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"Il Coronavirus uccide il Modello Milano". "No, sono solo critiche ingiuste"
Coronavirus a Milano

"Il Coronavirus uccide il Modello Milano". "No, sono solo critiche ingiuste"

Scrive ad affaritaliani.it Milano Edoardo Filippo Scarpelli, sollevando una questione attualissima: con il Coronavirus Milano ha dimostrato di non essere la città perfetta che pensava di essere? Di seguito la lettera di Scarpelli e la replica del giornalista Manuel Follis, di parere opposto, che apre un dibattito sul tema.

"Caro Direttore, ti scrivo da milanese e da imprenditore che ha creduto e investito fin dall'inizio su Milano e soprattutto sul suo nome, e anche sul suo tanto propagandato modello. Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni mi lascia senza parole. Vorrei davvero scoprire che è stato solo uno scherzo mentre mi pare sia davvero la realtà. Si sta fermando il motore produttivo del Paese e sopratutto si sta mettendo a serio repentaglio il lavoro di posizionamento che si è fatto fino ad ora per Milano. Quello che ne viene fuori è un ritratto davvero molto italiano, nella peggiore accezione del termine. Stiamo chiudendo le Chiese ma non i ristoranti. Sarei felice di sapere che la moltitudine di fedeli è superiore a quella degli avventori di bar e ristoranti e che l'Eucarestia sia il pasto più consumato a Milano. Ma non credo sia così. Stiamo chiudendo i bar ma solo dopo le 18, perchè prima il virus non esce di casa. Abbiamo bloccato i voli diretti dalla Cina ma non le migliaia di indiretti da ogni parte del mondo. Siamo passati dalle sfilate di politici nei ristoranti cinesi ai video da armageddon chiusi in un palazzo dietro ad un scrivania ad annunciare con aria seriosa che le regole vanno rispettate. Ricollegandomi alle sorprendenti parole di qualche giorno fa, attendo solo di sentire la fatidica frase "La Politica deve trovare una soluzione”. Penso amaramente che dato che ormai nessuno sa più chi e che cosa sia la politica, si rimanda la responsabilità ad un'entità inesistente. 

Si continua a dare fiducia ai nostri Ospedali ma non gli si attribuisce credibilità: pensiamo alle preziose parole della dottoressa Gismondo ossia colei che sta per tutti noi sta analizzando questo virus. Abbiamo sempre voluto dare l'immagine di una città razionale e concreta ma poi non sappiamo, o non vogliamo, fare una semplice divisione e scoprire che al momento i casi registrati in Lombardia rappresentano lo 0,0012% della popolazione. 

Abbiamo quindi scoperto che alla fine siamo una città come un'altra, siamo persone come altre che davanti ai pericoli , veri o presunti, reagiamo tutti alla stessa maniera. 

Con oggi credo davvero che tutto cambi per Milano. Quando il Coronavirus sarà passato avremo perso quello smalto, quella luce della quale risplendevamo, non saremo più il faro italiano. E semplicemente ci renderemo conto che si è sciolta quella allure di ipocrisia che ci faceva brillare ma perché immersi nel vuoto. Ora che invece i nostri competitors ci sono - le grandi capitali mondiali - ecco che Milano torna quella che forse è sempre stata: una umana città italiana.  

Mi auguro solo potremo trarre anche da tutto ciò il meglio, imparare questa dura lezione e metterci insieme, veramente insieme questa volta, per costruire il futuro. Per ora, da cittadino, non posso che pensare alla gratitudine che dobbiamo alle migliaia di operatori di vari settori che stanno affrontando questa situazione e che con il loro esempio, preparazione e dedizione saranno la ragione per la quale usciremo vittoriosi da questa situazione."

Di parere opposto il giornalista Manuel Follis che scrive ad affaritaliani.it Milano:

