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Roberto Burioni nella bufera per un twitter
Roberto Burioni

La congrega dei mandarini e delle mandarine ha regole tutte sue, esoteriche, contradditorie, fastidiose, capalbiesche. È una congrega attraversata ciclicamente da liquidi e potenti veleni carsici.

E così non c’è poi tanto da meravigliarsi che Roberto Burioni, assurto alla fama per le sue battaglie contro i no-vax, abbia dovuto far conoscenza, a sue spese, dei velenucci anzidetti.

È tutto raccontato da Giulia Trincardi su Motherboard, con l’eloquente tag “sessismo”, che è la ridotta valtellinese delle femministe in difficoltà:

https://motherboard.vice.com/it/article/pa8pdm/polemica-roberto-burioni-twitter-donne-brutte-sessismo-scienziati

Insomma, a quanto si legge, Roberto Burioni il giorno prima era stato duramente attaccato sui social, nuovo tribunale della storia, per un suo tweet innocente, che voleva essere probabilmente solo una consolazione per una ragazza “brutta” che esprimeva la sua difficoltà a trovare l’amore.

Preoccupazione, dunque, più che comprensibile.

Scriveva Burioni via twitter:” Quando in giro vedo una donna brutta la guardo sempre con attenzione. Nel 99.9% dei casi mi rendo conto che se si curasse, se dimagrisse e via dicendo non diventerebbe bella, ma certo di aspetto non sgradevole. Una volta che non si è sgradevoli la partita è aperta. Fidatevi."

Niente altro che parole di buon senso, dette a chiaro scopo consolatorio. Ma che succede nel nostro attuale mondo sovvertito? Si scatena la bufera perché lo scienziato viene accusato immediatamente di “sessismo”.

La Trincardi, che è pro-Vax ed anti-complottista, entra così in conflitto con sé stessa: da un lato lo scienziato amato che interpreta la sua battaglia a favore dei vaccini e che lei stima perché usa la Scienza per diradare le tenebre dell’ignoranza populista, dall’altro lato le si presenta l’immagine deformata del maschilista cattivo che ha osato parlare di “donne brutte”, a cui ha dato semplicemente il consiglio di curare al meglio il proprio aspetto.

E alla fine, come in quei film di fantascienza in cui al robot vengono dati ordini contradditori e fa fumo dalle metalliche orecchie, la giornalista va in tilt e parte con il finale:

“Nessuno di questi casi — nemmeno quello di Burioni — merita una guerra civile, ma la mia delusione sì. Quando uno scienziato — una figura che siamo portati a rispettare, perché in grado di farci capire cose che non sappiamo — si dimostra così poco scientifico nei confronti di un'intera (enorme) categoria di persone, viene meno ai propri stessi principi e metodi. Quindi, dobbiamo ritenerlo responsabile dell'errore”.

Il verdetto inquisitorio è emesso: lo “scienziato” è colpevole di “errore”, per il consiglio dato in buona fede.

E, dal canto suo, il povero Burioni, è stato “vaccinato” (è proprio il caso di dirlo!) anche dalle sue supporter pro-Vax e conclude filosoficamente (e mestamente) con questa considerazione:

“Una ragazza scrive a @esterviola_ lamentandosi perché le brutte non trovano l'amore. Io le rispondo dicendo che le brutte (e i brutti) sostanzialmente non esistono. Parte un casino che mi insegna 1) a parlare solo di vaccini 2) a non temere solo gli antivaccinisti”. Ha finalmente capito, professore, che non deve temere solo gli “antivaccinisti”. I “vaccinari”, a volte, sono molto più pericolosi, come lei stesso giustamente nota.

 

 

 

 

 

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    roberto burioninovaxvaccinisessismofemminismo
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