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Medicina
Endocrinologia: Ibsa porta la sua Levotiroxina liquida sul mercato americano

“Italia-USA 1-0”, esclama Andrea Lenzi, presidente della Società Italiana di Endocrinologia. L'entusiasmo dello studioso dà una chiara misura dell'importanza dell'annuncio dato oggi da Ibsa: l'FDA (Food and Drug Administration), l'agenzia americana per i medicinali, ha approvato l'immissione in commercio della forma liquida della Levotiroxina della azienda farmaceutica italo-svizzera.
 

La levotiroxina è la forma sintetica dell'ormone tiroideo ed è impiegata in tutti i casi di deficit di questo ormone. Fa parte della lista dei farmaci essenziali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ed è tra i primi tre farmaci prescritti al mondo, visto che si usa anche nei bambini (in caso di ipotiroidismo congenito) e per le donne in gravidanza (la cui tiroide deve lavorare per due).


“La levotiroxina liquida è stata messa a punto da Ibsa è presente sul mercato italiano dal 2012”, ha spiegato Arturo Licenziati, presidente dell'azienda farmaceutica. “Sono stati gli endocrinologi italiani a determinarne il successo, iniziando per primi a prescriverla e realizzando studi clinici che, in pochi anni, hanno sviluppato un gran numero di pubblicazioni sulle più prestigiose riviste internazionali. La scelta dell'Italia per il lancio della nuova formulazione liquida è stata del tutto naturale, vista la grande cultura endocrinologica del nostro Paese, nata inegli anni '70/'80 con la scuola del Prof. Aldo Pinchera. L'approvazione da parte della FDA per il mercato americano apre a sviluppi di grande interesse: un mercato di 18 milioni di pazienti, stimato in due miliardi di dollari, che accoglie velocemente le novità medico-scientifiche, ma anche un sistema prescrittivo più complesso”.


Grazie alla competenza e all'esperienza maturata in Italia, si possono fin da ora delineare i numerosi vantaggi che i pazienti otterranno dalla possibilità di assumere il farmaco in una soluzione, invece che in compressa. In primo luogo, la forma liquida è più semplice da digerire, non interferisce con alcuni alimenti che prima creavano problemi (soia, fibre, ecc...) e nei pazienti che sono affetti anche da gastrite evita una sovrapposizione di farmaci che danneggia la qualità della vita non solo per possibili effetti combinati, ma anche per i lunghi tempi di attesa tra un'assunzione e l'altra, rendendo complessa, specialmente al mattino, l'organizzazione di una normale giornata di lavoro e altri impegni. Inoltre, questa forma conferisce ai medici l'importante possibilità di prescrivere dosaggi intermedi, senza costringere il paziente ad improbabili sezionamenti della pasticca.
 

Come mai si arriva solo ora alla versione liquida di una molecola scoperta oltre un secolo fa, ovvero nel 1914? “Semplice”, spiega il direttore commerciale di Ibsa Enzo Lucherini, “questi sono farmaci che costano poco, circa 4/5 euro, e non tutte le aziende sono disponibili a fare ricerca e sviluppo su prodotti che non garantiscono un rapido rientro dagli investimenti. La nostra è stata una scelta strategica, legata al nostro motto 'Farmaci nella forma migliore': per fare passi di questo genere, ci vuole veramente un grande amore per il paziente”.
 

Parlando di tiroide, si è toccato anche il tema dello iodio, la cui mancanza è causa diretta di molte patologie. Su questo fronte, Ibsa è impegnata insieme alla Caritas e ai Gesuiti anche su un altro fronte, di grande attualità: “Dei migranti che arrivano in Italia", continua Lucherini, "molti provengono da paesi dove lo iodio scarseggia. Per questo doniamo dei farmaci che consentono di integrare iodio alle donne incinte che arrivano nel nostro paese con mezzi di fortuna: questo previene la possibilità che i loro figli nascano con gravi deficit intellettivi. Non sarà un gesto enorme, ma noi preferiamo fare piccole cose, purché siano concrete. Non la chiamerei 'beneficienza', come fanno alcuni, ma responsabilità sociale”.
 

L'ipotiroidismo è un problema molto diffuso anche in Italia. “Si stima che ne sia affetto circa un cittadino su 25”, spiega Lenzi, “e la causa più frequente è identificata nella tiroidite cronica autoimmune. La sintomatologia può essere sfumata, ma la patologia, se non identificata e trattata correttamente, si correla ad un aumentato rischio cardiovascolare, infertilità e complicanze gravidiche e fetali”.


“Per una volta, il mondo farmacologico e il paradigma del regolatorio (prima FDA, poi EMA, poi AIFA) si capovolge, perchè questa volta la novità terapeutica dall'Italia sbarca negli USA, successivamente ad una larga e diffusa sperimentazione sul campo”.

Tags:
endocrinologia ibsa america
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