Guerra in Iran e crisi carburanti, anche i traghetti in crisi
Il blocco prolubgato dello stretto di Hormuz, dopo i voli, colpisce anche i traghetti. Il prezzo del carburante è salito del 47% e questo è diventato un problema anche per le navi. Come per gli aeroporti, però, per adesso si tratta solo di un avvertimento e un rischio fissato sul medio termine. Ma gli armatori sono già stati costretti a correre ai ripari per far fronte agli extracosti.
La mossa studiata è quella di riempire le navi, aumentare quindi i posti sulle imbarcazioni per tamponare il problema. Emanuele Grimaldi, alla guida del gruppo omonimo, getta acqua sul fuoco e sottolinea – riporta Il sole 24 Ore – che “esiste una preoccupazione più che legittima da parte di tutti, utenti e armatori. E si può parlare di grandissima volatilità del prezzo del carburante; ma, per adesso, non siamo ai livelli record del petrolio che si sono toccati in anni passati.
“Il vero punto interrogativo – prosegue Grimaldi – è se questa sia una crisi temporanea o no. Ma, anche se non si risolvesse in fretta, sappiamo che c’è la produzione di shale oil e gas, che i Paesi hanno grandi riserve, e che potremmo ricominciare, come già sta avvenendo nel mondo, a utilizzare il petrolio e il gas russo“.
Le associazioni chiedono al Governo un contributo come credito d’imposta ma le risposte non arrivano. il problema però si allarga, dopo gli aerei ora anche i traghetti rischiano tagli ai viaggi. Gli occhi del mondo sono puntati sui negoziati di oggi in Pakistan, serve un accordo tra Usa e Iran per scongiurare una crisi energetica che rischia di essere senza precedenti negli ultimi decenni. Lo spettro dell’emergenza del 1974 aleggia, vacanze estive a rischio per milioni di persone.