"Ti scrivo per replicare alle opinioni di Edoardo Filippo Scarpellini. Banalmente, non condivido la tesi dell'articolo. Più che altro, non capisco con chi se la prenda l'autore. E quali sarebbero le prove che il modello sta fallendo. Ripercorrendo le argomentazioni riportate da Scarpellini, ci sono alcuni dettagli che non mi tornano, ma anche un'impostazione generale di fondo che non capisco.Al di là del fatto che l'autore è convinto che la città avesse il potere di prendere decisioni nazionali ("Abbiamo bloccato i voli diretti dalla Cina ma non le migliaia di indiretti da ogni parte del mondo"), Scarpellini ironizza poi sul fatto che si chiudono le chiese ma non i ristoranti e sul fatto che i bar vengono chiusi, ma solo dopo le 18. Il senso, fin qui, della lettera, sembra chiaro: "bisognerebbe chiudere tutto". Tanto che l'autore sbeffeggia: "Stiamo chiudendo i bar ma solo dopo le 18, perché prima il virus non esce di casa". Ah ah.Poi sotto Scarpellini invece dice "Abbiamo sempre voluto dare l'immagine di una città razionale e concreta ma poi non sappiamo, o non vogliamo, fare una semplice divisione e scoprire che al momento i casi registrati in Lombardia rappresentano lo 0,0012% della popolazione". In questo caso come a dire che la città si è fatta prendere dal panico per niente. E qui non capisco: l'autore vuole chiudere tutto o non chiudere niente?Le idee mi paiono confuse, da qui l'articolo poco incisivo (anche se con un titolo che attira, lo ammetto, tanto è vero che son qui a replicare). "Abbiamo quindi scoperto che alla fine siamo una città come un'altra, siamo persone come altre che davanti ai pericoli , veri o presunti, reagiamo tutti alla stessa maniera". Cioè quale? Troppo severa o troppo tollerante?Il finale sono pensieri in libertà. Ma senza un senso legato alle argomentazioni. "Quando il Coronavirus sarà passato [...] semplicemente ci renderemo conto che si è sciolta quella allure di ipocrisia che ci faceva brillare ma perché immersi nel vuoto.

Ora che invece i nostri competitors ci sono - le grandi capitali mondiali - ecco che Milano torna quella che forse è sempre stata: una umana città italiana". Cioè? La chiusura, ossia "mi auguro solo potremo trarre anche da tutto ciò il meglio, imparare questa dura lezione e metterci insieme, veramente insieme questa volta, per costruire il futuro" è a metà tra supercazzola e retorica da bacio perugina. Con tanto di ringraziamento "alle migliaia di operatori di vari settori che stanno affrontando questa situazione e che con il loro esempio, preparazione e dedizione saranno la ragione per la quale usciremo vittoriosi da questa situazione". E viene da chiedersi: ma come vittoriosi, il modello non era fallito?Chiudo, dopo un po' di appunti bonari, con un pensiero di fondo, ossia la mia critica più generale che avevo anticipato all'inizio. Io credo che al momento non abbiamo informazioni per poter dire se il "modello Milano" abbia fallito oppure no. Spero di no, ma non ci sono molti dati per dirlo adesso, così come però non ce ne sono per dire il contrario. Non so come avrebbero agito in altre parti d'Italia (figuriamoci se lo so del mondo) in un caso analogo. E spero di non doverlo scoprire.Quindi perché trarre conclusioni dopo soli tre giorni? La mia sensazione è che molte persone non vedano l'ora di veder inciampare Milano per poter dire "ecco, visto? Nemmeno Milano è perfetta". Per provare quella sensazione piacevole che raccontavo io all'inizio. Quando si dice all'amico "te l'avevo detto". Perché Milano è molto invidiata al momento e si capisce bene perché. In fondo, bacchettare Milano regala visibilità. Se fosse così, bravo lui, perché io ci sono cascato. Ma ci son volte che non resisto.

Al momento, insisto, non ci sono elementi per dire che ci sia un fallimento di un modello. È tutto ancora troppo confuso, dati e informazioni. Peraltro la cosiddetta zona rossa, da cui tutto è partito si trova a 70 km dalla città, non sotto il controllo delle istituzioni lombarde (ma vabbè, in effetti se per Scarpellini potevamo prendere decisioni sui voli dalla Cina, figuriamoci cosa potevamo imporre a Codogno). A naso, e lo dico abitando qui e scrivendo della città, credo che Milano se ne freghi abbastanza di quello che dicono di lei. Sono abbastanza certo che le istituzioni faranno di tutto per risolvere al meglio la situazione. Non sono convinto (purtroppo) che non si faranno errori. Ma sono certo che, nel caso, la città imparerà dai suoi sbagli. È questo, per me, il modello Milano. Non l'assenza di errori. Quella è la visione che hanno gli altri. Quelli che in fondo, Milano la invidiano e la idolatrano. Attribuendole perfezione e poteri che non ha e non millanta, appunto."

 

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