Medicina
La persona malata al centro del Servizio Sanitario Nazionale: una sfida ancora aperta
Dalla prevenzione all’umanizzazione delle cure: diritti, presa in carico globale e centralità del paziente in una sanità che cambia

La persona malata al centro del Servizio Sanitario Nazionale: una sfida ancora aperta dalla prevenzione all’umanizzazione delle cure
In una sanità in evoluzione, con l’Intelligenza Artificiale che vuole a buon ragione, il suo ruolo all’interno, si sta perdendo lentamente di vista, il protagonista assoluto a cui è diretto questo complesso impegno. La persona, malata o da proteggere dalle malattie prima che queste possano manifestarsi. La prevenzione! Nel Servizio Sanitario Nazionale, la centralità della persona o del paziente è un principio giuridico consolidato, che emerge da più livelli normativi, costituzionale, legislativo nazionale, europeo e bioetico.
Secondo questi netti riferimenti, il modello prestazionale non deve essere frammentato, ma concentrato e gestito secondo un termine particolare che è la presa in carico globale della persona: biologica, psicologica e sociale. La centralità dei percorsi personalizzati, la considerazione collegiale, vale a dire di tutti gli addetti ai lavori, verso un soggetto con bisogni complessi, mai rilegato a caso clinico.
L’umanizzazione delle cure è la parte qualificante del contatto tra malato e sanità: ambienti sanitari accoglienti e orientati alla dignità; attenzione alla comunicazione, all’ascolto e al tempo della relazione; supporto psicologico per pazienti e familiari; consenso informato presentato e spiegato per favorire decisioni consapevoli; coinvolgimento del paziente nei percorsi clinici; priorità alle scelte necessarie e urgenti; contatti con i familiari e, ove possibile, con il mondo del lavoro durante la degenza; presenza di parenti o caregiver nelle strutture sanitarie, in particolare per anziani e bambini. Un’accoglienza non più derogabile.
Incontri programmati col responsabile del reparto, della divisione e del responsabile del dipartimento. Confronto periodico con le associazioni di volontariato, dedicato alla tutela dei diritti del malato. Riduzione delle diseguaglianze tra livelli sociali, culturali ed economici, per l’accesso alle cure ed alle relative prestazioni sanitarie. Tutela in ogni senso verso i più fragili ed esposti a rischi di vario genere, con particolare riguardo ad anziani non autosufficienti o parzialmente autonomi.
Alle persone con ogni tipo di disabilità, soprattutto sul piano psicomotorio. Sono questi i passaggi che dovrebbero tutelare i malati nel loro complesso approccio con la sanità. Anello debole del sistema, appare come al solito la procedura del controllo e del controllore. Nessuna accusa al personale sanitario, tutte le professioni incluse. Ma se un non autonomo rimane da solo in un ambito ospedaliero, come può esprimere le sue eventuali osservazioni o segnalazioni, per sé e/o per altri nelle sue condizioni? E soprattutto a chi dovrebbe rivolgersi per superare il possibile involontario inconveniente? Il rapporto medico paziente, si sta modificando. A parte la riduzione delle figure sanitarie sul territorio, come si può rimediare a questo vuoto che le famiglie lamentano? A tutte queste domande non è possibile dare una risposta definitiva. Quel che è certo è che la sanità deve girarsi dal lato dei bisogni dei malati. Esistono dei rimedi che non sempre sono superabili dall’apporto di eventuali nuovi finanziamenti.
Occorre rispettare chi necessità di attenzioni e cure, consapevoli delle difficoltà che le famiglie sono costrette a superare giornalmente. Necessario se non obbligatorio passare dalla teoria alla pratica, fino a quando ciò sarà possibile. Prima che tutto sia inutile e dannoso.

