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Milano
Aggressioni con acido: Levato consapevole, ha voluto danneggiare vittime
Martina Levato e Alexander Boettcher

Martina Levato "ha prestato piena adesione ai propositi aberranti del suo compagno" Alexander Boettcher "indicando i nomi dei giovani con i quali aveva avuto effusioni sentimentali, per poi partecipare alle aggressioni, con la piena consapevolezza di cio' che stava facendo e con la ferma volonta' di ledere l'integrita' fisica delle persone aggredite".

Lo scrive la quinta sezione penale della Cassazione spiegando perche', il 7 dicembre scorso, ha reso definitive le condanne per la 'coppia dell'acido' e del loro complice Andrea Magnani. La "capacita' di intendere e di volere" della ragazza "non era stata intaccata dal malsano rapporto di soggezione che legava Levato a Boettcher": l'imputata "partecipo' alla ricerca delle vittime (talora con appostamenti), si assicuro' la via di fuga attraverso l'uso di spray urticante, realizzo' le aggressioni alle vittime consapevolmente e con l'intenzione di causare il maggior danno possibile con i lanci di acido indirizzati al viso", ricordano i giudici di piazza Cavour citando la sentenza d'appello, osservando che "nessun rilievo puo' assumere il fatto che le aggressioni stesse fossero riconducibili all'affermazione di un potere di Boettcher sull'imputata ovvero sul percorso di 'purificazione' di quest'ultima".

La Suprema Corte, con due sentenze depositate oggi, ricorda "l'estrema gravita' dei fatti" contestati a Levato e Boettcher, "connotati da peculiare violenza e distruttivita'", nonche' la "realizzazione di condotte connotate da insensibilita' e superamento dei piu' elementari sentimenti di compassione e di immedesimazione nelle sofferenze altrui", e la "spaventosa gravita' dei danni patiti dalle persone offese". Per questo, il trattamento sanzionatorio e' stato ritenuto "adeguato", nonostante le lievi riduzioni di pena disposte dalla Corte rispetto alla sentenza d'appello, conseguenti all'eliminazione del reato di associazione a delinquere: le conclusioni delle sentenze di merito, scrive la Cassazione "non danno conto della sussistenza dei requisiti della fattispecie associativa" e, in particolare, dell'"indeterminatezza del programma criminoso che distingue il reato associativo dall'accordo che segna la distinzione con il concorso di persone nel reato".

L'individuazione del programma criminoso "come volto all'eliminazione dell'identita' di 'tutti i soggetti che si erano sessualmente approcciati' a Martina Levato - osservano i giudici di piazza Cavour - rinvia all'evidenza ad un ambito che, per quanto possa essere ampio, non e' comunque indeterminato". Per Levato, dunque, la pena definitiva e' di 19 anni e mezzo di reclusione, per Magnani pari a 8 anni, 9 mesi e 10 giorni, mentre per Boettcher e' di 21 anni di carcere. 

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