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Milano
Covid un anno dopo, Gori: "Oggi non c'è paura ma stanchezza"
Giorgio Gori

Covid un anno dopo, Gori: "Oggi non c'è paura ma stanchezza"

 

“Era domenica 23 febbraio 2020 quando ci vennero comunicati i primi due casi all’ospedale di Alzano, poi ho letto recentemente che invece ce n’era stato uno all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo che però non contarono in quel momento. Noi pensammo che era strano che dalla Cina potesse arrivare così vicino a casa nostra, ma anche Alzano e Nembro che sono a 5 km da Bergamo ci sembravano comunque lontani. Finimmo quella sera di quella domenica tutti i sindaci, follemente, in un’assemblea della Sala del Centro Congressi in video-collegamento con Fontana e Gallera, tutti senza mascherina, tutti in una stanza, senza alcuna percezione del rischio che stavamo affrontando”. Così il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa su Rai3, ricordando quei giorni di un anno fa in cui vennero diagnosticati i primi casi di Coronavirus in Italia.


Sulla situazione attuale e gli affollamenti degli ultimi giorni: “Ho la sensazione che la gente non abbia più paura e alla paura si sia sostituita la stanchezza. L’idea che comunque questo numero di 300 morti al giorno sia ‘accettabile’ come lo sono credo 100 ragazzi morti sulle strade ogni fine settimana e che però non ci portano a decidere di non andare più per strada. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci guidi, io ho fatto più volte appello al buonsenso, alla prudenza dei miei cittadini, ma serve qualcuno che ci dica cosa si può fare. E credo che sia difficile in queste ore deciderlo, so che c’è una discussione anche tra Governo e Regioni, perché c’è la novità delle varianti, dei nuovi ceppi che arrivano da altri paesi, e sembra che non siano più pericolosi ma sono più velocemente trasmissibili e quindi è probabile che il numero dei contagi torni a salire. Allora è giusto mettere di nuovo tutta l’Italia sotto una campana di vetro come ha proposto per esempio Ricciardi? Io ho dei dubbi su questo. “Chirurgicamente” si può fare: per esempio questa settimana la regione Lombardia ha messo in zona rossa quattro comuni, sembrava impossibile un anno fa che la Regione decretasse la zona rossa e invece questa cosa si è fatta. E forse si può anche pensare a delle chiusure selettive per province purché siano tempestive”.


Sul piano vaccinale: “Questa settimana abbiamo lavorato concretamente sulla selezione dei luoghi per le vaccinazioni e l’aspettativa è che sia possibile davvero almeno da aprile cominciare quella fase più massiva con popolazione anche al di sotto dei 65 anni. L’importante è che arrivino i vaccini e non ci siano troppe limitazioni. Per esempio ho accolto positivamente la notizia che il vaccino Astrazeneca andrà almeno fino ai 65 anni perché non c’era ragione di stare al di sotto di questa soglia e dovrebbe arrivare anche Johnson & Johnson, più semplice, una sola dose, e quindi con possibilità di praticarlo anche fuori dagli ospedali. Dobbiamo far capire ai cittadini che siano a poche settimane dall’arrivo”


Sul nuovo Governo e su cosa si potrebbe e dovrebbe fare adesso: “Devo pensare che il Governo stia facendo quello che va fatto, anche nei rapporti contrattuali con i fornitori dei vaccini e nel fare in modo che un piano vaccinale nazionale venga declinato correttamente dalle Regioni. Sono molto fiducioso in questo Governo e in questo Presidente del Consiglio che parla poco e dice che parlerà quando avrà fatto delle cose. Gli chiedo - ma lo sa già - di dare assoluta priorità alla salute degli italiani e di essere quanto mai efficace nel perseguirla”


Sulla gestione della vicenda Covid oggi: “Penso che ci voglia la capacità di non inseguire il virus ma anticiparlo. All’inizio eravamo i primi e gli altri ci guardavano. In questo caso arriviamo con qualche settimana di ritardo. Credo che si debba avere il coraggio di prendere anche qualche decisione impopolare se si ritiene che serva”


Sull’alleanza tra PD e M5S: “Si parla molto dell’alleanza PD e M5S, io credo che la strategia di un partito non dovrebbe partire dalle alleanze ma da quello che si vuol fare, dai propri valori, dagli interessi che si intendono rappresentare. Dei Cinque Stelle penso che siano un’esperienza politica declinante che ha ancora una forte rappresentanza parlamentare al di là delle espulsioni, ma che nel Paese abbia perso molto consenso, credo due terzi dei consensi che aveva. Allora io penso che per il PD il problema prioritario non sia quello quanto dove vogliamo andare e come vogliamo riconquistare la fiducia degli italiani posto che un partito che sta tra il 18 e il 20% non ha possibilità di vincere le prossime elezioni e cambiare il paese”.

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