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La Lombardia dopo Milano-Cortina: la vera medaglia è costruire futuro

Dopo il successo delle Olimpiadi invernali serve una visione politica chiara: passare dal turismo dell’evento al turismo come economia stabile

La Lombardia dopo Milano-Cortina: la vera medaglia è costruire futuro
Barbara Mazzali

Milano-Cortina 2026 non può essere una parentesi luminosa destinata ad accendersi per poche settimane e poi spegnersi con la cerimonia finale. Sarebbe un errore di prospettiva. I Giochi non sono soltanto una vetrina sportiva: sono una soglia. Ci obbligano a decidere che cosa vogliamo diventare.

La vera medaglia, per la Lombardia, non sarà soltanto quella conquistata dagli atleti. Sarà ciò che resterà dopo: infrastrutture utili, territori più connessi, servizi migliori, una montagna più accessibile, imprese più forti, comunità locali più protagoniste. La legacy olimpica non si misura nei comunicati celebrativi, ma nella vita concreta dei territori quando i riflettori internazionali saranno spenti.

Per questo serve una visione politica chiara: passare dal turismo dell’evento al turismo come economia stabile. Milano è già una capitale globale, capace di attrarre business, moda, design, cultura e grandi manifestazioni. Ma la forza della Lombardia non sta in un solo luogo. Sta nel sistema. Sta nella capacità di collegare Milano alla Valtellina, i laghi alle città d’arte, i borghi alla montagna, l’enogastronomia all’artigianato, lo sport alla salute, la natura all’innovazione.

Milano-Cortina deve essere un acceleratore, non un punto di arrivo. Deve aprire una stagione nuova, nella quale la Lombardia smette di raccontarsi per frammenti e si presenta al mondo come una destinazione unica, plurale, potente. Una regione che non si limita ad accogliere visitatori, ma li accompagna dentro un’esperienza. Perché oggi il turismo non è più solo pernottamento, arrivi o fotografie davanti a un monumento. Il turismo è identità, emozione, economia diffusa. È il modo in cui un territorio trasforma la propria anima in valore.

La Lombardia non deve inseguire un turismo qualsiasi. Non ci interessa moltiplicare numeri senza qualità, né importare modelli che consumano i luoghi invece di farli crescere. Il turismo che vogliamo costruire è stabile, intelligente, sostenibile nel senso più concreto del termine: capace di generare reddito per le comunità, lavoro qualificato per i giovani, opportunità per le imprese, tutela per il paesaggio, orgoglio per chi vive nei territori. La montagna lombarda, in questo disegno, non deve essere trattata come una cartolina invernale. Deve diventare un laboratorio di futuro. Un luogo dove sperimentare nuovi modelli di mobilità, accoglienza, sport, benessere, formazione e servizi. La Valtellina e le nostre valli non possono essere raccontate solo nei giorni delle gare: devono entrare in una narrazione permanente, capace di attrarre visitatori tutto l’anno. Non solo neve, ma cammini, ciclovie, terme, vino, cucina, borghi, artigianato, silenzi, autenticità.

È qui che la politica deve dimostrare serietà. Le Olimpiadi passano, le comunità restano. Se resteranno soltanto strutture isolate, senza una strategia, avremo perso un’occasione storica. Se invece sapremo mettere insieme infrastrutture, promozione, formazione, digitale, investimenti privati e qualità dell’accoglienza, allora Milano-Cortina sarà davvero un’eredità e non solo un ricordo.

Il punto decisivo è costruire una filiera turistica matura. Alberghi, ristoranti, guide, maestri di sci, artigiani, produttori agricoli, commercianti, operatori culturali, trasporti, comuni e istituzioni devono sentirsi parte dello stesso disegno. Il turista contemporaneo non compra più un luogo: compra un racconto credibile. Cerca coerenza tra ciò che vede, ciò che mangia, ciò che vive e ciò che porta a casa.

Questa è la vera sfida politica: trasformare il turismo in una grande infrastruttura sociale ed economica. Non un settore minore, non intrattenimento, non semplice promozione. Il turismo è lavoro, formazione, identità, presidio dei territori, lotta allo spopolamento, valorizzazione delle imprese locali. È una forma moderna di sviluppo, se governata con visione.

Milano-Cortina può consegnare al mondo un’immagine nuova della Lombardia: non solo locomotiva economica, non solo regione del fare, ma terra capace di unire efficienza e bellezza, impresa e paesaggio, modernità e radici. Una regione europea non perché imita gli altri, ma perché sa essere se stessa con ambizione internazionale. La vera medaglia olimpica sarà questa: fare in modo che Milano-Cortina non resti un grande evento archiviato negli album fotografici, ma diventi l’inizio di una Lombardia più forte, più attrattiva, più connessa e più consapevole del proprio valore. Una Lombardia capace di accogliere il mondo senza dimenticare se stessa.

di Barbara Mazzali – Consigliere regionale Forza Italia