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Milano
Governo, Sala: "Tanti ministri capaci. Bisogna fare di più per le donne"
Beppe Sala

Governo, Sala: "Tanti ministri capaci. Bisogna fare di più per le donne"

''È un governo che va supportato a ogni costo. Meglio lasciarlo lavorare, prima di sparare giudizi. Ci sono competenze-chiave tra i tecnici portati a bordo. In alcuni ruoli decisivi ci sono persone molto capaci. Cartabia, Giovannini, Franco, Colao. E sono contento per Maria Cristina Messa, ex rettrice di un'università milanese'', ha detto il sindaco di Milano Giuseppe Sala al Corriere della Sera sulla composizione dell'esecutivo guidato da Mario Draghi. Per quanto riguarda i nomi dei politici che ne faranno parte, afferma che ''il governo è il risultato della ricerca necessaria di equilibrio tra i vari partiti. Mi permetto di fare un'unica critica: troppa differenza tra uomini e donne. E ritengo che sia più colpa dei partiti che di Draghi. Quanto al premier, non c'era nessuno più preparato di Draghi. Non possiamo che nutrire speranza''.

Le donne del Pd sono arrabbiate, ''e hanno ragione - prosegue Sala - Arrabbiarsi è giusto. È una delusione. Questo è il turno della stigmatizzazione del Pd; ma prima è toccato ad altri. È proprio la cultura dei partiti che è così. In Europa ci sono Paesi guidati da donne forti; ma dal punto di vista culturale l'unica eccezione sono i Verdi europei, che per statuto e per volontà si sono dati un equilibrio di genere. Però non tutto il Pd è così. A Milano su 21 consiglieri comunali del Pd, undici sono donne. La giunta è in equilibrio, il vicesindaco è una donna. Il prezzo della pandemia l'hanno pagato soprattutto le donne e di questo passo ci vorrebbero vent'anni per raggiungere l'equilibrio della rappresentanza politica, e settant'anni per la parità di retribuzione. Si deve accelerare altrimenti la partita è persa''. 

Sulla composizione delle liste in consiglio comunale, la legge prevede la parità in lista, ''ma il punto è come si scelgono - precisa Sala - Il rischio è che le donne diventino riempilista. La mia avrà due capilista, e la numero 1 sarà una donna, Martina Riva, che a 27 anni ha già una grande esperienza politica. Mi rivolgo a tutte le liste che mi appoggiano: andrò a guardare la qualità dell'offerta, verificherò che ci siano donne in grado di prendere voti e assumere responsabilità. Dobbiamo dare il buon esempio: mi propongo nel prossimo mandato di lavorare ancora di più sulla parità. Bisogna fare di più, in termini di management, e anche di acquisti, contratti, gare. È giusto dare appalti alle aziende al femminile. Già oggi il 40 per cento dei dirigenti del Comune di Milano sono donne. Dobbiamo lavorare perché Milano diventi città della parità''.

Sempre sul Governo, Sala afferma che ''la responsabilità vera ce l'hanno di nuovo i partiti ei leader politici. Vedere Salvini che cinque minuti dopo la nascita del governo comincia ad attaccare Speranza e la Lamorgese mi preoccupa. Se Salvini ha deciso di entrare in maggioranza, deve cambiare davvero. Altrimenti è un guaio. Salvini sarà un osservato speciale. La scelta europeista di Draghi è molto chiara, e lo è anche sulla gestione dei flussi migratori: nel momento in cui conferma la Lamorgese, è perché ritiene che abbia fatto un buon lavoro. Attaccarla è un atteggiamento che Salvini non dovrebbe permettersi, e non solo perché non si attaccano i propri successori. I ministri leghisti non dovrebbero consentirglielo''. Al nuovo governo, conclude, chiedo ''una gestione rapida ed efficiente del Recovery plan. I posti di lavoro che oggi perdiamo non si recuperano in breve tempo. A me, o a chi sarà eletto sindaco, spetterà il compito di creare altro lavoro. Non penso che la gente non vorrà più vivere nella città, non penso che Milano pagherà una crisi permanente. È chiaro però che ci saranno un paio d'anni di grandi difficoltà. E tutti i sindaci sono nella stessa condizione. In un anno è possibile uscire dalla pandemia e impostare bene il Recovery plan. Dopodiché è evidente che tutti vorremmo stabilità. Ma siamo il Paese che nel dopoguerra ha avuto 70 governi in 75 anni''. 

Riguardo l'impatto dell'epidemia su Milano, la città, dice il sindaco, ''è messa come le altre grandi città del mondo. Nel 2019 un milione e 400 mila abitanti, più circa un milione e 600 mila persone, tra pendolari e turisti, che arrivavano ogni giorno. I servizi - bar, ristoranti, taxi ... - erano organizzati per tre milioni di persone. Almeno un milione è sparito. Il turismo è scomparso e non basterà la campagna di vaccinazioni per tornare subito, ci vorrà tempo per ricostruirlo. E' l'impatto dello smart working non finirà con la pandemia, ora che abbiamo scoperto che si può lavorare anche in altro modo''.

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