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Il caso Amara e la guerra a Milano. La partita del post-Greco. Inside

Il caso Amara e la guerra a Milano. La partita del post-Greco. Inside

Che cosa succede in Procura a Milano? Tante cose. Roba grossa. Roba scottante. Ma niente di nuovo: le solite guerre prima del rinnovo del vertice, giacché Francesco Greco a fine anno andrà in pensione e dunque lascerà libero il posto che gli venne consegnato da Edmondo Bruti Liberati, suo predecessore e protagonista di una querelle incredibile con Alfredo Robledo, che portò il suo caso fino al Csm. Insieme al rinnovo del vertice di Assolombarda (eletto Alessandro Spada senza grosso clamore né discussione pubblica), e al rinnovo del sindaco di Milano, è il terzo potere (forse il più importante) che viene rinnovato sotto la Madonnina.

Perché a Milano ci sono i processi più importanti, e si incrociano le indagini che finiscono sulle prime pagine dei giornali. Come quella su Attilio Fontana e i camici, che vede - guarda caso - uno dei pretendenti alla corona come capo del pool (ovvero Maurizio Romanelli). O quella sul caso Eni, che tutti sapevano si sarebbe conclusa in un flop: alla fine i più danneggiati sono stati gli esponenti del Movimento 5 Stelle (e il Fatto Quotidiano) che si erano esposti molto. Ma gli esperti, gli agrimensori dei corridoi del palazzo di giustizia, sapevano bene che i vertici rischiavano poco.

Era - l'assoluzione - un esito talmente scontato che un paio di settimane dopo il giorno della sentenza, il 17 marzo, secondo i maligni (che a Palazzo abbondano), la procura avesse deciso di giocare la carta della rogatoria internazionale contro Attilio Fontana. Lettura politica probabilmente sghemba, ma che fa capire come la politica appunto e la magistratura sono difficilmente scisse. Soprattutto in una fase delicata come il rinnovo dei vertici.

E dunque, il caso che infiamma oggi la Procura, ovvero il "leaking" dei documenti dal pm Paolo Storari, verbali di interrogatori ancora segreti, all'allora consigliere del csm Piercamillo Davigo, la cui segretaria è nel mirino averli poi passati ai giornali e a vari livelli istituzionali. Un brutto colpo per la fine carriera di Francesco Greco, ovviamente. Ma anche l'inizio delle ostilità sulla Procura. Destra contro sinistra, con manovre che molto spesso sconfinano. Uno che si è tirato fuori dai giochi - pare - è Nicola Gratteri. Si è tirato fuori dai giochi nel senso che dopo la prefazione del libro Strage di Stato, firmato dal magistrato Angelo Giorgianni e dal medico Pasquale Bacco, noti per le loro posizioni negazioniste e complottiste, è difficile che possa arrivare a Milano. Dove da sempre ci vuole molto equilibrio.


E proprio a proposito di equilibrio, si parla di Maurizio Romanelli. Il capo del pool che indaga su Fontana nella sua carriera si era distinto per autorevolezza e capacità di mediazione. Ma in molti pensano che tutto il caso camici difficilmente si concluderà con risultati eclatanti che potrebbero spingerlo verso il vertice. Di più: contro di lui è partita una offensiva dal lato destro della magistratura, e precisamente da Franco Lo Voi, procuratore di Palermo. In effetti, si tratta di eterogenesi dei fini: Lo Voi aveva messo nel mirino Prestipino con un ricorso al Tar contro la sua nomina a procuratore di Roma. Il tribunale amministrativo aveva infatti scritto che "l’apprezzamento in concreto del merito e delle attitudini organizzative e dirigenziali deve essere fatta, per gli uffici di grandi dimensioni, alla stregua dei risultati organizzativi e gestionali già conseguiti e non sulla base della conoscenza della realtà criminale specifica che caratterizza lo sfondo geografico di riferimento". Insomma, tradotto: se non sei stato procuratore capo non puoi andare a fare il procuratore capo di un grande capoluogo. E, visto che Romanelli ovviamente non lo è, questo lo taglierebbe fuori. Non è peraltro nascosto il fatto che Lo Voi è esponente della corrente di destra della magistratura, e dunque tradizionalmente opposta a quella che ormai da anni comanda a Milano.
 

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