Milano
“Due strade verso la prosperità”: Europa e Cina nel nuovo saggio di Mokyr, Greif e Tabellini
Perché l’Europa nel '900 si è imposta sulla Cina storicamente più avanzata? Gli autori analizzano il tema della Grande Divergenza spiegando come cultura, istituzioni e organizzazione sociale influenzino lo sviluppo economico

“Due strade verso la prosperità”: Europa e Cina nel nuovo saggio di Mokyr, Greif e Tabellini
Alla fine del primo millennio dopo Cristo, chi avesse osservato il mondo da una prospettiva globale avrebbe difficilmente immaginato che l’Europa sarebbe diventata, nei secoli successivi, il centro economico e politico del pianeta. Intorno all’anno 1000, infatti, la Cina appariva nettamente più avanzata sotto quasi ogni profilo. La sua popolazione era raddoppiata rispetto all’inizio dell’VIII secolo, raggiungendo circa cento milioni di abitanti, mentre l’Europa occidentale faticava appena a recuperare le perdite demografiche seguite al crollo dell’Impero romano. Le grandi città cinesi non avevano equivalenti in Occidente: Kaifeng, capitale della dinastia Song, superava il milione di abitanti, una scala urbana semplicemente inconcepibile per l’Europa medievale.
Sulla base di questo fatto storico si staglia la riflessione di Joel Mokyr, premio Nobel per l'economia 2025, Avner Greif e Guido Tabellini, autori del nuovo saggio "Due strade verso la prosperità”, nel quale viene analizzato il tema della Grande divergenza, ovvero il processo socioeconomico attraverso il quale il mondo occidentale, in particolare l'Europa, superò i vincoli alla crescita tipici del mondo premoderno emergendo nel XIX secolo come la più avanzata e potente civiltà del mondo, eclissando altre civiltà storicamente importanti come ad esempio quella cinese, che rappresenta l'altra "strada" nell'analisi del libro.
Come è possibile dunque che dalla situazione precedentemente citata il mondo occidentale ne sia uscito nettamente rafforzato e leader indiscusso del panorama mondiale? Il testo analizza le radici storiche della Grande Divergenza tra Europa e Cina, sostenendo che essa non dipende da un singolo fattore, ma dall’interazione di cultura, organizzazioni sociali e istituzioni politiche nel lungo periodo. Sebbene l’importanza di queste differenze sia dibattuta, la loro presenza costante nelle fonti storiche ne conferma la rilevanza. Nel tempo, tali differenze si sono rafforzate seguendo traiettorie di sviluppo distinte.
L’analisi si inserisce in una vasta letteratura interdisciplinare che attribuisce un ruolo centrale alle strutture familiari e ai valori culturali. In particolare, il contrasto tra valori comunitari (prevalenti in Cina) e valori universalistici (affermatisi in Europa) ha influenzato il modo in cui le società hanno organizzato la cooperazione. In Cina questa cooperazione si è sviluppata soprattutto all’interno dei clan di parentela, mentre in Europa si è estesa progressivamente a organizzazioni tra non imparentati, come corporazioni, gilde, città autonome, università e Chiesa.
Il ruolo delle organizzazioni sociali nella costruzione della modernità
Le diverse forme di organizzazione sociale hanno interagito in modo distinto con lo Stato. In Cina, la precoce affermazione di uno Stato unitario forte ha portato a un sistema giuridico e amministrativo concepito dall’alto, in cui i clan svolgevano funzioni locali ma senza ottenere rappresentanza politica. In Europa, invece, la frammentazione politica e la debolezza iniziale dei sovrani hanno favorito uno sviluppo dal basso delle istituzioni giuridiche e politiche, fortemente influenzato dalle corporazioni. Ciò ha contribuito alla nascita del principio dello Stato di diritto, all’uguaglianza formale davanti alla legge e, nel tempo, a istituzioni politiche più inclusive, come i parlamenti.
La Chiesa cattolica e le città autonome ebbero un ruolo cruciale in questo processo europeo. La Chiesa, organizzata come una corporazione sovranazionale, indebolì i legami di parentela estesa e rafforzò la frammentazione politica, fungendo da contropotere rispetto allo Stato. Le città autonome, grazie al controllo territoriale e fiscale, ottennero diritti politici in cambio di risorse, contribuendo all’evoluzione della rappresentanza politica e della capacità fiscale degli Stati europei. In Cina, al contrario, né i clan né le città ebbero un ruolo politico paragonabile.
Queste differenze istituzionali ebbero conseguenze di lungo periodo sullo sviluppo economico. In Europa, le corporazioni favorirono l’accumulazione del sapere, la nascita dei mercati finanziari, il commercio a lunga distanza e modelli produttivi capitalistici basati sul lavoro salariato e sugli incentivi all’innovazione. Questo contesto rese possibile la Rivoluzione industriale. In Cina, invece, l’istruzione e la produzione di conoscenza rimasero fortemente orientate agli obiettivi dello Stato e alla stabilità sociale, limitando l’innovazione scientifica e tecnologica e riducendo l’attrattiva delle innovazioni che risparmiavano lavoro.
