Come il cervello lavora durante la notte per organizzare ricordi, gestire emozioni e garantire benessere fisico e mentale
Mentre il corpo riposa indisturbato, l’operoso cervello notturno purifica e potenzia le funzioni più nobili e sofisticate. I veloci cursori del crepuscolo, con perfetto sincronismo trasportano e collocano i ricordi, le memorie, le emozioni, nelle loro specifiche caselle con meticolosa precisione. Modulano ed aggiornano puntualmente l’archivio che ci porteremo tutta la vita, significativo l’accostamento tra gufi e allodole.
Un terzo della nostra vita la trascorriamo dormendo. Un bisogno irrefrenabile, incondizionato ed obbligato, apparentemente necessario per fare riposare il fisico piuttosto che il cervello. La nostra rete neuronale in quelle ore, distaccata dal contesto reale, quotidiano, approfitta per svolgere attività estremamente importanti, che difficilmente si possono attivare da svegli o immaginare.
È un po’ quello che succede in un ufficio, una fabbrica, una stazione ferroviaria, un aeroporto, un ospedale. Escono di scena gli operatori diurni, che svolgono il loro lavoro mattina e pomeriggio, e una volta ultimato l’orario di servizio, vanno via per ritornare il giorno seguente. In quella fase poco conosciuta e insignificante (per molti), subentrano nuovi specialisti che vanno a pulire, riordinare, archiviare. Partendo come ogni notte, da quanto lasciato, consumato e accumulato durante la convulsa giornata di lavoro dai precedenti lavoratori. Il mattino seguente, come se nulla fosse successo, si ritrova ogni cosa al suo posto, lucidata e pronta per il miglior uso.
Ma allora il sonno non equivale a riposo? Sì, soprattutto per il fisico, ma per il cervello un po’ meno, perché quest’ultimo approfitta, proprio come fanno i turnisti di notte, per svolgere delle attività specifiche in autonomia, così importanti da influenzare in maniera determinante la nostra vita. Tra le più importanti ricadute, la memoria e le emozioni. Incredibile ma vero. Come? Consolida la memoria, acquisendo quanto vissuto nel giorno o nei giorni precedenti, la riorganizza e l’archivia, così da tenerla pronta per essere richiamata quando serve. Seguono le emozioni, che tante volte sono associate a momenti particolari di sensibilità e di più facile rievocazione. Dolore, gioia, per esempio. Elimina residui da scartare, come si fa con la spazzatura, attraverso meccanismi complessi e complicati, anche da descrivere.
Prepara a gestire meglio lo stress e l’equilibrio emotivo. Consente al corpo di rimodulare ormoni, attenzionare il sistema immunitario, recuperare energie. Basta immaginare una giornata senza aver dormito, o riposato, poco e male. Difficoltà di concentrazione, irritabilità, smemoratezza, confusione, stanchezza, sonnolenza, svogliatezza. Bastano da soli questi esempi, senza entrare nel difficile a comprenderne le conseguenze. Per gli addetti ai lavori, quello che avviene a livello neurologico è la divisione in fasi distinte del sonno come si evidenzia dall’attività elettrica cerebrale. La fase “Non Rem” comprende l’addormentamento, il sonno leggero e il sonno profondo. Quest’ultimo importante per il recupero fisico, riduce e regola la frequenza cardiaca, ed altre funzioni riadeguando i consumi inutili durante l’abbandono nelle braccia di Morfeo.
Al sonno REM invece spettano compiti ancora più complessi e qualificati, con specifiche ricadute sui sogni, sul blocco muscolare durante la fase sognante, laddove si possono muovere solo gli occhi. Da qui la definizione di Rapid Eye Movement, REM appunto. In questa fase ciclica di sonno si lavora ai massimi livelli rimodulando memoria, emozioni, apprendimento. Ogni notte si alternano le caratteristiche varie fasi, denominate cicli del sonno, che in genere sono quattro, cinque per notte.
All’inizio del riposo notturno prevale il sonno profondo, verso le prime ore del mattino quello REM, quello dei sogni di cui al risveglio non è facile il ricordo. Se uno dorme poco, perde molto sonno REM, il che è progressivamente dannoso per la salute. Noi medici sappiamo i vari ambiti cerebrali che regolano veglia, sonnolenza, vigilanza, ritmo-sonno veglia. Così come siamo in grado di riconoscere e, ove possibile, curare le anomalie del sonno che condizionano inevitabilmente la qualità della vita.
Esistono momenti nella nostra esistenza che possono alterare il normale equilibrio notturno: ansia, stress, depressione, patologie internistiche, turni notturni. Patologie primarie, come la narcolessia, i cosiddetti colpi di sonno con afflosciamento del tono muscolare e sregolatezza nel ritmo sonno–veglia. L’apnea ostruttiva, con le sue pause respiratorie, è caratterizzata da russamento e interruzione frequente del regolare svolgimento del sonno, con inevitabili alterazioni del ristoro cerebrale. Il famoso sonnambulo vagante e terrorizzante esiste davvero? E se sì, come si può collocare in questo complesso funzionamento?
Alzarsi e allungare in avanti braccia e mani, camminando come uno zombi senza ricordare nulla di quanto accaduto al risveglio, è davvero possibile? In quel momento il corpo è sveglio, ma la mente è rimasta spenta. Quindi nessun collegamento tra i due versanti in quella difficile condizione che comporta rilevanti sconvolgimenti ai presenti e nessuna conseguenza agli involontari protagonisti. È vero che non devono essere bruscamente e brutalmente “svegliati”, ma accompagnati dolcemente al loro letto ed assistiti fino alla ripresa spontanea del sonno tranquillo o al risveglio fisiologico, senza rimarcare eccessivamente l’accaduto.
Le gambe senza riposo: un bisogno fastidioso e incontrollabile, quasi un distacco dal corpo, alimentato da un cortocircuito che produce strane sensazioni, estranee al nostro volere e alla nostra conoscenza. E cosa dire degli incubi? Urla, paura, agitazione, esplosioni brutali di sogni troppo coinvolgenti, quasi reali. E ancora insonnia e risvegli precoci. Senza addentrarci in altri labirinti onirici, possiamo chiederci se in questi casi esistono cure e come si può incidere sulla migliore qualità del sonno.
Sì, ovviamente. Intanto cosa non fare: evitare televisione, telefonini, computer prima di addormentarsi, così come caffè, attività fisica eccessiva, cibi abbondanti e grassi in particolare. Favorire un ambiente rilassante, stanza buia, fresca, confortevole, letto comodo, orario abituale, lettura, musica, rilassamento, senza pensieri sgradevoli, preoccupanti o reiteranti. Ansia e depressione da tenere in considerazione e da curare.
Inevitabile il curioso paragone tra gufi e allodole. Cosa centrano col sonno umano? Sono l’emblema di due categorie con modalità opposte di sonno. I gufi sono attivi di sera e di notte, hanno difficoltà a mantenere i ritmi routinari, a partire dal risveglio mattutino. Si ricaricano dal pomeriggio alla sera, periodi nei quali sono più brillanti e attivi. Le allodole, invece, si svegliano presto spontaneamente, senza fatica, dando il meglio di sé al mattino per poi calare nel pomeriggio e crollare la sera.
Riportato a noi umani, nei primi riconosciamo chi con fatica cerca di adeguarsi alla routine quotidiana tra scuola, lavoro, relazioni e svago. I secondi, invece, spariscono la sera per ricomparire la mattina presto, disturbando involontariamente chi ancora desidera riposo. Immaginarsi se un gufo e un’allodola possano mai condividere la stessa tana.

