“La fabbrica dei risvegli”: presentato all’Università eCampus di Roma il libro del Prof. Placido Bramanti - Affaritaliani.it

Medicina

Ultimo aggiornamento: 12:57

“La fabbrica dei risvegli”: presentato all’Università eCampus di Roma il libro del Prof. Placido Bramanti

Prof. Placido Bramanti : “Il risveglio non è un miracolo improvviso, ma un percorso lungo e fragile costruito ogni giorno”

di Federica Toscano

“La fabbrica dei risvegli”, presentato il libro del Prof. Placido Bramanti: dalla Sicilia un modello di eccellenza sanitaria tra cura e impegno civile

Si è svolta ieri, presso l’Università eCampus di Roma, la presentazione del libro “La fabbrica dei risvegli”, scritto dal professor Placido Bramanti, neurologo e figura di riferimento nel campo delle gravi cerebrolesioni e degli stati vegetativi.

Dopo i saluti istituzionali del Magnifico Rettore dell’Università eCampus, Enzo Siviero, sono intervenuti Marco Scotti, Direttore di Affaritaliani, Federico Iadicicco, Presidente Nazionale ANPIT e docente di Economia presso l’Università Pontificia Salesiana; Valerio De Luca, Presidente della Fondazione AISES ETS e Direttore Generale SPES Academy Carlo Azeglio Ciampi; Arianna Tarquini, Presidente Salute Plus APE-ETS ed editore della rivista Salute Plus. A moderare l’incontro è stato Cataldo Calabretta, docente di Diritto dell’informazione e della comunicazione presso l’Università eCampus.

La serata ha offerto numerosi spunti di riflessione, spaziando dalla dimensione strettamente medico-scientifica a quella socio-sanitaria, fino ai profili giuridici, informativi ed etici legati al tema del coma e degli stati di minima coscienza. Il “risveglio” è stato il fil rouge dell’incontro, ma non solo nella sua accezione più rassicurante. Il libro raccoglie storie vere: alcune segnate da esiti sorprendenti, altre drammaticamente ancorate alla realtà. Racconti di pazienti assistiti per anni dalle famiglie, incapaci di comunicare o muoversi; casi di recuperi dopo mesi o anni; vicende che invece non hanno avuto un lieto fine.

Il tema etico attraversa l’intero volume: la vita e il suo confine, le scelte difficili, il peso delle decisioni affidate ai familiari, i dubbi, la speranza e la sofferenza. Come ha sottolineato il Rettore Siviero, si tratta di "un libro che deve essere meditato".

Bramanti ha spiegato che l’idea del libro nasce da un episodio che segnò profondamente la sua carriera: da giovane medico si trovò a gestire un caso drammatico di coma, vivendo lo scontro tra necessità cliniche e dolore familiare. Da quell’esperienza maturò la decisione di dedicarsi allo studio e alla cura delle gravi cerebrolesioni.

Non è un’autobiografia né un’autoproclamazione”, ha precisato. "La fabbrica dei risvegli" è il racconto di un lavoro collettivo, di un’équipe che negli anni ha costruito in Sicilia un modello innovativo di assistenza e riabilitazione. "Io rappresento una squadra", ha ribadito, ricordando i professionisti che hanno condiviso il percorso.

Il “risveglio”, ha chiarito, non è mai un evento improvviso o spettacolare, ma un processo lungo, fragile, spesso imperfetto. Nel libro trovano spazio anche le riflessioni sul fine vita e sulle controversie che hanno segnato il dibattito pubblico, affrontate con rigore scientifico e senza semplificazioni.

Durante il dibattito è emerso con forza anche il ruolo dell’informazione sanitaria. Media, medici, istituzioni e cittadini, è stato sottolineato, fanno parte di un ecosistema complesso che deve basarsi sulla fiducia reciproca. Tre i criteri indicati dal Direttore Marco Scotti, per chi comunica in ambito medico: verificare che l’informazione sia scientificamente fondata; valutarne l’utilità per il pubblico; tradurre contenuti complessi in un linguaggio accessibile, evitando sensazionalismi e narrazioni miracolistiche.

Nel corso dell’incontro sono stati proiettati anche video realizzati per raccontare alcune delle vicende narrate nel libro. Come quella di Gemma, campionessa di rally che, dopo un grave incidente in cui perse il padre, racconta di averlo “incontrato” durante il coma e di essersi risvegliata con la consapevolezza che non c’era più. O la storia di Francesco, rimasto in stato vegetativo dopo un incidente stradale nel 2008, e della sua famiglia che ha trasformato la propria vita per assisterlo senza mai abbandonarlo.

Particolarmente toccante il caso di Brunetta Morabito, ferita gravemente in un’aggressione familiare: tre proiettili al volto, un lungo percorso chirurgico e riabilitativo, il sostegno costante del marito e del suo cane. Oggi Brunetta vive sotto protezione, simbolo di una rinascita che intreccia violenza, giustizia e resilienza.

