Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Mediatech » Scontro totale Cloudflare-Agcom. “Piracy Shield? Strumento rudimentale, una scatola nera nelle mani di aziende private”

Scontro totale Cloudflare-Agcom. “Piracy Shield? Strumento rudimentale, una scatola nera nelle mani di aziende private”

La piattaforma passa al contrattacco, la loro “verità” sulle regole del web sbattuta in faccia all’autorità garante

Scontro totale Cloudflare-Agcom. “Piracy Shield? Strumento rudimentale, una scatola nera nelle mani di aziende private”
agcom multe streaming pirata rischi dati

L’Agcom a fine gennaio ha multato Cloudflare per una cifra importante, circa 14 milioni di euro. Il motivo è legato alla mancata ottemperanza agli ordini di blocco dei siti pirata tramite la piattaforma Piracy Shield. Ora il gruppo che agisce come intermediario tra gli utenti e i siti web, migliorandone sicurezza, velocità e affidabilità, e che distribuisce contenuti da oltre 300 data center per proteggere da attacchi DDoS, bot e minacce, ha deciso di passare al contrattacco. E questo è il durissimo comunicato scritto da Cloudflare per precisare diverse cose in questo che ormai è un contenzioso legale dagli scenari imprevedibili, vista l’importanza dell’argomento in questione.

“In Cloudflare, – si legge nella nota – la nostra missione è contribuire a costruire un Internet migliore. Di solito, questo significa lanciare nuovi servizi per i nostri milioni di utenti o difendere il web dai più grandi attacchi informatici al mondo. Ma a volte, costruire un Internet migliore richiede di opporsi a leggi o regolamenti che ne minacciano l’architettura fondamentale.

La scorsa settimana, Cloudflare ha continuato la sua battaglia legale contro “Piracy Shield”, un sistema normativo italiano fuorviante, concepito per proteggere gli interessi dei grandi detentori di diritti a scapito di Internet nel suo complesso. Dopo che Cloudflare si è rifiutata di registrarsi a Piracy Shield e lo ha contestato in tribunale, l’Autorità garante delle comunicazioni italiana, AGCOM, ha multato Cloudflare per la cifra astronomica di 14 milioni di euro (circa 17 milioni di dollari). Abbiamo presentato ricorso contro la multa l’8 marzo e continuiamo a contestare la legittimità di Piracy Shield stesso.

Sebbene la multa sia significativa, i principi in gioco sono ancora più importanti. Questo caso non riguarda solo una singola sanzione; Si tratta di stabilire se un piccolo gruppo di entità private possa dare priorità ai propri interessi economici rispetto a quelli degli utenti di Internet, costringendo i fornitori di infrastrutture globali a bloccare ampie porzioni di Internet senza supervisione, trasparenza o rispetto delle procedure previste”.

L’attacco all’Agcom

Nel frattempo, l’AGCOM continua a non ottemperare all’ordine dei giudici del Consiglio di Stato negando ancora a Cloudflare l’accesso ai documenti su Piracy Shield che avrebbe dovuto trasmettere. Al contrario, appena quattro giorni prima della scadenza per la divulgazione, l’AGCOM ci ha informato che avrebbe reso disponibile solo una parte degli atti per una consultazione in loco presso i propri uffici di Napoli, sotto la supervisione dei propri funzionari. Queste restrizioni, oltre a essere ingiustificatamente onerose e in aperto contrasto con quanto stabilito dal tribunale, fanno sorgere il dubbio: perché l’AGCOM si ostina così tanto a evitare la trasparenza?

Per capire perché ci opponiamo a questo sistema, è necessario fare un passo indietro e comprendere Piracy Shield. Presentato dall’AGCOM come uno strumento innovativo per combattere la violazione del diritto d’autore, il sistema è più correttamente inteso come uno strumento rudimentale che permette ai titolari dei diritti di controllare ciò che è disponibile su Internet, senza alcuna tutela legale tradizionale.

Piracy Shield è un portale elettronico non controllato attraverso il quale un gruppo non identificato di aziende mediatiche italiane può segnalare siti web e indirizzi IP che i fornitori di servizi online registrati a Piracy Shield sono tenuti a bloccare entro 30 minuti. Piracy Shield funziona come una “scatola nera” perché:

Non c’è controllo giurisdizionale: sono le aziende private, non i giudici o le autorità governative, a decidere cosa bloccare.

Non c’è trasparenza: il pubblico, e persino gli stessi fornitori di servizi, spesso non sanno chi ha richiesto un blocco e perché.

Non c’è un giusto processo: non esiste un meccanismo che permetta al proprietario di un sito web di contestare un blocco prima che il suo sito diventi inaccessibile sul web italiano.

Nessun ricorso: Oltre alla totale mancanza di trasparenza o di un giusto processo, Piracy Shield non offre alcun modo efficace alle parti colpite di ottenere un risarcimento per i blocchi errati.