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C’era una volta Mara Carfagna. Ancora. Qualche giorno fa ho scritto un commento, in questo mio Pinocchio radiofonico, nel quale dicevo che la vita è proprio strana, e la politica è specchio di questa stranezza. Fino a qualche anno fa la Carfagna era l’emblema del maschilismo imperante. E’ andata in Parlamento perché andava a letto con Silvio Berlusconi, dicevano. E’ una donna senza qualità, dicevano. E’ la velina, dicevano. E giù battutine da parte degli uomini e cipiglio e ditino alzato da parte delle femministe di sinistra. Adesso la Carfagna sgrida Salvini e si mette del rossetto sotto l’occhio inventandosi comunque una campagna contro la violenza sulle donne decisamente potente, e diventa eroina e leader. Ora, dopo che ho scritto questo commento, sulla bacheca di Facebook si sono verificate le seguenti distinzioni. Quelli di destra che dicono: eh, vedete, ai tempi eravate degli stupidi a prendervela con lei. Quelli di sinistra che dicono: eh, in effetti la Carfagna è proprio brava. Quelle di sinistra, e sottolineo quellE: a noi la Carfagna ci sta comunque sul piloro perché è entrata in Parlamento perché andava a letto con Berlusconi. Mi vien da fare un’altra riflessione: fin quando non si ammetterà che in una guerra alcune vittime (e la Carfagna è una di queste, secondo me), sono state ingiuste, non si sarà mai nel giusto fino in fondo. E questa cosa vale anche per la guerra contro Berlusconi.
