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Hoepli Milano, le saracinesche si abbassano il 30 aprile. Un fondo Usa pronto a comprare l’intera palazzina

Entro giugno il palazzo dovrà essere svuotato. Sullo sfondo le trattative immobiliari, i dissidi famigliari e il tentativo dei lavoratori di salvare la storica libreria

Hoepli Milano, le saracinesche si abbassano il 30 aprile. Un fondo Usa pronto a comprare l’intera palazzina
Hoepli

La data è fissata e non lascia spazio a interpretazioni: 30 aprile. È il giorno in cui la libreria Hoepli abbasserà le saracinesche. L’affitto non verrà rinnovato e la comunicazione, arrivata ai dirigenti dalla liquidatrice Laura Limido, segna una linea netta. C’è poi una seconda scadenza, ancora più definitiva: fine giugno. Entro quel termine l’intero edificio dovrà essere liberato.

Un fondo statunitense interessato ad acquistare l’intero edificio

Come ricostruisce il Corriere, dietro la chiusura si muove una trattativa immobiliare delicata. Sul tavolo c’è l’interesse di un fondo statunitense pronto a rilevare l’intero stabile, oggi nelle mani della fiduciaria collegata ai fratelli Barbara, Matteo e Giovanni Hoepli. Le cifre in gioco sarebbero nell’ordine delle decine di milioni di euro, anche se al momento non risulta registrato alcun preliminare.

Nel frattempo, sul fronte della liquidazione, la linea ufficiale resta chiara: offerte per la casa editrice ci sarebbero, ma non per la libreria. “Nessuna proposta”, è la versione che filtra. Una lettura che però non convince tutti. In ambienti finanziari si parla di interlocutori che avrebbero chiesto accesso a conti e bilanci per valutare un possibile intervento. L’idea sarebbe quella di tenere insieme marchio, negozio e società. Una corsa contro il tempo.

Il tentativo dei lavoratori di rilevare la libreria

Tra le ipotesi in campo c’è anche quella del workers buyout. Legacoop ha rilanciato la possibilità che siano i lavoratori stessi a rilevare la libreria, facendo leva su fondi pubblici e strumenti previsti dalla legge Marcora. Il presidente Attilio Dadda ha indicato questa strada come una possibile via d’uscita per salvare attività e occupazione. Ma il percorso appare complesso. Non hanno dato risultati concreti nemmeno i tentativi di trovare spazi alternativi, tra immobili comunali e disponibilità della Curia, magari a canone calmierato.

Le divisioni familiari e la liquidazione

Come noto, a pesare sul destino della Hoepli c’è anche una lunga frattura interna. Da una parte i rami della famiglia legati a Ulrico Carlo Hoepli, dall’altra il cugino Giovanni Nava, che detiene circa il 33% delle quote. Nava si è opposto alla liquidazione e attende una decisione della Cassazione su una causa che potrebbe ridefinire gli equilibri societari. Nel frattempo, il conflitto si è intrecciato con le scelte industriali: riduzione degli approvvigionamenti, meno titoli sugli scaffali, tensioni sulla gestione. Fino alla decisione dell’assemblea dei soci di maggioranza di avviare la liquidazione volontaria.

La mobilitazione: firme e presidio dei lavoratori

Fuori dalla libreria la notizia della chiusura ha già fatto il giro della città. Dieci giorni fa centinaia di persone hanno partecipato a un flash mob davanti alle vetrine, tra ricordi e appelli. Le firme online per salvarla hanno superato quota 60mila. Messaggi e biglietti continuano ad accumularsi sulle vetrine. Dentro, intanto, il lavoro prosegue. I 49 librai e gli altri dipendenti non si fermano. Continuano a consigliare libri, a sistemare scaffali, a tenere aperta una storia lunga 156 anni. Con il calendario che scorre verso la chiusura.

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