta agli eccessi del politically correct.

Ora, occorre capire se questa è una auto-critica sincera oppure solo opportunistica, ma in ogni caso segna che il vento del cambiamento sta giungendo anche nei santuari intellettuali della sinistra come è Il Messaggero che sempre è stato schierato in passato per un buonismo che fa spesso rima con ipocrisia. E cosa è se non ipocrisia una Michelle Obama che pontificava ingioiellata e firmata ai “poveri” americani sulle gioie di coltivare pomodorini sulle sponde del Potomac a Washington?

E questo ha fatto infuriare i veri poveri americani che hanno votato in massa Donald Trump. Ajello conclude il suo articolo con l’elogio del cattivismo di Voltaire, di Diderot (altri numi tutelari della sinistra illuminista) e del giornalista e scrittore Giorgio Manganelli. Una vera conversione al pragmatismo o al cattivismo: questione di termini ma la sostanza non cambia.

 

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