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Medicina
Lettera aperta al ministro Speranza. "Basta testare farmaci sugli animali"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Mariangela Corrieri, Presidente dell'Associazione Gabbie Vuote ODV di Firenze, indirizzata al ministro della Salute, Roberto Speranza.

Egregio Ministro Speranza,

come lei sa, le università di Parma e di Torino stanno predisponendo esperimenti su sei macachi, reclusi nello stabulario dell’Università di Parma. Verrà loro provocata una lesione alla corteccia visiva primaria mediante un intervento chirurgico, in tal modo saranno resi ciechi, con un livello di sofferenza che si prevede grave. La sperimentazione durerà cinque anni, al termine dei quali saranno anestetizzati e sottoposti ad eutanasia, come ha dichiarato al Corriere della Sera il prof. Marco Tamietto, responsabile scientifico del progetto Light Up. Il prof. Thomas Hartung, già direttore dell'ECVAM (European Center for the Validation of Alternative Methods), il Centro Europeo per la Validazione dei Metodi Alternativi, in una conferenza tenuta nel Palazzo di Montecitorio, ha dichiarato che le prove che i test realizzati sugli animali siano validi anche per gli umani non ci sono. Ha affermato altresì che il 97 per cento degli esperimenti sugli animali fallisce poi sull'uomo e che le reazioni avverse ai medicinali, testati su animali, sono la quarta causa di morte dopo l'infarto, il cancro e l'ictus. Di ciò è ben consapevole la legislazione europea che incentiva l'applicazione di metodi alternativi. È altresì da aggiungere che, a quanto scrivono gli organi di stampa, ci sono degli umani ciechi, affetti dalla patologia del Blindsight, che si sono offerti come "cavie" per realizzare gli esperimenti, nella speranza di riacquistare in qualche misura la vista. È da ricordare che, a quel che ho letto, esperimenti sugli umani sono stati già condotti da alcuni studiosi (Poeppel, Held, Frost) nel 1973, perché ripeterli dopo 46 anni sui macachi? Perché l'Unione Europea ha stanziato due milioni di euro, una ghiotta ricompensa a cui non si vuole rinunciare? Per non parlare poi delle pubblicazioni che saranno fatte dai ricercatori (meritano davvero questo titolo???), che spianeranno la strada alla loro carriera accademica. Margherita Hack, con grande saggezza, si chiedeva: ci domandiamo se gli animali hanno una coscienza, dovremmo piuttosto chiederci se noi umani abbiamo una coscienza.

Augurandoci un suo veloce intervento porgiamo distinti saluti.

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