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Lo spirito olimpico trionfa anche in carcere: la terza edizione dei “Giochi della speranza” a Bollate

Detenuti, polizia penitenziaria, magistrati e rappresentanti della società civile si sono sfidati nell’iniziativa promossa da Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, rete dei magistrati Sport e Legalità e Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre, con la collaborazione del CSI Milano

Lo spirito olimpico trionfa anche in carcere: la terza edizione dei “Giochi della speranza” a Bollate

Fischio d’inizio, squadre in campo e voglia di mettersi in gioco: è questo lo spirito che ha animato la III edizione dei Giochi della Speranza alla Casa di Reclusione di Milano Bollate, la “piccola olimpiade in carcere” che ha trasformato per un giorno l’istituto penitenziario in uno spazio di competizione leale, incontro e condivisione autentica.

Dopo la precedente esperienza nella Casa Circondariale di Rebibbia a Roma, l’iniziativa ha fatto tappa per la prima volta a Milano, respirando idealmente l’atmosfera dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026. Un ponte simbolico tra la città attraversata dal “vento olimpico” e un luogo che, troppo spesso, resta ai margini dello sguardo pubblico. Circa 200 partecipanti hanno preso parte all’evento, trasformando per un giorno il carcere in uno spazio di incontro, partecipazione e autentica condivisione.

Promossa dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dalla rete dei magistrati Sport e Legalità e dal Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre, con la collaborazione del CSI Milano, la manifestazione ha visto scendere in campo quattro delegazioni – detenuti, polizia penitenziaria, magistrati e rappresentanti della società civile – chiamate a competere fianco a fianco in tornei di calcio a 7, pallavolo, atletica (velocità e staffetta), calcio balilla, tennis tavolo e scacchi.

« Questa edizione alla Casa di Reclusione di Milano Bollate – ha dichiarato Daniele Pasquini, presidente Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport – ha segnato un passaggio decisivo nel percorso di crescita dei Giochi della Speranza. Non è stata una semplice replica, ma un’evoluzione concreta del progetto. Per la prima volta abbiamo realizzato giochi misti, con squadre maschili e femminili che si sono confrontate sullo stesso campo, superando non solo barriere fisiche ma anche culturali, offrendo un segnale potente di inclusione e pari dignità. Il secondo elemento di grande rilievo è che i Giochi sono usciti da Roma, la città in cui sono nati, per approdare a Milano. Questo passaggio conferma la visione che avevamo maturato e strutturato nel tempo: costruire un format solido, replicabile, capace di essere esportato e adattato a ogni realtà penitenziaria del Paese. L’obiettivo è chiaro, portare i Giochi della Speranza in ogni carcere d’Italia, trasformando lo sport in uno strumento stabile di educazione, responsabilizzazione e rinascita. Oggi Bollate non è solo una tappa, ma la prova che questa visione è possibile».

«I Giochi della Speranza valgono una medaglia d’oro a Milano Cortina 2026. Potremmo dire che rappresentano l’11esimo oro italiano conquistato – ha aggiunto il presidente CSI Milano, Massimo Achini -. Portare la fiaccola e i valori olimpici dentro un carcere significa far vincere lo sport. Un’attività che portiamo avanti sempre, il CSI svolge più di 700 ore di “sport oltre le sbarre” nelle carceri di Milano e Monza. Ringraziamo la Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport e il DAP per aver scelto Bollate per questa terza edizione dei Giochi. Il sogno per il prossimo anno è quello di replicare questa giornata in contemporanea in tutti gli istituti penitenziari del nostro territorio. Lo sport italiano ha bisogno di sogni e di follie come questa».

La mattinata si è aperta con la cerimonia inaugurale e il saluto delle autorità, in un clima di attesa e partecipazione che ha coinvolto l’intera comunità penitenziaria. A seguire, tornei e prove sportive hanno animato gli spazi dell’istituto. Ogni disciplina ha rappresentato un’occasione per misurarsi nel rispetto delle regole, sperimentare collaborazione e riscoprire il valore del gioco come linguaggio universale.

A dare il via alla staffetta degli atleti è stata la senatrice e atleta delle Fiamme Azzurre Giusy Versace, che, portando come esempio la sua storia personale, ha sottolineato come lo sport sia uno strumento prezioso «di rinascita, di ripartenza e di riscatto. Attraverso i suoi valori autentici e le basi solide che lo caratterizzano, diventa infatti una forza capace di restituire fiducia e motivazione».