Non è mancato un riferimento al contesto regionale. Bramanti ha parlato delle difficoltà strutturali con cui chi opera in Sicilia deve confrontarsi: burocrazia, lentezze amministrative, ostacoli che spesso scoraggiano le migliori energie. Il tema della fuga dei giovani talenti è emerso con forza. "Formiamo eccellenze che poi sono costrette ad andare via", è stato ricordato durante il confronto. In questo scenario, l’esperienza raccontata nel libro rappresenta un esempio concreto di resistenza e di possibilità: costruire e mantenere nel territorio un centro di eccellenza medico-scientifica capace di competere a livello nazionale e internazionale.

La “fabbrica” di cui parla il Prof. Bramanti è un luogo simbolico ma anche reale: un’attività che non si ferma mai, nemmeno nei giorni festivi, perché l’assistenza a questi pazienti non conosce pause. È il racconto di una vita dedicata ad altre vite, appese spesso a un filo sottilissimo.

Una serata intensa, ricca di informazioni e di testimonianze, ma soprattutto di interrogativi profondi. Sulla vita e sulla sua fine, sulla responsabilità collettiva e sulla possibilità di restare, costruire e investire nella propria terra. Proprio come ha fatto il Professor Bramanti, trasformando un’esperienza personale in un progetto condiviso e in un’eredità per le nuove generazioni.

 

Presentazione de “La fabbrica dei risvegli” del Prof. Placido Bramanti

L’intervista di Affaritaliani a Enzo Siviero, Magnifico Rettore dell’Università eCampus

Enzo Siviero, Magnifico Rettore dell’Università eCampus ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Si tratta di un libro speciale, capace di commuovere ed emozionare profondamente, perché accompagna il lettore dentro la delicata transizione tra quella che può sembrare una “non vita” e il ritorno alla vita. L’ho letto con grande partecipazione e ne sono rimasto toccato al punto da sentirmi coinvolto personalmente in questa esperienza”.

Conosco il professor Bramanti anche come docente in eCampus e credo che opere come questa meritino di essere conosciute e valorizzate molto di più. Il libro”, ha proseguito Siviero, “non affronta soltanto l’aspetto medico: accanto alla dimensione clinica emergono quella psicologica, sociale ed economica. E quando si parla di costi non si intende solo quelli monetari, ma soprattutto quelli emotivi, che ricadono sulle famiglie, sui medici, sulle persone coinvolte. Personalmente mi sono sentito arricchito da questa lettura. Come ho detto durante la presentazione, mi sono ritrovato in molte pagine del libro, nei momenti di slancio e in quelli di arresto, nella capacità di cadere e poi rientrare in gioco. È un testo che non va soltanto letto, ma meditato e interiorizzato”.

Mi ha colpito in particolare la storia della sportiva legata alla Targa Florio, che si ritrova improvvisamente a vivere la condizione opposta a quella della piena partecipazione alla vita attiva. L’incidente, la fase vegetativa, termine che resta difficile persino da pronunciare, diventano uno spunto per andare oltre. 'L’oltre dell’oltre', potremmo dire: una dimensione che supera il limite fisico e apre a una riflessione più profonda. Quando ci si trova in una condizione di grave cerebrolesione, la partecipazione alla vita pubblica e privata non è più scontata. Eppure, attraverso queste pagine, emerge la possibilità di uno spiraglio, di una luce, di un ponte verso qualcosa che va oltre l’immediato. Che si sia credenti o meno, resta la percezione di un passaggio, di una soglia che invita a riflettere sul senso ultimo dell’esistenza”, ha concluso Siviero.

Il Magnifico Rettore ha inoltre dedicato un pensiero all’Autore: “La morte come ponte verso una diversa forma di vita. La vita terrena è contingente e quella divina è eterna, ma vi è un’altra forma d’amore vita che sopravvive alla nostra morte. È ciò che lasciamo in questa terra . Non solo affetti anch’essi contingenti: un paio di generazioni e se ne ha memoria  spesso sbiadita . Ma i ricordi di ciò che abbiamo fatto . Di ciò che abbiamo promosso. Di ciò che abbiamo seminato . Delle tracce del nostro passaggio . Del vivere trasmesso a chi vivrà dopo di noi . É questa una filosofia del vivere eterno che anche se manifestamente non vera è comunque intrinsecamente verosimile. E così ogni giorno della nostra vita terrena può essere un nuovo giorno ultraterreno per noi stessi ma soprattutto per gli altri. Così l’attraversare il ponte della vita è l’imperativo categorico per continuare a vivere . Stige e Caronte siamo noi stessi . Vero o no lo affermo con forza, basta crederci per vivere in pace con se stessi”.

