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Medicina
Andrè Dahinden: l'impegno di Amgen per l'umanizzazione della cura oncologica
Andrè Dahinden (presidente e a.d. di Amgen Italia)

Amgen ha presentato oggi la fase finale di iAMGENIUS, ovvero l'hackhaton di 24 ore nel quale programmatori, startupper, sviluppatori, web-designer, maker, app developer, digital expert e data scientist si sfidano per ideare le soluzioni tecnologiche più innovative in grado di umanizzare i percorsi di cura. In questa occasione, abbiamo incontrato André Dahinden, Presidente e Amministratore Delegato Amgen Italia.

iAMGENIUS, iniziativa promossa da Amgen per rispondere alle istanze espresse dai pazienti oncologici, arriva al traguardo: come è nato questo progetto? Qual è la strada che avete scelto per coniugare l’approccio all’innovazione di Amgen con la vicinanza ai pazienti e ai loro bisogni?
iAMGENIUS è un’iniziativa trasversale alle aree terapeutiche nata per unire due esigenze: da un lato, trovare una modalità innovativa di ascolto dei bisogni dei pazienti, in continuità con la storia di Amgen, da sempre impegnata su patologie complesse, che presuppongono una grande vicinanza ai pazienti e la capacità di ascoltare le loro esigenze.   
L’altro obiettivo era quello di favorire e promuovere l’innovazione digitale, perché oggi è proprio da questo ambito che possono scaturire molte soluzioni in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici e semplificare il percorso di cura. Abbiamo puntato, in questa ottica, sull’inventiva e la creatività di giovani talenti in grado di tradurre in innovazioni digitali le richieste dei pazienti.  
Con questo progetto abbiamo quindi voluto delineare un percorso di umanizzazione che ha come snodi l’ascolto dei pazienti, la partecipazione, l’innovazione e la creatività. Sono le stesse parole chiave decisive per il futuro dei sistemi sanitari, la salute globale, lo sviluppo delle persone e delle società. Ci sentiamo fortemente in sintonia con questi temi e siamo orgogliosi del dialogo che siamo  riusciti a instaurare con le più importanti Associazioni e Società scientifiche in oncologia e onco-ematologia italiane.

Oltre 800 suggerimenti dei pazienti italiani, il coinvolgimento di Società scientifiche e Associazioni, una mappatura dettagliata dei bisogni dei pazienti oncologici e onco-ematologici: dal Suo punto di vista, quali sono i risultati più importanti di questo progetto e come potranno essere ulteriormente valorizzati? Quanto è stato importante per Lei ascoltare direttamente i pazienti e poter rispondere in modo concreto ai loro bisogni?
Per me, come per tutte le persone di Amgen coinvolte in questo progetto, è stato un vero e proprio viaggio, pieno di scoperte e direi anche di emozioni. In Amgen ovviamente conosciamo bene i bisogni sanitari dei pazienti: li osserviamo, li studiamo, li mettiamo alla base delle nostre strategie. Ma la possibilità di ascoltarli in presa diretta, attraverso la piattaforma, ci ha aperto una diversa prospettiva: quella di cogliere le esigenze dei pazienti che vanno oltre la cura, le ansie che hanno a che fare con la loro vita quotidiana, gli ostacoli grandi e piccoli che incontrano ogni giorno.  Dai suggerimenti quasi “in viva voce” dei pazienti emerge il lato più emotivo, più personale della loro esperienza di malattia e del percorso di cura. Aspetti come: la necessità di confrontarsi tra di loro, di avere un dialogo più articolato con il medico e un supporto psicologico, gli ostacoli delle prenotazioni, i tempi vuoti in attesa della terapia. Molte iniziative promosse dalle Associazioni hanno già fatto luce su questi temi, ma questo viaggio ci aiuta davvero a metterci nei panni dei pazienti e a capire meglio il loro senso di solitudine di fronte alla malattia. Solitudine che ovviamente riguarda anche i medici che devono comunicare ai pazienti e ai loro familiari i passaggi più ardui del percorso di cura.  Da questo punto di vista emerge un paradosso: gli strumenti digitali, proprio quelli in apparenza più freddi e impersonali, si sono rivelati efficaci per far emergere gli aspetti più umani del percorso di cura. Per noi si tratta di un patrimonio di esperienze e informazioni che ci orienterà sempre meglio nelle nostre scelte e ci aiuterà a mettere sempre più i pazienti e le loro esigenze al centro delle nostre iniziative. 


In che modo Amgen mette l’innovazione al servizio dell’umanizzazione? E in tema d’innovazione quali progetti state portando avanti? Ci parla dell’Innovation Lab che avete sviluppato nella contea di Los Angeles? 
La missione di Amgen è essere al servizio dei pazienti e ricercare soluzioni che migliorino tutti gli aspetti della convivenza con la malattia: di tutto questo vogliamo farci carico e per questo perseguiamo l’innovazione a tutti i livelli. Lo facciamo in primo luogo dando risposta a bisogni non ancora soddisfatti dei pazienti affetti da patologie gravi: siamo stati pionieri delle biotecnologie e abbiamo aperto la strada a terapie innovative facendo leva sul potenziale della biologia e avvalendoci di risorse quali la genetica avanzata, che permette di conoscere le basi della biologia umana e le alterazioni che sono all’origine di alcune malattie. La nostra attività si basa su un modello visionario basato sulla sintesi tra scienza e tecnologia, il fattore chiave che sta accelerando le innovazioni nel mondo farmaceutico: le tecnologie nelle quali stiamo investendo si integrano in ogni aspetto del nostro approccio di ricerca e sviluppo e ci mettono in una posizione unica per abbracciare la rivoluzione digitale nel farma come azienda che integra il data science per sviluppare le più innovative terapie. In questa prospettiva stiamo scrivendo un nuovo capitolo del nostro impegno per l’innovazione attraverso BioLA, il polo dell'innovazione che abbiamo collaborato a fondare nella contea di Los Angeles con l’obiettivo di contribuire ai progressi nella salute globale rafforzando l'ecosistema delle scienze della vita e la collaborazione con le start-up. Mi piace citare questa iniziativa che – come iAMGENIUS – fa leva sulla creatività e l’inventiva e può rappresentare un modello per declinare insieme la ricerca biotech, il talento manageriale esperto, l’ambizione di giovani manager alla guida di start-up ambiziose. Ma innovare per noi significa anche dare concretezza e creatività al concetto di umanizzazione delle cure, collaborando con le Associazioni dei pazienti per mettere a punto soluzioni basate sull’ascolto diretto delle persone che convivono con la malattia. È un approccio che va oltre la ricerca e la produzione dei farmaci, perché considera il paziente portatore di un vissuto da rispettare. In questa cornice, nel corso di questi anni abbiamo promosso numerose iniziative che vanno incontro ai bisogni dei pazienti e nascono dal loro ascolto. Su questa strada continueremo a lavorare nei prossimi anni confidando nel potenziale della nostra ricerca e della nostra pipeline di farmaci in sviluppo, promuovendo sempre l’ascolto dei pazienti e la partnership con tutte le figure del percorso di cura.

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    Tags:
    andrè dahinden; amgen; umanizzazione; oncologica; iamgenius
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