«Lo sport è un’occasione di riscatto, perché sa restituire fiducia a chi l’ha perduta e dignità a chi si è sentito escluso – ha affermato l’Arcivescovo di Milano S.E. Monsignor Mario Delpini, che ha preso parte alle premiazioni –. Nel gioco si impara che una persona non è definita dai propri errori o dalle difficoltà incontrate, ma dalla volontà di rialzarsi e di riprendere il cammino. Lo sport non cancella le ferite, ma insegna a trasformarle in forza, a riconoscere il valore di ciascuno e la possibilità di contribuire al bene comune. Questo sguardo richiama anche la realtà delle carceri, dove il sovraffollamento e le condizioni di vita rischiano di indebolire la dignità delle persone detenute. Nessuna pena dovrebbe mai spegnere la speranza né precludere percorsi di riscatto, perché ogni uomo e ogni donna conservano la possibilità di un futuro di libertà interiore e di reinserimento nella comunità».

Per Giorgio Leggieri, direttore della Casa di Reclusione Milano Bollate, «i Giochi della Speranza sono stati un’occasione straordinaria per favorire l’incontro e il confronto tra detenuti, polizia penitenziaria, magistrati e cittadini. L’evento ha dimostrato ancora una volta come lo sport possa essere uno strumento sociale, per favorire il rispetto reciproco e per costruire un legame di solidarietà che va oltre le mura del carcere. Siamo orgogliosi di aver ospitato questa iniziativa che ha portato un messaggio di speranza e di cambiamento».

«Lo sport negli istituti penitenziari non è un’attività accessoria, ma una componente essenziale dei percorsi di cura, responsabilizzazione e reinserimento sociale – ha commentato il Sottosegretario allo Sport e Giovani di Regione Lombardia, Federica Picchi -. La terza edizione dei Giochi della Speranza, approdata oggi per la prima volta in Lombardia, alla Casa di Reclusione di Milano Bollate, conferma con forza questa visione. In un contesto complesso come quello penitenziario, l’attività sportiva tiene accesa la vita e insegna la vita: permette di superare barriere e pregiudizi, favorisce la gestione delle emozioni e apre alla possibilità di relazioni sane. È un passaggio fondamentale: dalla percezione dell’altro come minaccia, che alimenta il conflitto, alla scoperta dell’altro come risorsa, con cui condividere obiettivi comuni. L’arrivo dei Giochi della Speranza a Milano Bollate si inserisce in un cammino più ampio, che riconosce allo sport un ruolo educativo e sociale imprescindibile».

«I Giochi della Speranza – ha ribadito il giudice e coordinatore della Rete Magistrati Sport e Legalità, Fabrizio Basei – sono un evento che trascende la dimensione sportiva per dare concreta attuazione alla funzione rieducativa della pena. Oggi al Carcere di Bollate è stata una giornata speciale, dove i detenuti sono stati protagonisti in prima persona e, senza distinzione di ruoli, ogni atleta, con impegno e sacrificio, ha gareggiato con passione nel rispetto delle regole. Lo sport unisce, lo sport rende liberi».

«Per noi è stato molto più di un torneo : è stato un momento per sentirci parte del mondo fuori, quello che un giorno tornerà a essere la nostra quotidianità – ha raccontato invece Massimo, uno dei detenuti che ha preso parte alla competizione di tennis da tavolo -. Si tratta di un’iniziativa fondamentale, non solo per noi ma anche per la comunità esterna».

Le premiazioni finali hanno suggellato una giornata indimenticabile per tutti i protagonisti, delineando un percorso che guarda al carcere non come luogo separato e dimenticato, ma come parte integrante della comunità. È così che i Giochi della Speranza hanno confermato la loro vocazione educativa e sociale: non un semplice momento ricreativo, ma un’esperienza capace di generare attesa, preparazione, impegno e consapevolezza. Un’iniziativa coerente con la funzione rieducativa della pena e con l’esigenza di promuovere modelli replicabili di attività sportiva negli istituti penitenziari. Per un giorno, dentro le mura di Bollate, il confine tra “dentro” e “fuori” si è fatto più sottile, lasciando spazio a un’esperienza concreta di inclusione e futuro.