 

L’intervista di Affaritaliani a Federico Iadicicco, Presidente Nazionale ANPIT e docente di Economia presso l’Università Pontificia Salesiana

Federico Iadicicco, Presidente Nazionale ANPIT e docente di Economia presso l’Università Pontificia Salesiana, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Uno splendido racconto di vita vissuta, di un sogno coltivato fin dall’infanzia e realizzato nel corso degli anni: occuparsi delle persone che hanno più bisogno, dei malati, degli ultimi, di coloro di cui spesso nessuno vuole farsi carico, in particolare dei pazienti affetti da gravi patologie neurologiche".

"L’insegnamento che emerge con forza è che la propria felicità può essere costruita soprattutto attraverso la cura degli altri: prendersi carico dei pazienti, delle famiglie, delle loro sofferenze, cercando di alleviarle e costruendo attorno a loro un vero lavoro di squadra, un’équipe capace di trasformare un sogno che, per la Sicilia di allora, sembrava irrealizzabile e che oggi rappresenta ancora un fiore all’occhiello”, ha detto Iadicicco.

Sono storie di successi e di insuccessi dal punto di vista medico, ma tutte grandi successi umani. Si parte anche da un apparente fallimento: quello di Francesco, un ragazzo che, dopo un incidente, entra in coma, si risveglia ma non recupera completamente la mobilità. La famiglia decide di portarlo via, e il professore vive quella scelta come una sconfitta. Ma il tempo restituisce un’altra prospettiva: l’incontro successivo, la gratitudine del giovane, la riconciliazione con la famiglia trasformano quella che sembrava una sconfitta in una grande vittoria, quella di aver restituito la vita a un ragazzo. E poi c’è la storia, commovente, di un padre ormai prossimo alla fine e del suo bambino piccolissimo. Al piccolo viene regalato il sogno di un volo in elicottero con il papà sopra Messina, per vedere lo Stretto e il mare: un ultimo, intensissimo ricordo da custodire per sempre. Non solo cura del malato, dunque, ma attenzione ai desideri, ai sogni, alle aspettative di un bambino che ha potuto vivere un’esperienza unica accanto al proprio padre nel momento più difficile”, ha concluso Iadicicco.

 

L’intervista di Affaritaliani a Valerio De Luca, Presidente della Fondazione AISES ETS e Direttore Generale SPES Academy Carlo Azeglio Ciampi

Valerio De Luca, Presidente della Fondazione AISES ETS e Direttore Generale SPES Academy Carlo Azeglio Ciampi, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Sono emersi spunti che definirei quasi radicali, perché è stata posta al centro la questione essenziale del continuum tra vita e morte, tra risveglio, stato vegetativo e coma. Il dibattito non si è limitato alla diagnosi medica, ma ha toccato temi più ampi: le politiche sanitarie e pubbliche legate a queste condizioni, la sofferenza delle famiglie, il concetto stesso di cura e quello di welfare familiare. Si è arrivati fino alle grandi questioni giuridiche, spesso difficilmente risolvibili in modo definitivo, perché caratterizzate da una complessità normativa e da scelte politiche che rendono alcuni nodi, di fatto, indecidibili. Ho apprezzato in particolare la riflessione del professor Bramanti, maturata in una vita di esperienza, su ciò che accade dentro la stanza del paziente: lì si concentrano conflitti diversi, quello clinico, quello giuridico, quello politico, insieme al dolore della famiglia”.

C’è il momento in cui si deve decidere se sospendere o meno le cure; c’è il tema della volontà del paziente, da ricostruire quando non espressa chiaramente, e il peso che ricade sui familiari e sul giudice chiamato a interpretarla. In questi casi la volontà diventa quasi collettiva, frutto di una ricostruzione e di una mediazione, e rappresenta uno spartiacque delicatissimo. Si tratta di uno spaccato profondo della sofferenza umana che, tuttavia, nel concetto stesso di 'risveglio' lascia uno spiraglio di speranza: il tentativo di riportare la vita alla luce, di restituire all’uomo la sua dignità, rivelando l’umano all’uomo e a se stesso”, ha detto De Luca.

Resta poi il tema, altrettanto complesso, delle risorse e della sostenibilità del sistema sanitario. Il professore ha ricordato come l’assistenza possa comportare costi molto elevati, nell’ordine di centinaia di euro al giorno, e come le politiche pubbliche debbano confrontarsi con scelte di bilancio difficili. È un realismo che può apparire cinico, ma che nasce dalla necessità di garantire coperture e priorità all’interno di un sistema sanitario già fortemente sotto pressione. In definitiva, si tratta di questioni spinose che non possono essere delegate soltanto alla coscienza del medico, ma coinvolgono anche quella del giudice, del legislatore e, in senso più ampio, dell’intera comunità”, ha affermato in conclusione De Luca.