Dove sono finiti i milanesi? Una città attrattiva, tra identità in trasformazione e borghesia silente - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 11:55

Dove sono finiti i milanesi? Una città attrattiva, tra identità in trasformazione e borghesia silente

In 10 anni oltre metà della popolazione è cambiata, la borghesia storica è silente e la politica fatica a parlare con chi ama davvero la città

di Fabio Massa

Dove sono finiti i milanesi? Una città attrattiva, tra identità in trasformazione e borghesia silente 

Il sindaco Sala ogni tanto la butta là: ma dove si è nascosta la borghesia milanese illuminata? Un esempio concreto arriva dal presidente della Fondazione Ca’ Granda, Marco Giachetti. Tra i suoi progetti, il divieto di vendere il patrimonio agricolo del Policlinico di Milano – il più grande d’Europa – e la creazione di un piccolo museo con i quadri dei benefattori.

Chi oggi frequenta il Policlinico trova nomi e volti sulle coperture dei cantieri, simbolo di uno spirito di comunità storicamente presente tra i più abbienti. Questa borghesia c’è, ma è ormai silente, intervenendo solo quando sollecitata. La domanda resta: perché la politica non dialoga con questi cittadini attivi sui progetti della città? Perché non la coinvolge sui singoli progetti? Dove si è interrotto il filo della comunicazione?

"Il miglior milanese è chi non è nato a Milano"

Il milanese migliore, diceva Montanelli, è quello che non è nato a Milano. Milanese non è chi ha i genitori e i nonni con l’F205 nel codice fiscale, ma chi sogna Milano e ama Milano con i suoi difetti e i suoi tanti pregi. Anche figure come Lucia Tozzi e Gianni Barbacetto, pur non originari, possono essere considerati “milanesi veri”.

Se però, come dicono i dati, oltre metà degli abitanti è cambiato negli ultimi 10 anni, occorre che la politica ragioni sul senso di comunità, perché il turnover è stato rapido e assai significativo dal punto di vista percentuale. Questo dato statistico (il fatto che la metà degli abitanti di Milano è cambiato) è stato fornito da Pierfrancesco Maran nel suo piano casa, tre anni fa, in base ai dati dell’anagrafe e dell’Istat: al 1° gennaio 2024, Milano contava circa 1,37 milioni di residenti di cui solo il 38% di loro abita in città da almeno 15 anni. Il restante 62% ha acquisito la residenza in tempi recenti: tra questi, appena 167.000 sono nati a Milano, mentre oltre 700.000 provengono da altre regioni o da paesi stranieri.

Il futuro di Milano sono i "giargiana"

Certo, c’è da considerare che ci sono i milanesi che sono andati e poi tornati, ma il dato è comunque impressionante. Non necessariamente negativo, perché vuol dire che Milano è attrattiva malgrado tutte le narrazioni apocalittiche. Ma forse la politica dovrebbe farsi è se questa metà della popolazione abbia a cuore Milano, se ne abbia colto il senso profondo di città che dà tutto ma che ha bisogno che le venga restituito in termini di idee per la collettività, di impegno, anche di polemica e critica, quando viene il momento. 

E il momento è adesso, quando si approssima l’inizio della discesa dall’apogeo, con l’inflazione cittadina a livelli estremi, la casa inaccessibile, la piena occupazione ma con stipendi medi e le aziende che soffrono per il clima di incertezza internazionale e per la fine della droga del 110% e del PNRR (qui, al solito, alla Zes non ci ha pensato nessuno tranne l’ottimo Guido Guidesi che si è inventato le Zis). Dunque la domanda dell’inizio: dove sono finiti i milanesi? Con tutta probabilità sono andati ad abitare nell’hinterland. E forse, il futuro passa proprio dai “giargiana”.

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