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Equalize, gli indagati chiedono di spostare il processo da Milano a Brescia: tutto nasce da una storia di presunte corna

Il filone relativo alla giudice Carla Ranieri potrebbe fare da apripista. Sullo sfondo anche le posizioni delle grandi aziende finite nell’indagine

Equalize, gli indagati chiedono di spostare il processo da Milano a Brescia: tutto nasce da una storia di presunte corna
tribunale milano

L’inchiesta Equalize potrebbe diventare anche una battaglia sulla competenza territoriale. Due avvocati coinvolti nel procedimento milanese sulla presunta rete di dossieraggi illegali hanno infatti chiesto che l’intero fascicolo venga trasferito da Milano a Brescia. Una mossa che, secondo quanto riportato dal Giornale, potrebbe aprire un nuovo fronte giudiziario all’interno dell’indagine che coinvolge decine di persone e numerose aziende.

La richiesta di trasferimento a Brescia

A presentare l’istanza sono Pasquale Annicchiarico e Matteo Danielli, legali dello studio Dentons di Milano, per anni consulente legale di Eni. Entrambi risultano indagati nell’inchiesta coordinata dalla Procura milanese sulla presunta centrale di hackeraggi e dossier abusivi riconducibile a Equalize. La richiesta formale di spostamento del procedimento è già stata respinta dalla Procura di Milano, ma i due avvocati sono pronti a rivolgersi al procuratore generale della Cassazione. L’obiettivo è ottenere il trasferimento dell’intero procedimento a Brescia, sostenendo che esista una connessione stretta con un filone già passato per competenza alla magistratura bresciana.

La vicenda della magistrata Carla Ranieri che fa da apripista

Si tratta della vicenda che vede protagonista Carla Ranieri. La magistrata, all’epoca presidente della Prima sezione civile della Corte d’Appello di Milano, avrebbe chiesto agli uomini del gruppo di raccogliere informazioni sul marito e su una presunta relazione extraconiugale. Secondo gli atti citati nell’inchiesta, la giudice sospettava un tradimento e voleva verificare i rapporti economici tra il marito e una donna ritenuta la possibile amante. In particolare, Ranieri avrebbe chiesto i cosiddetti “bancari”, cioè controlli sui movimenti patrimoniali e sui conti correnti, nel tentativo di capire se vi fossero trasferimenti di denaro o elementi utili a confermare la relazione sentimentale sospettata.

Secondo la Procura di Brescia, però, la magistrata non avrebbe richiesto direttamente accessi abusivi alle banche dati riservate delle forze dell’ordine o del sistema fiscale. Sarebbero stati invece gli operatori di Equalize ad andare oltre l’incarico ricevuto. Nel provvedimento con cui è stata chiesta l’archiviazione, i pm bresciani spiegano infatti che gli uomini del gruppo avrebbero effettuato autonomamente accessi allo Sdi — il Sistema di indagine interforze utilizzato dalle forze di polizia — e a Puntofisco, recuperando informazioni che Ranieri non avrebbe espressamente domandato. Per i magistrati bresciani, dunque, la richiesta formulata dalla giudice rientrerebbe nel perimetro della cosiddetta “istigazione non accolta”, formula che ha portato alla richiesta di archiviazione della sua posizione.

È proprio questo passaggio che oggi viene utilizzato dai difensori degli altri indagati per sostenere che anche il resto dell’inchiesta Equalize dovrebbe essere trattato a Brescia. Gli avvocati Annicchiarico e Danielli sostengono infatti che tra il fascicolo Ranieri e il procedimento milanese esista una connessione strettissima: stessi protagonisti, stessi sistemi di acquisizione abusiva di dati e medesimo contesto investigativo. Da qui la richiesta di trasferire il procedimento fuori da Milano. Una scelta che, secondo le difese, garantirebbe un approccio differente rispetto alla linea seguita finora dalla Procura milanese.

Alla finestra anche le grandi aziende coinvolte

L’inchiesta Equalize continua intanto ad allargarsi. Oltre ai vertici della presunta rete di dossieraggi, risultano coinvolti anche manager, professionisti e grandi aziende, alcune delle quali finite sotto accusa ai sensi della legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle società. Tra i nomi emersi figurano Eni, Erg, Barilla e la stessa Dentons. Le contestazioni riguardano presunte attività di spionaggio illecito commissionate ai danni di dipendenti, concorrenti, giornalisti e soggetti privati. Il possibile trasferimento del procedimento a Brescia viene visto da parte delle difese come una possibilità di ottenere un approccio giudiziario differente rispetto a quello adottato finora dalla Procura milanese.