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Milano
Formigoni: “La riforma della sanità di Maroni? Rispetta la mia rivoluzione”

di Fabio Massa

“La riforma della sanità? I principi della mia rivoluzione sono stati rispettati”. Roberto Formigoni, ex governatore, commenta con Affari il dibattito sulla sanità in Lombardia. E su Milano: “Passera? Giusto ascoltarlo”. L’INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Senatore Formigoni, partiamo dalla sanità. Siamo alle battute finali della riforma lombarda. Che cosa ne pensa?
Intanto vorrei dire che vedo con piacere che i principi rivoluzionari della mia riforma sono tutti stati confermati. La mia rivoluzione è stato uno dei pochi esempi di buongoverno del centrodestra in questi 20 anni.

Rivoluzione non è un po’ troppo?
No, assolutamente. Sono stati davvero principi rivoluzionari: per esempio abbiamo introdotto il principio della libertà di scelta. Prima il cittadino poteva andare a recarsi solo dove gli diceva il burocrate. Noi abbiamo detto al cittadino: vai dove vuoi tu, dove scegli tu. Un principio apprezzatissimo dai cittadini. Un principio che si sta confermando.

Intanto si discute di quante devono essere le nuove AST e dell’assessorato unico
Tecnicalità, principi organizzativi sui quali si può discutere all’infinito. Se la maggioranza, e in questa c’è Ncd, ritiene di procedere in un senso o nell’altro non ci saranno problemi. E poi ci possono essere modifiche in aula. Per quanto riguarda l’assessorato unico, il principio non è affatto sbagliato. Ci ponemmo anche noi il problema, ai tempi: non fu la Lega a sollecitarlo come sbagliando dice Maroni.

E quindi?
Il problema è che il confine tra sanità e sociale è molto labile, mettere tutto insieme aveva e ha un senso. Trattarli in un unico assessorato non è sbagliato. L’obiezione è una ma importante: se la sanità da sola occupa l’80 per cento delle risorse, questo superassessorato andrebbe oltre il 90 per cento. Il che vuol dire nominare un assessore ma anche due sottosegretari. Alla fine si torna a una gestione non unitaria.

Parliamo di politica. Dopo la vittoria in Liguria sembra che quello sia il modello per far rinascere il centrodestra.
In Liguria ha vinto la coalizione della quale è parte anche il Nuovo Centrodestra. In Lombardia Ncd è al governo in maniera significativa. Se si vuole ricostruire il centrodestra i punti forti sono questi. Primo: il modello di questi 20 anni è finito. Non si può pensare a una ricostruzione ma a una nuova costruzione. Secondo: è chiaro che oggi c’è il fenomeno nuovo e positivo delle liste civiche, che si spiegano con un nuovo protagonismo della società civile. Ce lo insegna il caso di Brugnaro a Venezia, dove - sarebbe bene ricordarlo - in un primo tempo Forza Italia e Lega Nord si erano opposti. La verità è che se si vuole costruire qualcosa di nuovo bisogna mettere insieme tutti i partiti che lo vogliono ma anche i protagonismi della società civile.

E poi c’è il programma.
Più che fondamentale è il programma. Occorre ragionare insieme su quelle che sono le priorità. Senza nascondersi le differenze che pure ci sono. Su un tema come l’Euro e l’Europa, ad esempio, ci sono differenze che io giudico non insormontabili.

La sfida più rilevante del 2016 è senza dubbio quella del Comune di Milano.
Come si diceva, il primo punto è il programma. Che cosa vogliamo per una Milano devastata da 4 anni di Pisapia? Questo richiede studio, non bastano gli slogan di qualche amico del centrodestra. Occorre individuare le priorità, dire che idee abbiamo per le periferie, per il centro, di fronte all’impoverimento della gente. Che cosa vogliamo dopo Expo. Anzi, mi faccia dire una cosa…

Prego.
L’Expo pare che l’abbia fatto Renzi, e invece l’abbiamo fatto noi, io, la Moratti, Berlusconi. I grattacieli che oggi tutti ammirano li hanno fatti Albertini e Formigoni contro l’opposizione della sinistra. Queste cose dobbiamo dirle, in campagna elettorale.

Primarie? Sì o no?
Trovata una proposta comune, se non dovesse emergere il candidato migliore per ottenere il consenso si può anche usare il metodo delle primarie. Le primarie sono una possibilità, non un dovere.

Intanto il segretario della Lega Lombarda Grimoldi dice che con voi non si siede neppure al tavolo.
Vuol dire che vuole perdere. Noi non abbiamo problemi. Stiamo lavorando per elaborare idee e programmi. Se lui non vuole lavorare con noi, noi faremo un’alleanza con i cittadini. Mettiamocelo in testa: Ncd a Milano conta ed è determinante.

Maroni di Passera ha detto che non lo vota neanche la moglie.
Io sono più rispettoso di Maroni, ritengo che possa dare il suo contributo. Nella misura in cui ha qualcosa da dire, occorre ascoltarlo. Guai a procedere per veti. Passera vuol portare un contributo per un governo moderato. Se Passera vuol far questo noi siamo pronti ad ascoltarlo.

A proposito di Ncd e Milano. Avete perso Mardegan, il segretario cittadino.
Lo si sapeva da sempre. Era una nomina fatta dall’alto. Evidentemente sbagliata.

@FabioAMassa

Tags:
sanitàriforma sanitàroberto formigoniroberto maroni







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