Torna al centro del dibattito politico il tema della “legge speciale per Milano”, un’idea che circola da anni ma che nelle ultime settimane è stata rilanciata da più fronti. Il punto di partenza è condiviso: Milano è considerata il principale motore economico del Paese e, per questo, avrebbe bisogno di strumenti più flessibili rispetto a quelli oggi previsti per un comune ordinario.
L’idea è quella di riconoscere alla città una forma di autonomia rafforzata – amministrativa, finanziaria e statutaria – sul modello già previsto per Roma Capitale. Non un privilegio, nelle intenzioni dei promotori, ma un adeguamento istituzionale al ruolo che Milano già svolge a livello nazionale e internazionale.
La proposta della Lega: modifica della Costituzione
Il progetto più strutturato sinora, almeno sul piano formale, è quello presentato dal senatore Massimiliano Romeo. Il disegno di legge costituzionale depositato nell’agosto 2025 punta a inserire Milano in un regime speciale direttamente in Costituzione. Nel testo si prevede che il Comune possa disporre di una “speciale autonomia amministrativa, statutaria e finanziaria”, con competenze rafforzate in ambiti chiave: urbanistica, sviluppo economico, innovazione, attrazione di investimenti e relazioni internazionali. In concreto, questo significherebbe maggiore libertà nella pianificazione del territorio, nella gestione delle attività economiche e nella definizione di politiche urbane, con la possibilità – ad esempio – di semplificare i permessi edilizi o intervenire direttamente su leve di sviluppo locale. Il disegno di legge prevede anche un Tavolo permanente tra Comune, Città metropolitana e Regione Lombardia per coordinare il trasferimento di competenze e risorse.
Un percorso lungo e complesso
Proprio la natura costituzionale della proposta rappresenta però il principale ostacolo. L’iter previsto dall’articolo 138 richiede due approvazioni per ciascuna Camera e, in alcuni casi, un referendum confermativo. Al momento, infatti, il testo è fermo alla fase iniziale: presentato ma non ancora entrato nel vivo del confronto parlamentare. Più che una riforma imminente, si tratta di una cornice politica ambiziosa ma ancora tutta da costruire.
La via del Pd: città metropolitana e legge ordinaria
Accanto alla proposta leghista si è sviluppato un percorso diverso, promosso dal Partito Democratico lombardo, in particolare dall’ex sindaco di Brescia Emilio Del Bono. Qui cambia l’impostazione: non solo Milano città, ma l’intera area metropolitana. L’obiettivo è affrontare problemi che travalicano i confini comunali – trasporti, casa, infrastrutture – rafforzando la governance su scala più ampia. La strada scelta è quella di una legge ordinaria dello Stato, quindi più rapida e concreta rispetto alla modifica costituzionale. Tra i punti chiave: maggiore autonomia finanziaria, poteri più incisivi nella pianificazione e l’ipotesi di introdurre l’elezione diretta del sindaco metropolitano.
Sala: “Servono strumenti, non privilegi”
Il sindaco Giuseppe Sala si muove su una linea pragmatica. Più che entrare nel dettaglio delle soluzioni giuridiche, insiste sulla necessità di dotare Milano di strumenti adeguati alle responsabilità che già oggi sostiene. “Alla città si chiede tanto”, ha spiegato, citando in particolare il tema della casa e delle politiche sociali, che in altre città europee sono accompagnate da risorse più consistenti. Sala spinge per una soluzione condivisa e bipartisan, evitando che la legge speciale venga percepita come un privilegio per Milano, ma piuttosto come un investimento utile all’intero Paese.
L’intreccio con l’autonomia differenziata
Dal fronte regionale, il presidente Attilio Fontana si è detto favorevole alla legge speciale, ma ha rilanciato il tema dell’autonomia differenziata. Secondo Fontana, serve coerenza: non si può chiedere più poteri per Milano e allo stesso tempo opporsi al rafforzamento delle competenze delle Regioni. Il rischio, in questa lettura, è quello di creare un sistema disomogeneo.
Legge speciale, perché sì: le ragioni economiche e industriali
A spingere per una legge speciale non è solo la politica. Anche il mondo economico, rappresentato da realtà come Assolombarda, sottolinea la necessità di strumenti più rapidi e coordinati. Milano e la sua area sono uno dei principali poli industriali e tecnologici d’Europa, ma spesso si trovano a fare i conti con procedure lente e frammentate. Un esempio emblematico: aziende che, per espandersi, devono confrontarsi con più comuni e normative diverse. La legge speciale, in questa prospettiva, servirebbe a semplificare e coordinare, migliorando competitività e capacità di attrarre investimenti.
Nonostante il consenso di principio, restano diversi punti critici. Il primo riguarda il perimetro: limitarsi al Comune o estendere la riforma all’intera area metropolitana significa scegliere due modelli di città diversi. Il secondo nodo è quello delle risorse: tutti parlano di maggiore autonomia finanziaria, ma i meccanismi concreti sono ancora poco definiti. Il terzo riguarda il rapporto con le altre riforme, in particolare l’autonomia differenziata, che potrebbe sovrapporsi o entrare in conflitto con una disciplina speciale per Milano.

