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"Nel 2004 con Casalino c'ero anch'io. Non pensava sul serio quelle enormità"
LaPresse


Dei celebri ospiti “prestati” al corso di giornalismo organizzato dalla Provincia di Milano in cui, tra l’altro, si simulava una conferenza stampa, Rocco Casalino, non suscitò in me un grandissimo interesse.

Era la primavera 2004 e tra gli aspiranti giornalisti c’ero anch’io. Vivevo a Milano dove facevo l’avvocato per un importante e prestigioso studio di consulenza legale e tributaria. Il destino ha fatto sì che tornassi a Bari, la mia città, e che oggi lavori per la Gazzetta del Mezzogiorno che ospita queste righe. Le polemiche scatenate nei giorni scorsi per le sconcertanti frasi dette da Casalino su ragazzi con la sindrome di Down e anziani, mi hanno indotto a rivedere per intero il video di quella esercitazione per rinfrescare la memoria. Non ricordavo con precisione il passaggio incriminato. L’impressione generale che ebbi all’epoca è che Casalino stesse recitando una parte. Un’esibizione forzata, quanto infelice, al netto della sofferenza di persone in difficoltà e di chi sta loro vicino che meritano solo aiuto e rispetto. Il docente del corso, Enrico Fedocci, cronista di Mediaset, collega bravissimo, mi confidò dopo l’esercitazione che era stato proprio lui a suggerire a Casalino di fare una caricatura di se stesso per disorientare noi, aspiranti giornalisti. L’obiettivo? Metterci nelle condizioni di scrivere un pezzo “croccante”, ma non di pancia. Insomma, rimanere distaccati, senza coinvolgimenti emotivi anche davanti ad un interlocutore che va sopra le righe. In quel lungo filmato, mi sono rivisto per qualche secondo. A Casalino, reduce dal Grande Fratello e che pontificava sulla tv e sui suoi personaggi, dissacrandoli, sbandierando l’ipocrisia di quel mondo, posi una sola domanda. E cioè se, lui, ospite fisso di “Buona Domenica” e di casa nei salotti televisivi, riservasse un atteggiamento così sferzante anche nei con - fronti del potentissimo Maurizio Costanzo che in tv lo invitava. Non un domandone, mi rendo conto, ma mi ispirò solo questo.

Di quel corso, invece, ricordo molto meglio personaggi che ho conosciuto in quella occasione e “intervistato”, simulando una conferenza stampa. Ricordo ad esempio Ettore Mo, inviato di guerra del Corriere della Sera che, tra l’altro, raccontò di quando era corrispondente a Londra e non aveva nessuna intenzione di rinchiudersi in un ufficio, scappando sul luogo in cui a due ore di distanza, crollò una scuola. “My name is Mary, please help me”, fu l’attacco del suo pezzo che riportava le lamentele della piccola sotto le macerie. Ricordo anche Luciano Lutring, il “solista del mitra”, bandito gentile (specie con le donne), divenuto artista apprezzato dietro le sbarre. Per non parlare dei suoi racconti romanzeschi. Ricordo Mario Moretti, leader storico delle Brigate Rosse. “Ex brigatista e papà di Caterina”, fu l’attacco della mia “prova”. Così cercai di sintetizzare in poche battute il dolore che aveva provocato a tante vittime e il suo ruolo di padre. Toccante il racconto del figlio del maresciallo Rosario Berardi, ucciso dai terroristi. Anche lui ospite del corso. Per ognuno di questi incontri, ho conservato qualcosa che mi resta dentro. Per Casalino, invece, ho dovuto almeno in parte “riempire” i ricordi rivedendo, dopo quasi tre lustri, l’intera “conferenza stampa”. Intera, appunto, non limitata ai pochi secondi incriminati, oggettivamente sconcertanti specie se estrapolati dal contesto. L’impressione è che l’attuale portavoce del premier Giuseppe Conte fosse (o volesse apparire) sicuro di sé, ai limiti della strafottenza. Facendo una caricatura di se stesso, come gli era stato chiesto. Non credo, insomma, che Casalino pensasse sul serio quelle enormità. Del resto, se non si racconta la verità in conferenza stampa vere, figurarsi in quelle simulate come quella di 14 anni fa cui ho partecipato anche io. Chissà, Casalino cercava solo, anche in un’aula di aspiranti cronisti, la provocazione a tutti i costi.

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