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Medicina
Usa, ok della Dea per produrre cannabis nelle aziende private

Dopo più di 50 anni, il governo federale americano, attraverso un contratto con il  National Institute on Drug Abuse (NIDA), ha dato il via libera  per produrre la cannabis per scopi medici e scientifici in laboratori privati.

È una decisione importante che accelererà  gli studi sulle possibili terapie per il trattamento di dolori cronici e da chemioterapia, sclerosi multipla e malattie mentali.

“E’ una decisione quasi storica”, ha detto il direttore esecutivo della Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies (MAPS),  Rick Doblino, che ha guidato la ricerca su altri farmaci Schedule 1, la classe più restrittiva delle sostanze controllate, ritenute ancora farmaci praticamente illegali.

Oltre un terzo degli americani vive in uno Stato in cui la marijuana per uso personale è legale e più di 30 stati hanno programmi sull’uso medico.

Nonostante ciò la cannabis rimane ancora illegale e gli scienziati non sono ancora autorizzati a utilizzarla per la  ricerca clinica.

La nuova decisione della DEA non risolve l’incoerenza tra le leggi federali e statali, ma dà ai ricercatori una nuova pipeline approvata a livello federale per più prodotti e varietà di cannabis. E la speranza è di nuove scoperte per usi sanitari differenziati.

Finalmente è stato abbattuto il “monopolio" federale che ha bloccato per decenni quegli scienziati che volevano coltivarla per uso farmaceutico.

Nel 2001, il dottor Lyle Craker, un biologo vegetale, ad esempio aveva chiesto per la prima volta una licenza per coltivare marijuana per la ricerca. Ma soltanto quindici anni dopo il governo federale ha risposto a questa richiesta e ad altre ma in maniera negativa..

"Il monopolio della NIDA è stato principalmente il motivo per cui abbiamo marijuana medica negli Stati Uniti, ma non abbiamo marijuana medica attraverso la FDA", afferma Doblin di MAPS. "È un cambiamento fondamentale quello di poter avere lo sviluppo di farmaci attraverso forniture da privati”.

Restano ancora alcune barriere.

Le poche aziende che presto otterranno dalla DEA l’ok per coltivare cannabis hanno un mercato grande di ricercatori che chiedono la possibilità legale di studiare le proprietà scientifiche e il potenziale medico della pianta.

Biopharmaceutical Research Company, ad esempio,  un’ azienda che presto coltiverà cannabis con una licenza DEA , ha già decine di accordi in essere con ricercatori statunitensi ed è in contatto con istituzioni accademiche, produttori di farmaci e aziende biotecnologiche.

“È sicuramente un grande passo nella giusta direzione perché l'industria si sta muovendo molto più velocemente di quanto lo siamo nella ricerca", dicono molti professori e sanitari.

Nonostante ciò non è ancora affatto facile studiare la cannabis, perché i ricercatori hanno bisogno di una licenza speciale quando lavorano con un farmaco Schedule 1 e le sovvenzioni per condurre questi studi sono difficili da ottenere.

E’ curioso poi vedere come nonostante l'uso diffuso della marijuana negli Stati Uniti, la ricerca sul potenziale medico di altri farmaci della Tabella 1 come l'ecstasy sia molto più avanti rispetto alla cannabis che dovrebbe essere messa al di fuori dei farmaci Schedule 1.  Ma per questo i tempi non sono ancora maturi.

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