Dl Sicurezza e caso politico, il “così non va” di Mattarella
Il “premio agli avvocati” per i rimpatri di migranti fa scoppiare un caso politico tra Quirinale e governo. Al Senato un emendamento al decreto sicurezza ha previsto un premio di 615 euro per gli avvocati che ottengono per i loro clienti migranti un rimpatrio volontario. Ma questa norma ha fatto infuriare in molti, non solo le opposizioni e l’Anm, ma anche il Colle non ha gradito.
Il problema è che questa misura se non sarà approvata così come è stata scritta entro pochi giorni, non sarà più valida e tutto l’iter parlamentare sarà da ricominciare da zero. Per questo ieri il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano è andato al Quirinale per trovare una soluzione. Ma Mattarella avrebbe ribadito all’esponente di FdI che quella norma “così non va”. Al momento però non è stata ancora trovata la soluzione e la legge sta per essere discussa in Parlamento.
In sostanza, o si sopprime quella misura, è il senso, (anche con un emendamento modificativo da presentare in commissione, a Montecitorio), oppure il decreto non potrà avere la firma del Capo dello Stato, e quindi non vedrà la luce. Per Valentina D’Orso, 5s, si consuma “l’ennesimo abuso di una maggioranza spregiudicata. Perché l’articolo 30-bis è semplicemente abominevole”. Mentre sbotta con un basta, “il governo ha superato limite decenza, impossibile chiuderlo in Commissione“, Riccardo Magi, segretario di +Europa, che rende merito a Mattarella “per avere fermato la norma incostituzionale che introduce un “premio” agli avvocati che rimpatriano i propri clienti stranieri”.

