Bossetti: "Rifate il test dna. Vorrei incontrare i genitori di Yara. Ricerche online sulle 13enni? Generate automaticamente" - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 07:29

Bossetti: "Rifate il test dna. Vorrei incontrare i genitori di Yara. Ricerche online sulle 13enni? Generate automaticamente"

Il condannato all’ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio torna a parlare a Porta a Porta: contesta il Dna, nega le ricerche porno su minorenni e ammette le bugie. “Chi ha ucciso Yara? Vorrei saperlo anche io”

di Giorgio d'Enrico

Bossetti: "Rifate il test dna. Vorrei incontrare i genitori di Yara. Ricerche online sulle 13enni? Generate automaticamente"

“Vorrei un incontro con i genitori della povera Yara. Guardandomi negli occhi, capirebbero che non sono l’assassino”. Così Massimo Bossetti, condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, è tornato a parlare pubblicamente nel corso di un’intervista a Porta a Porta, incalzato dalle domande di Bruno Vespa.

La tredicenne  era scomparsa a Brembate di Sopra nel novembre 2010 e ritrovata senza vita il 26 febbraio 2011 a Chignolo d’Isola, nel Bergamasco. Bossetti, detenuto nel carcere di Bollate, ha ribadito ancora una volta la propria innocenza.

Bossetti: "Rifate il test del dna: se è il mio taccio per sempre"

Nel corso dell’intervista, Bossetti ha insistito sulla richiesta di una nuova analisi genetica, mettendo in discussione la prova centrale del processo. “Questo dato scientifico lo metto in discussione perché non mi è stata data la possibilità di poterlo ripetere. Mi dicono che l’esame è irripetibile”. "Se me lo concedessero e venisse fuori che sono stato io, tacerò per sempre e mi chiudete a vita". Alla domanda su chi abbia ucciso Yara, la risposta è stata netta e al tempo stesso elusiva: “Questo vorrei saperlo anche io”.

Il cellulare spento e le spiegazioni confuse: "Non avevo l'adattatore"

Bossetti ha tentato di chiarire anche uno degli elementi più discussi dell’inchiesta, ovvero il telefono rimasto spento dalle 17.45 del giorno dell’omicidio fino alla mattina successiva. Una spiegazione già emersa in passato e ribadita anche in tv: “Ero a casa e non avevo l’adattatore”. Una versione che, anche durante l’intervista, è apparsa frammentaria.

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Le ricerche online: “Mai cercato video di tredicenni, ricerche generate in automatico”

Sul fronte delle ricerche pornografiche emerse nel processo, Bossetti ha ammesso di aver visitato siti porno, ma ha negato con decisione di aver cercato materiale legato a minorenni. “I miei consulenti mi hanno spiegato che certe stringhe di ricerca sono generate in automatico dal computer”. Alla richiesta di spiegazioni su come potessero comparire immagini di ragazzine durante la navigazione, ha risposto: “Non posso spiegarlo, non riesco a spiegarlo perché, come ripeto, io sono negato a livello informatico”. In un altro passaggio ha ribadito: “Il mio tecnico ha ribadito che sono tutte ricerche prodotte in via automatico e non sono digitate da operatori umani”.

Bossetti: "Io il Favola? Le bugie più grossolane sono arriavte dall'accusa"

Bossetti ha anche ammesso di aver mentito più volte, affrontando direttamente il tema del soprannome “il favola”, attribuitogli per le versioni contraddittorie fornite nel tempo. “Ho detto bugie, ma sempre con un valido motivo, e comunque le più grossolane sono arrivate da parte dell’accusa”. Ha raccontato di essersi assentato spesso dal cantiere dicendo di avere “dei tumori al cervello” e di doversi recare al San Raffaele: “L’ho detto perché non venivo pagato da diversi mesi e mi è saltata in testa questa balla per fare altri lavori”. Anche alla moglie avrebbe mentito sulla frequentazione di un centro estetico vicino alla casa di Yara: “Non mi sembrava opportuno dirlo vista la situazione economica”.

Perchè Bossetti si rifiuta di uscire dal carcere con i permessi

Pur potendo usufruire di permessi, Bossetti non è mai uscito dal carcere. Alla domanda se avesse paura del contatto con la gente, ha risposto: “No, non ho paura. Rifiuto tutto perché vorrei uscire a testa alta, senza dover accettare un permesso o un beneficio. Non accetto di dover uscire per qualcosa che mi viene regalato”. Ha inoltre confermato che la moglie, Marita Comi, non va più a trovarlo: “Mia moglie non viene più a trovarmi perché sono nate incomprensioni tra di noi. A parte la scoperta, come sapete tutti, dei tradimenti. Preferisco un chiarimento a quattr’occhi fuori dal contesto carcerario”.

Diversa la situazione con i figli, che continuano a fargli visita: “Mi sostengono con coraggio. Il mio cuore viene alimentato dalla loro forza. Ma nessuno può ridarmi tutti gli anni persi, io non riesco a immaginarmi un futuro”. Attualmente Bossetti lavora quattro ore al giorno come metalmeccanico all’interno del carcere di Bollate. Un’attività che considera fondamentale: “Il lavoro è importante per un detenuto, anche per tenerlo lontano dai cattivi pensieri”.

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