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Medicina
DIAN-TU, Frisoni: “Farmaco in 2 centri italiani, ma potrebbero essere di più”
Lo scienziato Giovanni Friasoni, responsabile di DIAN TU per l'Italia

di Paola Serristori

Negli Stati Uniti i ricercatori della Washington University in Saint Louis – lo scienziato John Morris, alla guida di DIAN Study, esamina il meccanismo biologico, il collega Randall Bateman dirige la sperimentazione clinica DIAN-TU dei farmaci adattati per bloccarlo – hanno creato, in coordinamento coi colleghi scienziati nel resto del mondo, un network internazionale di reclutamento delle famiglie portatrici di mutazioni genetiche che predispongono al processo di malattia d’Alzheimer. 

“In Italia un buon numero di pazienti è stato selezionato per fare parte del campione di volontari della sperimentazione DIAN-TU – precisa il Professore Giovanni Frisoni, Direttore della Memory Clinic, Università di Ginevra, e responsabile del coordinamento della ricerca DIAN per l’Italia –. Il loro coinvolgimento diretto è previsto nel 2020. I centri abilitati a testare una terapia sono l’IRCSS Fatebenefratelli di Brescia e la Clinica Universitaria di Firenze, diretta dal professore Sandro Sorbi. Però confido che in un prossimo futuro la rete di sperimentazione possa essere ampliata e coinvolgere molti più presidi, di modo sia da rendere un servizio a coloro che sono destinati ad ammalarsi, sia ad agevolare il progresso della scienza.”

– Ci spieghi meglio come.

“In Italia abbiamo tante famiglie nel cui dna è stato individuato un gene chiamato nicastrina, sub-unità della gamma-secretasi scoperta grazie a studi fatti a Nicastro, in provincia di Lamezia Terme, dalla ricercatrice Amalia Bruni. Stiamo parlando di componenti genetiche rare, ma di grande rischio ed oggi utili a capire come bloccare il morbo. Come noi esperti possiamo entrare in contatto con chi ha ereditato l’Alzhemer? DIAN ha aperto un centralino, oggi presso il Fatebenefratelli di Brescia, che fornisce le informazioni utili. Un piccolo finanziamento della Washington University ci permette di creare questo avamposto per il reclutamento di volontari. L’enorme risorsa degli IRCSS italiani potrebbe far il resto. La loro associazione, che darebbe vita ad un istituto virtuale di neuroscienze per allargare la conoscenza, metterebbe in comune un gran numero di dati, software, consulenze online. Il Professore Fabrizio Tagliavini, Direttore del Besta di Milano, è incaricato di sviluppare il progetto. Trattandosi di centri di ricerca di alta specializzazione, la struttura potrebbe diventare l’optimum riferimento sul territorio per lo screening dei pazienti che contattano il coordinamento DIAN Italia.”

– Qual è l’iter di un candidato alla sperimentazione?

“Sono procedure cliniche normali. La ricerca delle mutazioni genetiche è rimborsata dal SSN. Il medico di famiglia invia il paziente a fare accertamenti presso una specialità. Il centro periferico di valutazione decide se la genealogia rientra nella casistica e dispone gli esami del sangue per identificare la mutazione genetica. In base al risultato fornisce l’indicazione alla sperimentazione. A questo punto il paziente viene indirizzato ai centri DIAN-TU a Brescia o Firenze.”

– Quali sono le spese per il volontario?

“Una volta arruolato nel test farmacologico DIAN-TU, Washington University rimborsa gli spostamenti verso i centri di erogazione. Ripeto, se i centri IRCCS di neuroscienze fossero coordinati dal nuovo istituto virtuale, lo scambio di dati ed un registro dei volontari sarebbero di certo messi a disposizione dell’avanzamento della ricerca. E potremmo chiedere alla Washington University di finanziare altri centri italiani per la somministrazione del farmaco.”

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