Marco Ferdico torna al centro di una nuova inchiesta giudiziaria. L’ex capo della Curva Nord dell’Inter, già coinvolto nei filoni milanesi sulle attività illecite nel tifo organizzato e sull’omicidio di Vittorio Boiocchi, compare infatti anche nella maxi operazione coordinata dalla Dda di Catanzaro contro la ‘ndrangheta vibonese. Un nuovo capitolo che si innesta su una vicenda giudiziaria già molto pesante e che negli ultimi due anni ha fatto emergere i legami tra mondo ultras, traffici criminali, droga e rapporti con ambienti della criminalità organizzata.
Il nuovo fronte: Ferdico nella maxi operazione della Dda di Catanzaro
Tra i 54 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia figura dunque anche Marco Ferdico, 40 anni, difeso dall’avvocato Mirko Perlino. A suo carico, secondo quanto emerso, vengono contestati i reati di associazione di stampo mafioso e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L’inchiesta calabrese non riguarda le curve di San Siro, ma la presunta piena operatività della cosiddetta “Locale dell’Ariola” e, in particolare, della ‘ndrina riconducibile alle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne, nel Vibonese, attive nei comuni del comprensorio delle Serre Vibonesi. L’operazione è stata coordinata dalla Procura distrettuale di Catanzaro e condotta dalla I Divisione dello Sco, dalla Squadra mobile di Vibo Valentia e dalla Sisco di Catanzaro. Sul campo sono stati impiegati circa 350 uomini, con il coinvolgimento di assetti specializzati del Servizio centrale operativo, di diverse Squadre mobili, delle Unità operative di primo intervento, del Reparto prevenzione crimine, di unità cinofile antiesplosivo e antidroga, di artificieri, specialisti della Polizia scientifica e del Reparto volo.
Secondo quanto riferito, il coinvolgimento di Ferdico nell’operazione riguarderebbe in particolare gli aspetti legati al traffico di stupefacenti. Il suo nome emerge dunque in un contesto diverso ma non del tutto scollegato dalle ricostruzioni investigative che a Milano avevano già descritto un sistema in cui il mondo ultras si intrecciava con dinamiche criminali più ampie.
Chi è Marco Ferdico: ex leader della Nord coinvolto nell’inchiesta “Doppia Curva”
Ferdico era uno dei capi e portavoce della Curva Nord interista, figura centrale nel direttivo ultras assieme ad Andrea Beretta. Già nell’autunno del 2024 il suo nome era finito tra quelli principali dell’inchiesta sul tifo organizzato milanese, quella che ha acceso i riflettori sui presunti rapporti illeciti nelle curve di Inter e Milan e su un sistema di gestione del potere interno agli spalti fatto di affari, intimidazioni e relazioni opache.
All’epoca le intercettazioni lo collocavano stabilmente nel cuore delle dinamiche della Nord. Nelle conversazioni, Ferdico faceva riferimento a diversi nomi del mondo Inter, da Hakan Calhanoglu a Nicolò Barella, fino a Milan Skriniar, Giuseppe Marotta e Simone Inzaghi. In particolare, era emerso il suo tentativo di incontrare Inzaghi nei primi mesi del 2023 per avere dei “consigli” sulla gestione della squadra in una fase complicata della stagione.
Successivamente aveva ammesso un precedente per droga, spiegando: “In curva ci sono molti pregiudicati, anche io e Andrea Beretta lo siamo. Io ho riportato una condanna per droga in un’inchiesta di dieci anni fa”. E aveva aggiunto che, da allora, non avrebbe più avuto altri precedenti, distinguendo tra i reati da stadio e quelli commessi fuori dal contesto del tifo.
Uno dei filoni più delicati dell’indagine milanese riguardava anche i contatti tra i capi ultras e l’ambiente nerazzurro. Ferdico aveva minimizzato la natura di quei rapporti, sostenendo che poteva capitare di trovarsi “nello stesso locale, nello stesso ristorante”, ma negando un legame di amicizia vero e proprio. Eppure negli atti dell’inchiesta si evidenziava come, secondo le sue stesse affermazioni, Calhanoglu avrebbe dovuto trascorrere in agosto una serata con la propria famiglia insieme a quella di Antonio Bellocco. Sempre secondo la ricostruzione investigativa, Ferdico avrebbe incontrato il calciatore turco ricevendo in dono magliette ufficiali poi consegnate ad Antonio Bellocco. Sul tema delle maglie, Ferdico aveva anche spiegato pubblicamente che non servivano “per la collezione”, ma venivano date ai volontari della curva o messe in palio, sostenendo che questo fosse noto anche alla società e ai giocatori.
La condanna in abbreviato e il processo per l’omicidio Boiocchi
Il quadro si è poi aggravato ulteriormente. Ferdico risulta già condannato in abbreviato per uno dei filoni dell’inchiesta “Doppia Curva” e, allo stesso tempo, è a processo a Milano per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, storico capo ultrà interista ucciso a colpi di pistola il 29 ottobre 2022 sotto casa, nel capoluogo lombardo. Sul delitto Boiocchi le indagini della Dda milanese, coordinate dal pm Paolo Storari e sviluppate dalla Squadra mobile della Polizia, hanno progressivamente ricostruito un contesto di faide interne, lotte di potere e interessi economici attorno al merchandising e ad altri business della curva. A cambiare il quadro sono state soprattutto le dichiarazioni di Andrea Beretta, ex leader della Nord e poi collaboratore di giustizia, che ha ammesso il ruolo di mandante dell’omicidio.
