Il referendum sulla giustizia non è stato solo un passaggio politico nazionale. A Milano e in Lombardia ha prodotto un effetto più profondo, quasi carsico: ha rimesso in discussione equilibri considerati consolidati e ha riaperto scenari in vista delle Comunali 2027 e delle Regionali 2028. Il dato che emerge con più forza è uno: il campo di gioco si è ristretto. E, soprattutto, si è spostato.
Milano, la partita si gioca al centro (e vale centomila voti)
A Milano il referendum ha confermato una tendenza già nota ma ora più evidente: la città si decide al centro. Politico e geografico. Come evidenzia il Corriere della Sera, ci sono “centomila voti che potrebbero cambiare i destini della città”, quelli dell’area riformista. È lì che si concentrano le attenzioni di entrambi gli schieramenti. Un’area che ha evidenziato la propria peculiarità con il voto in controtendenza nel Municipio 1. Il centrodestra, che parte da una posizione di inseguimento, guarda soprattutto ad Azione. Il partito di Carlo Calenda, formalmente nella maggioranza che sostiene Beppe Sala, resta però interlocutore aperto anche per Forza Italia.
Il segretario provinciale di Azione, Francesco Ascioti, lo ha detto chiaramente al Corriere: “Si vince con i voti del centro riformista, soprattutto in una città dove da lustri si eleggono sindaci civici e non politici”. Una linea condivisa anche da Italia Viva. Ivan Scalfarotto parla della necessità di costruire “una casa riformista” milanese che tenga insieme Azione, l’area civica e il mondo moderato: un progetto che potrebbe tradursi anche in una lista unitaria.
Ma nel centrosinistra la lettura non è univoca. C’è chi, come Giuseppe Roccisano (Sinistra Italiana), rivendica il valore di una proposta più identitaria e sottolinea come il voto abbia mobilitato un elettorato rimasto lontano dalle urne per anni. Ancora più netto Pierfrancesco Majorino, che definisce “fuorviante” la corsa al centro: “Non c’è bisogno di un candidato moderato ma di un programma radicale” sui temi sociali come casa e sanità.
Nel Pd milanese si prova a tenere insieme le due anime. Il segretario Alessandro Capelli parla di un “centrosinistra largo e credibile”, mentre il sindaco Giuseppe Sala rivendica un dato politico chiave: “Il No ha stravinto nelle periferie e ha vinto di meno in centro”.
Sul fronte opposto, il centrodestra accelera. La parola d’ordine è una sola: allargare. La Lega spinge per individuare rapidamente il candidato sindaco, mentre Forza Italia guarda con attenzione proprio a quel bacino centrista che nel Municipio 1, come ricorda Alessandro Sorte, alle politiche valeva il 23%. E non è un caso, osserva lo stesso Sorte nell’intervista a Il Giorno, che “il Sì a Milano abbia vinto proprio nel Municipio 1, quello del centro”. Fratelli d’Italia, con Marco Osnato, riconosce la complessità della situazione: “Ci sono difficoltà del centrodestra nel dare una prospettiva politica”.
Lombardia, da roccaforte del centrodestra a terreno contendibile?
E la Lombardia? Qui il centrosinistra intravede uno spiraglio. Nonostante la vittoria del Sì, il margine si è ridotto e soprattutto nelle città il No ha prevalso in modo netto. Emilio Del Bono, coordinatore del laboratorio Lombardia 2028, parla di un segnale chiaro: “La forbice inizia ad assottigliarsi, con un divario 53 a 47%”, ha detto a Il Giorno. Tradotto: la partita può riaprirsi. Sulla stessa linea Silvia Roggiani: “In Lombardia il margine tra il Sì e il No è stato più ristretto rispetto a Veneto e Friuli. Segno che la distanza tra le coalizioni si sta riducendo”. Un dato che viene letto anche in chiave sociale e politica: esiste una parte di elettorato “orfano”, non più rappresentata pienamente dal centrodestra.
Ma il centrodestra respinge questa lettura. Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega, ribatte: “Sono trent’anni che a sinistra raccontano che la Lombardia è contendibile, ma i risultati li smentiscono sempre”. Eppure, anche nel campo conservatore qualcosa si muove. Le indiscrezioni raccontano di una possibile ridefinizione degli equilibri: la Lega potrebbe esprimere il candidato governatore nel 2028, con nomi come Corbetta o Guido Guidesi, mentre Forza Italia guarderebbe a Milano e Fratelli d’Italia ad altri dossier nazionali. Un risiko politico ancora tutto da definire, ma che dimostra come il voto referendario abbia riaperto i giochi anche a livello regionale.