Intorno alla metà dell’Ottocento, l’Europa dominava la scena economica e politica mondiale, mentre la Cina appariva stagnante e incapace di innovare. Il reddito pro capite cinese era ormai una frazione di quello dei principali paesi europei. La Rivoluzione industriale aveva trasformato le economie del Continente, sostenuta da Stati-nazione dotati di istituzioni relativamente inclusive e di una forte capacità fiscale. In Cina, invece, la capacità dello Stato si era progressivamente indebolita: il gettito fiscale era sceso a livelli minimi e le istituzioni politiche restavano rigidamente autocratiche.
Gli autori dunque mettono l'accento sul fatto che la cultura influenza lo sviluppo economico e istituzionale non solo in modo diretto, ma anche attraverso il suo radicamento nelle organizzazioni sociali, che tendono a persistere nel tempo e a riprodurre i valori su cui si fondano. Le esperienze storiche di Europa e Cina mostrano come piccole differenze iniziali possano innescare processi cumulativi di divergenza di lunga durata. Pur concentrandosi su questi due casi, l’analisi offre spunti più generali sul problema centrale della formazione dello Stato: estendere la cooperazione oltre i legami locali e familiari, una pratica che risulta più agevole nelle società dotate di valori universalistici e di organizzazioni capaci di sostenere la cooperazione tra estranei.
Gli autori: "Le istituzioni e lo sviluppo economico sono forgiati dalla cultura"
“La nostra prospettiva”, scrivono Greif, Mokyr e Tabellini, “non solo contribuisce a spiegare la Grande Divergenza tra Europa e Cina, ma getta luce più in generale anche sul modo in cui l’evoluzione delle istituzioni e il processo di sviluppo economico siano forgiati dalla cultura e dall’organizzazione interna della società. I diversi assetti sociali di Cina ed Europa hanno influenzato anche lo sviluppo economico, e ciò è avvenuto in vari modi. La ragione per cui l’Europa superò la Cina nel XVIII e XIX secolo è che la Rivoluzione industriale ebbe luogo in Europa e non in Cina. Ovviamente ciò non fu dovuto al caso, e le organizzazioni sociali contribuiscono a spiegare il fenomeno”. “La storia della Cina e quella dell’Europa nel secondo millennio”, concludono gli autori, “illustrano il modo in cui le differenze iniziali nei tratti culturali prevalenti, o le specifiche circostanze storiche che portarono a innovazioni culturali (come, per esempio, una nuova norma introdotta da un’autorità religiosa), possano mettere in moto una serie di trasformazioni a cascata e di lunga durata in ambito culturale, sociale e istituzionale”.
In una recente intervista al Corriere Joel Mokyr ha detto la sua sulla situazione socioeconomica attuale in Europa: "L’ultima cosa al mondo di cui mi preoccupo sono gli standard di vita in Europa. Lo dico sempre ai miei studenti: una delle cose sorprendenti dell’Europa di oggi è che sostanzialmente la povertà è scomparsa. Ci sono persone più povere di altre, ma la povertà vera, quella di chi non sa come si procurerà il suo prossimo pasto, non c’è più. Penso che una parte dell’enorme successo dell’Europa dopo il 1945 sia il dividendo della pace. Le nazioni europee erano sotto l’ombrello nucleare americano e, di conseguenza, hanno smesso di destinare risorse alle spese militari e hanno investito in altre cose. Ciò ha portato a un’accelerazione della crescita economica. È un processo iniziato alla fine degli anni Quaranta e durato fino a circa il 1970. Ora gli europei non si fidano degli Stati Uniti e dunque dovranno spendere di più per la propria difesa. Questo avrà un costo.
Ma questi costi supereranno i benefici di un ordine di grandezza". E con riferimento alla situazione cinese ha aggiunto: "I cinesi possono innovare, stanno innovando, innoveranno di più. E io dico che più innovazione c’è e meglio è, perché l’innovazione non resta solo in Cina. Ha ricadute in Occidente così come le innovazioni occidentali in passato sono state adottate in Cina. Se i cinesi trovano un modo di fare la fusione nucleare o sviluppano un’intelligenza artificiale migliore o producono un vaccino diverso per l’influenza, staremo meglio anche noi. Quello che conta è il flusso di servizi e beni che raggiungono i consumatori. Gli economisti lo sanno dai tempi di Adam Smith. Guai a dimenticarlo».
Gli autori
Avner Greif è professore emerito di Lettere e Scienze della Bowman Family Endowed e professore di Economia alla Stanford University. Joel Mokyr, premio Nobel per l’Economia nel 2025, è Robert H. Strotz Professor di Arti e Scienze e professore di Economia e Storia alla Northwestern University, e Sackler Professor alla Eitan Berglas School of Economics dell’Università di Tel Aviv. Guido Tabellini è titolare della cattedra Intesa Sanpaolo di Economia politica e vicepresidente dell’Università Bocconi di Milano.
“Due strade verso la prosperità - Mille anni di cultura e istituzioni in Europa e in Cina” di Avner Greif, Joel Mokyr e Guido Tabellini
Egea, 2026 – pp. 648 – € 39,00 – Nelle librerie italiane dal 29 gennaio