Nel maggio 2025 Pietro Andrea Simoncini, uno dei due presunti esecutori materiali del delitto, ha a sua volta confessato davanti al pm Storari di aver preso parte all’omicidio: ha dichiarato di essere stato lui alla guida dello scooter, indicando invece Daniel D’Alessandro, detto “Bellebuono”, come colui che avrebbe sparato. D’Alessandro, bloccato in Bulgaria e poi estradato in Italia, aveva invece scelto di non rispondere davanti alla gip Daniela Cardamone.
In quel passaggio processuale anche Marco Ferdico, il padre Gianfranco Ferdico e Cristian Ferrario si erano inizialmente avvalsi della facoltà di non rispondere. Secondo quanto emerso successivamente, però, anche Ferdico avrebbe poi ammesso le proprie responsabilità in uno degli interrogatori davanti ai magistrati milanesi.
Il presunto ruolo logistico nel delitto Boiocchi
Nelle ricostruzioni investigative, Ferdico viene indicato come una figura chiave sul piano organizzativo. Sarebbe stato infatti l’uomo incaricato di reperire le “basi logistiche”, un Fiat Ducato e i cellulari criptati utilizzati nel contesto dell’omicidio. Un ruolo tutt’altro che secondario, dunque, nella preparazione del delitto. Sempre secondo gli atti, la somma di 50mila euro sarebbe stata consegnata da Beretta a Gianfranco Ferdico per l’omicidio. In questo quadro, le ammissioni di Marco Ferdico sono state ritenute particolarmente rilevanti anche per chiarire alcuni aspetti ancora oscuri dell’esecuzione, a partire dalla ricerca dell’arma utilizzata e dalla definizione più precisa dei moventi.
Un ulteriore elemento emerso dalle indagini riguarda un primo tentativo di agguato, fallito a metà ottobre 2022. Daniel D’Alessandro sarebbe arrivato una prima volta in Lombardia dalla Calabria, ma il piano si sarebbe fermato dopo una perquisizione effettuata a casa di Ferdico dagli investigatori impegnati su altri reati comuni. Quel controllo avrebbe spaventato gli indagati, convinti di essere sotto osservazione, rallentando così l’operazione che si sarebbe poi concretizzata il 29 ottobre.
Il legame con Bellocco e la scalata criminale alla Curva Nord
Per capire la posizione di Ferdico bisogna anche inserirla nel quadro più ampio della trasformazione della Curva Nord negli ultimi anni. Ferdico faceva parte del direttivo assieme ad Andrea Beretta e ad Antonio Bellocco, rampollo dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta, ucciso il 4 settembre 2024 dallo stesso Beretta. La Dda di Milano ha letto quella stagione come una fase di progressiva scalata della criminalità organizzata dentro le dinamiche della curva interista. Un processo culminato in omicidi, regolamenti di conti e in una serie di filoni investigativi che hanno riguardato non solo l’associazione a delinquere, ma anche estorsioni, usura, fatture false e gestione dei business collegati al tifo.
La rapina di Ripalta Cremasca e l’autoaccusa come “basista”
A questa vicenda si è aggiunto, nel 2025, un altro capitolo: quello della rapina aggravata avvenuta il 10 giugno 2022 fuori da un ristorante di Ripalta Cremasca, in provincia di Cremona. In un verbale, Ferdico si è autoaccusato di essere stato il “basista” dell’aggressione, cioè la persona che fornisce informazioni e supporto organizzativo per rendere possibile il colpo. Davanti ai pm ha spiegato di essere lì “per chiudere tutti i capitoli aperti” che lo riguardavano. In quel verbale ha raccontato che in quel periodo lui e Daniel D’Alessandro erano “assidui consumatori di cocaina” e avevano bisogno di denaro per continuare ad acquistarla. La vittima, definita “persona facoltosa” conosciuta bene da Ferdico, venne attirata in trappola e, una volta uscita dal ristorante, aggredita con una pistola puntata al volto e pestata. Il bottino fu composto da un orologio di lusso e cinque bracciali d’oro per un valore complessivo di circa 120mila euro.
Secondo la versione resa agli inquirenti, D’Alessandro sarebbe stato l’esecutore materiale dell’agguato assieme a un’altra persona, un bulgaro mai identificato. Ferdico ha riferito che la rapina era stata organizzata anche perché D’Alessandro aveva un pesante debito per droga e che la refurtiva fruttò 15mila euro a testa in contanti. Dopo questi verbali, la Procura di Cremona ha chiuso le indagini per rapina aggravata nei confronti di Ferdico e dello stesso D’Alessandro.
Le ammissioni rese da Ferdico in vari interrogatori hanno portato alcuni organi di stampa a ipotizzare una collaborazione con la giustizia. Su questo punto, però, i suoi legali hanno diffuso una nota molto netta. Gli avvocati Mirko Perlino e Jacopo Cappetta hanno smentito “categoricamente” che Ferdico sia un collaboratore di giustizia, sostenendo che il loro assistito si sarebbe limitato ad ammettere alcuni addebiti mossi nei suoi confronti e che questa circostanza non sarebbe in alcun modo equiparabile allo status di pentito o collaboratore dello Stato.

