“Si sono introdotti nella mia casa, hanno violato la mia vita privata, hanno abusato della fiducia di chi era pagato per proteggermi e hanno tentato di ricattarmi costruendo un dossier falso”. Queste le parole di Leonardo Maria Del Vecchio all’emersione del nuovo sviluppo dell’inchiesta che ruota attorno a presunti accessi abusivi e attività di dossieraggio. L’erede del fondatore di Luxottica ringrazia gli inquirenti – Procura di Milano, Direzione nazionale antimafia e ROS dei Carabinieri – e annuncia la volontà di costituirsi parte civile, confermando la piena collaborazione con la magistratura.
Perquisizioni e accuse: nel mirino l’ex 007 e la security personale di Del Vecchio jr
La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati l’ex carabiniere e agente dei servizi Vincenzo De Marzio e Mario Cella, già responsabile della sicurezza personale di Del Vecchio jr. Le ipotesi di reato sono pesanti: accesso abusivo a sistema informatico, estorsione e truffa aggravata. Coordinati dai pm Eugenio Fusco e Francesco De Tommasi, con il supporto del sostituto della Direzione nazionale antimafia Antonello Ardituro, i carabinieri hanno eseguito perquisizioni nell’ambito di un’indagine che si inserisce nel più ampio quadro investigativo sulle attività di dossieraggio.
Secondo gli inquirenti, nell’estate 2023 i due avrebbero ottenuto circa 30mila euro minacciando la diffusione di immagini della vita privata dell’imprenditore, sottratte illegalmente dal sistema di videosorveglianza della sua abitazione.
Il presunto sistema: dossier, immagini e “protezione reputazionale”
Al centro dell’inchiesta c’è un meccanismo che gli investigatori ritengono costruito ad arte. Cella avrebbe creato un “archivio reputazionale” su Del Vecchio, mentre De Marzio – titolare della Neis Agency e legato da un contratto da 12mila euro al mese per servizi di due diligence – avrebbe prospettato l’esistenza di materiale compromettente in mano a ignoti, mostrando alcuni frame ricevuti proprio da Cella. Da qui, secondo l’accusa, sarebbe nata la convinzione di un presunto complotto interno, con un “dossieraggio” attribuito ai vertici aziendali. Un raggiro che avrebbe portato Del Vecchio jr a commissionare ulteriori servizi di “protezione reputazionale” per oltre 180mila euro, oltre all’acquisto di un dossier per altri 50mila euro.
Il collegamento con Roma e la “Squadra Fiore”
Una parte dell’indagine si intreccia con il filone romano legato alla cosiddetta “Squadra Fiore”, da cui proverrebbe – almeno formalmente – il dossier acquistato. Tuttavia, secondo quanto emerge dagli atti, quel materiale sarebbe stato in realtà confezionato dagli stessi indagati, con il coinvolgimento dell’informatico Samuel Calamucci, già al centro di altre indagini per accessi abusivi. L’indagine nasce nell’ambito più ampio dell’inchiesta sulla società Equalize, ma presenta caratteristiche autonome. Il focus, in questo caso, è su un presunto tentativo di estorsione costruito attorno alla figura di Del Vecchio jr e su dinamiche che si sviluppano anche su un asse romano.

